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15/03 - 20/03/2010

Inserito in Carl Vader Blog

Se dovessi riassumere l’andamento di questi ultimi giorni beh, dovrei dire che il kiteboarding l’ha fatta da padrone. I test di alcuni nuovi materiali hanno movimentato alcune recenti sessions ma prima di addentrarmi nei particolari vorrei raccontarvi di una giornata dedicata al windsurfing. Nulla di straordinario nel senso che il vento con direzione sud ovest è entrato tardi e molto rafficato. Tale direzione onshore crea non pochi problemi nel caso si voglia surfare front side le onde mentre agevola il carving back side. Quando il vento calerà rispetto agli amici kiters che affollavano quel tratto di mare riuscirò a rimanere in acqua decisamente di più semplicemente dislocando in uscita e planando scendendo il face per surfarlo. Pur non risultando una session epica la sua utilità sarà comunque elevata poiché mi consentirà di allenarmi di nuovo in windsurf….il che non guasta. Le immagini successive sono invece relative ad una splendida, solitaria, ventosa e fredda session svoltasi con il levante presso San Felice Circeo. Eh, sì questo luogo riecheggia i versi di Omero quando nell’Odissea ci parla della Maga Circe che viveva nell’isola di Eea identificata poi da alcuni storici proprio con Capo Circeo, lo splendido promontorio che si erge maestoso sul mare e che caratterizza la coast line della pianura pontina. Ma i fondali del Circeo ed in  particolare la Secca del Quadro hanno anche rappresentato il teatro della epopea della subacquea romana nei lontani anni 50 e 60. La presenza di enormi cernie mediterranee (epinephelus guaza) ed ahimè di due squali appartenenti alla famiglia dei Lamnidi (squalo bianco, carcharodon carcharias e smeriglio, lamna nasus) sono risultati elementi  di forte contrasto tanto che nel Settembre del 1962 Maurizio Sarra, uno dei più noti sub romani fu attaccato ed ucciso da un grosso squalo, con ogni probabilità un Carcharodon Carcharias mentre praticava la pesca subacquea sul “Quadro”. Sei anni prima, nel 1956 sulla secca del faro, ad appena duecento metri dalla costa, Goffredo Lombardo noto produttore cinematografico e appassionato sub, fu attaccato da un enorme squalo. Caso più unico che raro sopravvisse, giorni dopo pasturando e lasciando sul posto un grande amo con un pezzo di carne (mammella di mucca) davvero appetitoso, riuscì a catturare il grosso squalo: si trattava di uno squalo bianco di quattro metri e mezzo e sei quintali! Quando ero giovane ogni immersione in quei fondali assumeva un significato mistico e da grande appassionato di squali conoscendo i trascorsi di quei luoghi…..beh, ogni tanto mi giravo per guardare ciò che avveniva dietro di me! Ma il Circeo è anche uno dei migliori windsurfing spot italiani per quanto attiene al freestyle. D’estate infatti soffia un termico molto sostenuto, giusto sulla destra del porto in una località chiamata “Carrubo”. Quando sul resto della costa il vento è sei nodi da ovest al “Carrubo” si può planare con anche 18/20! Se invece la componente termica è da sud basta doppiare il capo e recarsi a Torre Paola. Nel periodo invernale il Circeo è la patria del levante che, come noto, soffia da est. Ebbene il tratto di costa che va da Torre Astura all’estremo nord del promontorio (Torre Paola) è coperta da questo vento (a meno che non sia fortissimo…). Basta fare pochi chilometri ed all’estremo opposto…..”it’s a real dream”! Il 7 Marzo giungo al club velico avendo già ben presente il rapporto meteo dell’isola di Ponza (levante a 25 nodi) e quindi impacchetto il necessario e mi lancio a palla di cannone verso il Circeo. Lungo la splendida strada che costeggia il parco non posso fare a meno di notare che la vegetazione è fortemente agitata dal vento….cavolo, oggi si fa sul serio! Decido di uscire presso la Foce del Sisto. Fa un freddo cane, la temperatura è sette gradi ma il “c” factor la rende ancora più bassa, indosso la muta stagna (NPX Lucifer) con al di sotto un sottomuta ed un Pyle. Il freddo scompare quasi all’improvviso! Il mare con questo vento side on mure a sinistra molto rafficato con punte sui 25 nodi ma normalmente sui 18, risulta piuttosto mosso ma disordinato. Lo shorebreak inoltre è piuttosto insidioso. In acqua mi diverto molto anche se francamente un’ala 12 metri sarà troppo grossa, ragion per cui evito pericolosi tecnicismi e mi concentro su altezza dei salti e carvate sulle onde. Lascio alle immagini commentare questa splendida giornata. Aloha and Godspeed

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14/03 - 15/03/2010

Inserito in Carl Vader Blog

Pubblicare su questo sito le prime impressioni d’uso di un prodotto kiteboarding può apparire quasi fuorviante. In realtà molti suppisti sono anche kiters e così parlare anche di uno sport alternativo, a livello tecnico, ha una sua precisa ragione di essere. E veniamo al preview. La mia gloriosa Flyboards Flydoor L del 2009 ha passato le consegne alla nuova Flyboards Flydoor XL del 2010. Le misure abbondanti 170 X 50 non lasciano adito a dubbi: si tratta di una tavola senza compromessi studiata e realizzata per consentire al rider di navigare risalendo efficacemente il vento in un vero scenario ULW (ultra light wind) naturalmente a patto di possedere la giusta ala, nel mio caso il foil Flysurfer Speed 3 19 DLX. Come al solito pubblicherò il test completo della tavola, incluso l’esame tecnico approfondito, dopo aver collezionato con essa un numero sufficiente di session in condizioni di vento e mare differenti. Per il momento desideravo riportarvi le impressioni della prima session effettuata in condizioni ULW con il vento che ha soffiato per una grande parte della session tra i 6 e gli 8 nodi (ma con buchi di 4/5 nodi!). Un mio amico prima di entrare in acqua mi dice “Carlo se vai oggi abbandono il kite”. E….beh, la mia session si è svolta senza problemi ma lui (fortunatamente) non ha abbandonato questo meraviglioso sport. E la tavola? Fan-ta-sti-ca! Ho posseduto moltissimi twin tip da vento leggero e questo “by far” è il migliore. Si accoppia perfettamente al tiro dello Speed 3 19 DLX, appena si potenzia l’ala la XL vuole risalire il vento senza indugi. Nei buchi di vento basta assumere una stance maggiormente eretta e la tavola assicura portanza e galleggiamento dinamico anche a bassissima velocità ed in misura decisamente superiore rispetto alla sorellina (la “L”) del 2009. Ed in manovra? Le dimensioni sembrano all’improvviso scomparire consentendo al rider di sciorinare tricks più o meno tecnici, naturalmente sempre rapportati all’orientamento del prodotto. Infine un accenno al fenomeno dello spray negli occhi che risulta assolutamente trascurabile. Dopo un sufficiente numero di sessions troverete nella sezione “test” del sito la prova completa del prodotto, inclusi i dati tecnici di riferimento. Aloha and Godspeed