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28/05/2010

Inserito in Carl Vader Blog

Quest’anno chi ha visto la primavera? Pochi, forse. Ebbene la giornata di cui vi parlo è pienamente in linea con il precitato trend. Pioggia, temperatura al principio non esattamente nelle medie stagionali e last but not least mare alquanto choppato. Ho con me la nuovissima Starboard Pocket Rocket 8,5 giunta da poco nelle “avide” mani della redazione di Standuppaddling.it e non vorrei rovinare, a causa delle condizioni crappy, quel magico primo contatto che caratterizza spesso l’approccio con le nuove attrezzature. Sapete, un po’ come capita con le donne, il primo appuntamento deve essere perfetto e nulla può essere lasciato al caso. Ne approfitto per prendere il caffè di rito presso il bar ormai tappa abituale dei surfisti e poi attendo l’evolversi della situazione. Farò bene. La superficie del mare ad un certo punto diventa liscia e come se non bastasse alcune ondine di 70 cm. iniziano ad affacciarsi sul primo break. Ma ho una missione da compiere: prendere i tempi di navigazione della  tavola con il GPS Garmin Forerunner 405. Direte voi….ma a che serve mica è una tavola point to point? Esatto, ma non tutti possono permettersi un quiver di due tavole, una cruiser ed una surfboard e magari non tutti hanno lo spazio dove riporle, in fondo non parliamo certo di tavole da kite! Insomma una 8,5 per un rider leggero come me (70 Kg.) oltre ad essere infinitamente più trasportabile ed eventualmente gestibile in un garage consente anche di divertirsi nel cruising…..a patto di non doversi confrontare con amici che hanno tavole più grandi! Senza poi contare la possibilità di affidarle alle amorevoli mani delle nostre donne che visto il loro (si spera…) peso ridotto sicuramente si troveranno a loro agio con tavole così piccole. Eccomi pronto ad entrare in acqua con questo splendido prodotto. Non posso anticiparvi nulla delle caratteristiche del Pocket Rocket altrimenti Marco mi strapperebbe gli occhi, inutile dire che quando avremo spremuto bene la tavola in una grande varietà di condizioni (la Sardegna ci aspetta…) ne pubblicheremo il test completo. Ma una dote mi permetto di evincerla: stabilità, stabilità ed ancora stabilità. La tavola è corta ma per il mio peso risulta estremamente stabile. Merito dello step rail? Chissà… Durante il tragitto nell’acqua liscia come l’olio osservo due cuspidi in superficie. All’inizio mi pare un pesce serra ma poi realizzo: è uno splendido esemplare di branzino (spigola) apparentemente sui 4 Kg., mi osserva io non faccio in tempo a prendere la fida Pentax W 80 che da una scodata e si allontana. I lontani tempi della pesca sub in apnea mi tornano nella mente: che splendida preda (anche in tavola) la spigola! Ma sono tempi passati non so se oggi avrei di nuovo il coraggio di sparare ad un pesce. Al ritorno davanti il mio home spot prendo qualche ondina che al massimo consente un unico bottom con floater finale. Sono solo, lascio la Pentax in autoscatto su un bidone della spazzatura giusto per immortalare la session. Aloha and Godspeed.

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Race

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Race, race, race. Fisicamente ancora risento dei postumi di un intervento chirurgico e così dopo un paio di kiteboarding session nelle quali ho ripreso a saltare i dolori al fianco dell’altra notte mi hanno ricondotto a più miti consigli. Ieri eccomi quindi a sottrarre a questo sport uno degli elementi essenziali…quello aereo. Avrei anche potuto fare del sano windsurfing cruising con il mio Starboard I Sonic 133 e la vela 9,0 AC2 Point Seven, ma la fatica che questo sport richiede è superiore a quella del kiteboarding e quindi male si attaglia alla attuale forma fisica. Insomma alla fine opto per una race session in kite con la tavola North race LTD e set di pinne “maggiorate”. In questo caso l’ala prescelta è la Cabrinha Crosbbow IDSX 13 ala race “dedicata” del prestigioso marchio hawaiiano. Con il vento davvero debole sono rimasto da solo in acqua per almeno un’ora e ciò depone a favore del set up prescelto. Grazie al GPS Garmin Forerunner 405 ho raccolto utili dati sia in termini di velocità che di distanza percorsa. Le tavole kiteboarding race assomigliano sempre di più a tavole slalom da windsurf e…siamo appena agli inizi. Si tratta di tavole tecniche che per essere portate al meglio richiedono allenamento fisico e tecnico. Per ottenere da esse il massimo delle prestazioni si deve aver cura di farle viaggiare per quanto possibile piatte e non con il bordo inclinato come avviene comunemente con le tavole twin tip. Personalmente ritengo che si tratti di una valida alternativa magari da praticare in un lungo pomeriggio di kite alternando freestyle con un twin tip e crusing quando il vento inizia a calare. In quel caso basta cambiare tavola ed il gioco è fatto. Ma…..rimane un “ma”. La bellezza del kiteboarding è quella di sfruttarne la capacità aerea saltando in alto, sempre più in alto, roteando ed incrementando la propria abilità tecnica. Il race lo vedrei più un “gap filler” per atleti ormai al tramonto che nel freestyle vengono surclassati dai più giovani colleghi oppure come un modo divertente di sfidarsi con gli amici. Quanto alle regate, beh, la bellezza del mare è quella di viverlo intimamente quasi dimenticando la propria natura umana. La competizione ci riporta invece nel nostro stato  di “terricoli” con tutto il relativo bagaglio di stess e tensioni. Aloha and Godspeed.