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Giorni infuocati. Il Gobbo di Algeri

Inserito in News

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Il quadro meteorologico di questo mese di giugno è stato caratterizzato da giornate caldissime ed afose. Il responsabile di questo pattern meteo è … il Gobbo di Algeri. Vi riproponiamo quindi un articolo che abbiamo già dedicato in passato al fenomeno.

  • Premessa

Forse il gobbo più famoso è quello di Notre Dame. Non per i meteorologi italiani, comunque. Vi presentiamo un gobbo molto particolare: quello di ... Algeri. A differenza del suo “collega” francese il “Gobbo di Algeri” non è uscito dalla sapiente e fantasiosa penna di Victor Hugo nè tantomeno si riferisce ad un gobbo particolare che si aggira per la casbah della città algerina.  Ma prima di entrare nel dettaglio di chi o, per meglio dire, di cosa stiamo parlando, facciamo un passo indietro ed illustriamo alcuni concetti per coloro che sono a digiuno di meteorologia, non senza ricordare che essi sono spiegati in dettaglio nei nostri articoli presenti nella omonima sezione del sito.
Sappiamo che le condizioni meteorologiche sono fortemente influenzate dalla pressione atmosferica al suolo. Semplificando, possiamo dire che in corrispondenza di sistemi di alta pressione al suolo il tempo volge al bello, mentre in presenza di sistemi di bassa pressione accade il contrario. Possiamo immaginare le zone di alta pressione come delle convessità delle masse d’aria o, se volete, delle autentiche bolle o promontori o cunei. Non a caso sono proprio questi ultimi termini a fungere da sinonimi dei sistemi di alta pressione. Di converso, i sistemi di bassa pressione sono delle vere e proprie concavità, definite per questo motivo saccature. Ma torniamo alle prime, cioè alle aree di alta pressione. Proprio per il fatto che esse sono in genere (vi sono alcuni se, comunque) sinonimo di bel tempo, essi sono anche note con il termine di “anticiclone”. Nei sistemi di alta pressione (misurata in Ettopascal hPa) la pressione atmosferica è dunque caratterizzata da valori pressori elevati e ciò comporta una maggiore compressione dell’atmosfera. Come sappiamo, comprimere un gas porta in modo del tutto consequenziale ad un aumento della sua temperatura che risulterà particolarmente elevata in cui, nella fattispecie, il gas stesso sia rappresentato da una massa d’aria di matrice subtropicale, ad esempio Nord africana, che è quella che ha creato tanto disagio in questi giorni nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo (e non solo …). Il responsabile di questo episodio caldo è dunque l’Anticiclone Africano che, proprio per la sua origine, è inoltre caratterizzato da una maggiore umidità della massa d’aria ad esso associata. Il tasso di umidità fa lievitare, come sappiamo, la temperatura percepita e genera caldo afoso. Una nota curiosa è che in questi giorni i media si affannano a qualificare questa ultima ondata di caldo estiva con l’aggettivo di “torrida”, prendendo in realtà una cantonata colossale: il caldo che caratterizza queste giornate è in realtà afoso.  Dovrebbe essere noto, infatti, che il caldo torrido è caratterizzato da un basso tasso di umidità e quindi risulta assai più sopportabile a parità di temperatura registrata. Esaurita questa piccola digressione, a questo punto dovrebbe essere chiaro il motivo che ha portato i meteorologi ad attribuire il nickname di “Gobbo di Algeri” a questa figura barica. In effetti si tratta della gobba, della protuberanza di un sistema di alta pressione subtropicale che in genere staziona sul Nord Africa e che a volte sconfina occupando il Bacino Centrale del Mediterraneo. Detto della etimologia del “Gobbo di Algeri”, accenniamo brevemente alle cause che possono favorirne lo spostamento alle nostre latitudini che ovviamente non gli sono, per nostra fortuna, consuete.

  • Un accenno alle cause

Partiamo quindi proprio dall’affermazione con cui abbiamo concluso il paragrafo precedente: la presenza dell’Anticiclone Africano sull’Italia è una situazione anomala e tale anomalia va analizzata facendo astrazione dal fenomeno particolare e concentrandosi sulla climatologia su scala planetaria. Come abbiamo visto nei nostri precedenti articoli dedicati alle carte meteo, ai fenomeni di El Nino e de La Nina ed alle c.d. teleconnessioni, il globo e l’atmosfera che lo circonda possono essere visti come una enorme scacchiera in cui lo spostamento di un pezzo va ad influire sulla disposizione degli altri. Volendo sofisticare ed allargare il discorso, anche lo stesso cosmo ha una influenza decisiva ed ormai provata sulla climatologia planetaria, basti pensare ai cicli ed alle eruzioni solari. La prima conclusione non può che essere quindi generica riguardo alle cause che possono favorire i presupposti del fenomeno in esame.  Esse vanno pertanto valutate su scala globale non locale. Esiste un dato di fatto, comunque. Spesso l’Anticiclone Africano sale di latitudine successivamente alla discesa di una saccatura di bassa pressione ad Ovest delle Isole Britanniche o sulla Penisola Iberica. Nessun dubbio riguardo al meccanismo creato da questo scenario: la discesa di un nucleo di aria fresca e temperata per di più organizzata in un vasto sistema depressionario, genera quasi sempre una risposta anticiclonica subtropicale. In questo caso essa non può che investire il Bacino Centrale del Mediterraneo e quindi il nostro Paese. Le carte che riportiamo di seguito unitamente ad una immagine satellitare evidenziano chiaramente questo pattern meteorologico. Proprio l’immagine satellitare evidenzia una vasta area di bassa pressione localizzata a nord della Penisola Iberica. Quella bassa pressione che è ovviamente visibile nella prima carta, quella delle pressione atmosferica al suolo. Da essa risulta anche evidente l’autentica lingua di fuoco, sotto forma di pressione atmosferica elevata al suolo, che si propaga dal Nord Africa fino ad eleggere a propria stabile dimora il Bacino Centrale del Mediterraneo. E’ infine possibile osservare la posizione estremamente defilata dell’Anticiclone delle Azzorre che di fatto consente l’ingresso della Saccatura di bassa pressione nella posizione in cui poi viene attivato il “rimbalzo” (se ci consentite il termine “borsistico”) subtropicale sul Mediterraneo. Una situazione di questo tipo è in genere caratterizzata da una discreta stazionarietà che può arrivare ad abbracciare un arco temporale di una decina di giorni. C’è un grosso ma, comunque. Il worst case scenario si verifica infatti quando la saccatura atlantica viene ricacciata verso più alte latitudini dall’Anticiclone delle Azzorre, che finisce quindi per saldarsi con quello Africano, innescando così una situazione di blocco del flusso atlantico con annessa persistenza prolungata sul Mediterraneo dell’Anticiclone Africano. Questa situazione, verificatasi nel 2003 ebbe una durata di quasi tre mesi e causò, come ricorderete, numerose vittime fra i più anziani sia in Italia che in Francia, Spagna e Portogallo. Le altre carte che riportiamo si riferiscono a quelle rispettivamente della pressione al suolo e dei venti. Esse si commentano da sole.

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Temperature Italia
  • Effetti e conseguenze per i praticanti di Stand Up Paddling

Temperature elevate, sia a livello di massime che di minime, alti tassi di umidità e ventilazione scarsa sono gli effetti tipici provocati dall’Anticiclone Africano. L’ultimo, ovviamente, è di particolare interesse per il paddler, particolarmente per il paddle surfer.  Infatti, in un mare chiuso come il Mediterraneo, l’assenza quasi totale di venti comporta ovviamente quella delle onde. Fa in genere eccezione il Sud della Sardegna, esposto a correnti sciroccali da deboli a moderate e mareggiate da SE di piccole, medie dimensioni e periodo molto basso anche per il Mediterraneo. Ovviamente, anche il paddler ricreativo che intende cimentarsi nel Cruising deve necessariamente prendere tutte le contromisure per proteggersi adeguatamente dal calore e dal sole in tali circostanze. Il solo fatto positivo è ovviamente riconducibile alla scarsa presenza di chop  e quindi di condizioni marine ottimali per la pratica del Cruising / Racing.
 

  • Conclusioni

I meno giovani ricordano lunghe estati caratterizzate da brezze e temperature piacevoli. Esse, come il compianto meteorologo Bernacca ci ricordava nel mitico programma “Che tempo fa”, erano dominate dall’Anticiclone delle Azzorre, che durante la Bella Stagione estendeva la sua influenza sul Bacino Centrale del Mediterraneo. Questo scenario, pur non assurgendo ancora al rango di lontano ricordo, si è via via fatto più raro. Nel frattempo, le vacanze spese nel "Mare Nostrum" dal “Gobbo di Algeri” si sono fatte sempre più frequenti, portandoci via il Ponentino e tutto il positivo flusso temperato atlantico. Al momento nessun meteorologo è in grado con certezza di indicare una causa che giustifichi questo cambiamento, tante e tali sono le variabili in gioco. Noi continueremo a ricordare con piacere le "Endless Summer" di matrice atlantica e ad odiare , intimamente, questo Quasimodo algerino ... con il suo carico di calura opprimente, umidità e soprattutto la quasi assenza di vento e di onde che esso comporta.

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