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Il futuro del surf è ecosostenibile

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Negli ultimi anni in Italia la passione per il surf ha contagiato migliaia di sportivi che ogni anno viaggiano in giro per il mondo alla ricerca dello spot giusto dove trovare l'onda perfetta.

I surfisti, come gli amanti dell'arrampicata e di altre discipline dove ci si ritrova immersi nella natura, sviluppano un forte sincretismo con l'ambiente ed è forse proprio per questo che molti di loro risultano estremamente sensibili ai temi connessi con la tutela del pianeta. Soprattutto negli ultimi anni le problematiche connesse al riscaldamento globale, all'eccessivo uso della plastica e alla distruzione quasi sistematica di foreste ed ecosistemi hanno animato un acceso dibattito tra attivisti e istituzioni che ha visto anche diversi surfisti più o meno famosi in prima linea.

Italian surfer

Pic by Francesco Canu / CC BY-SA 3.0javascript:;

Basti pensare alla mobilitazione internazionale per l'ultima giornata mondiale della Terra dello scorso 22 aprile. Proprio in questa occasione in Italia si è assistito all'arrivo dell'ormai famosa paladina dell'ambiente di origini svedesi Greta Thurnberg, accompagnata in tutto lo stivale da un'ampia serie di iniziative e manifestazioni per la difesa dell'ambiente nelle quali si è cercato di rimarcare la ricerca di uno sviluppo sostenibile condiviso a livello globale.

A tal proposito alcuni surfisti stanno già facendo qualcosa di concreto.

Ad esempio in Sardegna la rivoluzione "eco friendly" del surf ha spinto alcuni giovani imprenditori di Alghero a commercializzare in tutta Europa delle tavole con l'anima di sughero. La nuova proposta di Alterego, azienda sarda nata nel 2017, consentirà infatti di ridurre notevolmente lo spreco dei materiali inquinanti come il poliuretano e i derivati del petrolio abbattendo anche in maniera rilevante le emissione di CO2 visto che i prodotti utilizzati seguono una filiera locale sviluppata sul territorio (polistirene espanso riciclato proveniente da Ottana e sughero della Gallura).

Anche in Puglia la Maia Surfboards di Alessandro Grande sta facendo scuola grazie ad una produzione di Ecoboard fabbricate con varie combinazioni di materiali a ridottissimo impatto ambientale come ESP riciclato, canapa, lino, basalto e bioresine. Dal 2012 negli Stati Uniti esiste anche un marchio Ecoboards che riunisce e certifica i produttori di tavole da surf con materiali riciclati ed eco-friendly (le tavole prodotte da questo consorzio riportano il marchio Verified Ecoboards). In California il surfista Taylor Lane per sensibilizzare i “waves lovers” che buttano le cicche sulla sabbia – un vero cancro considerando che i mozziconi ci mettono anche fino a 20 anni per decomporsi – ha deciso di surfare su una tavola di cicche raccolte sulla spiaggia da lui stesso costruita. Sempre negli Stati Uniti e più precisamente a San Diego un gruppo di ricercatori universitari della University of California in collaborazione con l’azienda Arctic Foam ha messo a punto una tavola da surf eco-sostenibile costituita da schiuma derivata dall'olio di alghe.

Prototipi di tavole in citronella sono stati sviluppati in Australia dall'agricoltrice di Rocky Point appassionata di surf Meg McDougall. Sulla stessa linea la crociata contro la plastica della surfista britannica Elizabeth Carr che invece ha lanciato l'associazione Plastic Patrol che propone varie iniziative per ripulire mari e corsi d'acqua e mappare il disastro ambientale che si sta abbattendo sul nostro pianeta. Nel proprio piccolo tutti i surfisti possono dare il loro contributo per la salvaguardia del pianeta comprando tavole da surf con materiali riciclati, evitando d'inquinare gli spot che frequentano, ripulendo la spiaggia da materiali inquinanti e sensibilizzando quanti se ne infischiano di queste problematiche.

Mavericks

Pic by Shalom Jacobovits / CC BY-SA 2.0.

Riflettendoci bene, questa rivoluzione eco-friendly tra i surfisti non è altro che un ritorno all'antico, considerando che originariamente il surf, praticato dai nativi polinesiani che vivevano in simbiosi con il loro ecosistema e per questo erano molto rispettosi della natura, si praticava su tavole di legno a ridottissimo impatto ambientale. Fu solo quando il surf venne esportato negli States e si diffuse sulle note dei Beach Boys come disciplina di moda tra gli hippy e i fricchettoni degli anni '60 che varie aziende iniziarono a produrre industrialmente tavole da surf contribuendo all'inquinamento del globo.

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