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28/10/2017

Inserito in Carl Vader Blog

Spot: Kanaha beach park
Vento:
Onda:
Tavola: Kazuma Mamo 7’8''
MAUI BLOG: DAY 7/8

Nella giornata odierna si conclude il big wave contest a Jaws che, con onde di altezza massima sui 45 piedi hawaiiani, vede incoronare Ian Walsh come vincitore. Nel pomeriggio io e Marco andiamo a Kanaha, abbiamo con noi due tavola Kazuma Momo. Le condizioni sono di onda grossa con tutti gli outer reef dello spot attivi. In acqua ci sono solo tre surfisti da onda posti sulla destra dello spot. Decidiamo di uscire per prendere le onde destre verso la kite beach. L’acqua è torbida e la corrente fortissima. Mano a mano che ci avviciniamo al break possiamo giudicare con precisione l’altezza delle onde, superiori ai 5 metri nei set più grandi. Inizialmente mi scaldo sul reef più interno poi decido di andare fuori per prendere qualche bella bomba. Purtroppo le onde più grandi esplodono quasi subito, offrendo poca parete, rimane la gioia immensa del take off, davvero radicale. Trascorsa mezz’ora di puro ed adrenalnico divertimento accade ciò che durante una grande swell hawaiiana non dovrebbe mai accadere: durante un brutto wipe out su una delle onde più alte della giornata mi si rompe il leash! Vengo frullato come una pallina da tennis posta in lavatrice ed avverto una fortissima pressione al piede destro dove ho posto il leash. All’improvviso la pressione sparisce......la tavola è andata! Mi ritrovo così nell’outer reef, in pieno Oceano a nuotare sotto set con una pagaia in mano. La seconda onda mi travolge quasi subito e mi “lavora” in un modo pazzesco. Cado verso il fondale come una pera. Risalire non è facile, fortunatamente prima di essere raggiunto da quella imponente massa di acqua avevo respirato profondamente tre volte. Osservando il video ho calcolato che sono rimasto sott’acqua 25 secondi. Sembrano pochi, ma vi assicuro che per riguadagnare la superficie nuotando nell’acqua bianca (che assicura pochissimo galleggiamento) avevo esaurito quasi per intero la scorta di ossiggeno.  Subito dopo vengo travolto dall’ultima onda del grande set. Fortunatamente avevo scelto per il take off una delle ultime onde, cosa che alle Hawaii nei bid days faccio sempre, ma se avessi dovuto reggere cinque wipe outs consecutivi a corpo libero..... Ora inizia una lunga nuotata per raggiungere la tavola che mio fratello ha bloccato. Ci metto una diecina di minuti. Siamo ancora fuori e senza leash devo attraversare due break per tornare nell’inside. Sfortunatamente vengo raggiunto da un’altro grande set e perdo nuovamente la tavola. La corrente è fortissima, sia laterale che esterna. Dopo questo set Marco si avvicina di nuovo, la tavola è andata! Ora si tratta di tornare verso la costa. Inizialmente cerca di remare in ginocchio e di trascinarmi ma la fortissima corrente ci trascina verso il largo verso la famelica bocca dell’outer reef! In acqua nessuno può aiutarci, siamo soli e, nonostante ci sbracciamo verso la lontanissima torretta dei lifeguards siamo spesso coperti dalle onde e non possiamo essere visti anche se mi viene più volte spontaneo imprecare contro di essi, solo per essere ricondotto alla calma da mio fratello che mi invita, con calma olimpica, a mantenere alta la concentrazione e a lasciare polemiche e nervosismo una volta riguadagnata la spiaggia. Intanto iniziamo a temere di essere trascinati a Pier One uno dei break più potenti dell’isola. Dopo gli infruttuosi tentativi fatti per riguadagnare l’interno del reef pagaiando in ginocchio sulla tavola a turno, mio fratello decide di cambiare strategia e quindi si libera della pagaia, obbligandomi a fare altrettanto. Uno di noi rimarrà sulla tavola remando prone con le braccia a mò di surfista, l’altro nuoterà dietro la tavola “shake the bait bruddah”....cerco di non pensare ai grossi Squali Tigre presenti nell’area dove si sono verificati alcuni  attacchi. E’ trascorsa quasi un’ora, onda dopo onda, frullata dopo frullata ci avviciniamo al break più interno ma anche al famigerato “the boneyard” l’ossario, un reef basso una ventina di cm., tagliente come lame affilate! Cerchiamo di sfruttare la corrente laterale e quindi di scartarlo sulla destra, riuscendo parzialmente nell’intento. Finalmente siamo nell’inside, giusto a destra di Ka’a Point. A questo punto udiamo il rumore di un jet ski. E’ il lifeguard che ci raggiunge e ci chiede se vogliamo essere portati a riva. Gli chiediamo di recuperare, se possibile la mia tavola e le due pagaie. Dopo dieci minuti ci raggiunge con la mia tavola ed una pagaia. L’altra non riuscirà a trovarla. Finalmente tocchiamo terra e quando osserviamo l’outer reef dove si abbattono autentiche bombe comprendiamo quanto questa impresa sia stata difficile! In tanti anni a Maui mi è capitato di gestire situazioni di assoluta emergenza, wipe out con due alberi di onda ed alberi del windsurf rotti, nuotate di ore per tornare a riva, ma devo dire che rip currents così forti non le avevo mai sperimentate. Ne siamo usciti per due motivi: allenamento aerobico e tantissimi anni di apnea profonda, oltre ovviamente al fatto che non abbiamo mai panicato ma siamo sempre rimasti lucidi alla ricerca della soluzione migliore. Purtroppo la pagaia Naish full carbon di Marco è andata perduta ma......le pagaie si ricomprano la pelle no.
Aloha and Godspeed

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12/10/2017

Inserito in Carl Vader Blog

Spot: Lido di Latina Topo beach
Vento: Ponente 12/20 Nodi
Onda: assente
Ala: Flysurfer Sonic 2 15
Tavola: Flysurfer Radical 5 127

Airstyle session a Topo beach. Rispetto allo spot che frequento abitualmente qui il choppone la fa da padrone e tende a scombinare in un certo qual modo gli automatismi che ho acquisito praticando questa disciplina sull’acqua pressochè piatta del viciniore spot Cancun. Oggi a questo problema si somma il vento super rafficato e per abituarmi a queste condizioni ci impiego una diecina di minuti. Board off basici e con varial, doppi front e back looping, più un’altra bella serie di tricks rendono piuttosto dinamica una session che però non riesce a piacermi molto poichè lo spot si riempie ben presto di praticanti. Non ho nulla in contrario, ci mancherebbe, però essere costretti a spostarsi molto sottovento e spesso al largo per saltare in tranquillità mi infastidisce, senza poi considerare che molti rider presenti oggi non capiscono bene quali siano le precedenze da rispettare. Insomma a dirla tutta mi pento di non essere uscito al Cancun!
Aloha and Godspeed