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SUP cross training. Fatbikemania

Inserito in Fitness

SUP cross training. Fatbikemania

L’inverno che stiamo vivendo è per lo più piuttosto rigido, anzi glaciale, come purtroppo le cronache di questi giorni, anche drammatiche, testimoniano.

Le temperature bassissime, accompagnate da fortissimi venti dai quadranti settentrionali/orientali, e quindi un chill factor di diversi gradi sotto lo zero, stanno rendono la pratica dello Stand Up Paddling nelle sue varianti piuttosto problematica. Le coste esposte alle intense correnti fredde sono in questi giorni spesso colpite da grosse e disordinate mareggiate, mentre in quelle sottovento gli impetuosi venti da terra rendono estremamente pericolosa anche la pratica del SUP Cruising. Ciò premesso, sapete che da tempo promuoviamo il surfskate/street SUP come il migliore allenamento a secco per lo Stand Up Paddling ed in genere per tutti gli sport acquatici di scivolamento. Non a caso abbiamo dedicato a tali sport una sezione del sito. Purtroppo, però, questi mesi si stanno rivelando sfavorevoli anche per quanto riguarda quella che è quindi a tutti gli effetti la variante a terra dello Stand Up Paddling, vuoi per l’asfalto spesso bagnato, se non proprio ghiacciato, vuoi per il tempo particolarmente inclemente. Come mantenersi allenati se non tecnicamente almeno da un punto di vista fisico, quindi?

 

  • Il cross training per l’appassionato di sport acquatici

Quando si parla di cross training ci si riferisce ad una metodologia di allenamento basata sulla pratica di diverse discipline sportive, anche in contrasto fra loro, che si propone di incrementare il livello di fitness dell’atleta. Proprio in virtù di tale definizione è evidente che quella del cross training è una risorsa importantissima per l’appassionato di Stand Up Paddling che intende mantenere e migliorare il proprio stato di forma anche durante i periodi di inattività in acqua. Le discipline che possono far parte della ricetta di Cross Training più appetibile per il SUPper sono varie e comprendono la corsa, il ciclismo ecc. La corsa è sicuramente un eccellente forma di core training, con il vantaggio di poter essere praticata anche in presenza di condizioni meteo sfavorevoli. Anche il ciclismo lo sarebbe, con in più il vantaggio di comportare uno stress fisico inferiore rispetto alla corsa. E se potessimo addirittura pedalare in riva al mare, sulla sabbia? In questo caso non rinunceremmo ad un contatto, sia pure spirituale, con il nostro parco giochi preferito ed in più potremmo allenarci in modo opportuno. Escludendo a priori l’uso di una bici da strada, anche le più sofisticate Mountain Bike mal si presterebbero ad un impiego di questo tipo, non solo per la loro scarsa funzionalità nel gestire fondi morbidi come quello sabbioso, ma anche per i problemi di manutenzione che tale contesto d’uso comporterebbe. Fortunatamente esistono da pochi anni mezzi capaci di adattarsi perfettamente a fondi morbidi. Parliamo delle Fat Bike. Quello della “Bici Grassa” (anche se in realtà sono le sue ruote ad esserlo) è un fenomeno in costante ascesa. In pratica, si tratta di Mountain Bike con steroidi, se ci consentite l’espressione, che stanno infatti schiudendo definitivamente la strada all’esplorazione su due ruote, nel senso che laddove una normale Mountain Bike faticherebbe non poco ad andare, una Fat Bike si trova perfettamente a suo agio. Parliamo non solo di sabbia, ovviamente, ma anche di neve, fango ed in genere di fondi particolarmente sconnessi ed impegnativi. Nel prossimo paragrafo esamineremo sommariamente le caratteristiche tecniche salienti di tali mezzi.

 

  • Fatbike un fenomeno in crescita

Come abbiamo accennato in precedenza, le Fat Bike sono sostanzialmente MTB opportunamente riviste nelle geometrie e nella componentistica per gestire le grosse ruote di cui sono dotate in modo tale da adattarsi ai percorsi nei quali esse sono di solito impiegate. Scendendo nei dettagli, le ruote delle Fat Bike sono quelle che danno il nome a tali bici, sono cioè le ruote stesse ad essere “grasse”. Esse sono infatti molto grandi in genere di 26X4,6’’. Le grosse ruote, unitamente ad una pressione di gonfiaggio molto bassa, che oscilla fra 0,5 a circa 1,5 bar, consentono quindi al mezzo di comportarsi egregiamente, opportunamente spinta dal biker, su superfici piuttosto morbide. Oltre alle geometrie, particolarmente quella del carro posteriore, studiate ad hoc per adattarsi a ruote di dimensioni così generose, anche a livello di rapporti e quindi di cambio le Fat Bike si distaccano, sia pure parzialmente, dalle loro antesignane MTB. Esse sono infatti dotate di un numero di rapporti inferiore rispetto alle loro “Più magre” consorelle. Rispetto a queste ultime, poi, le Fat Bike sono assai più resistenti alla sabbia, al salino ecc. necessitando quindi di minore manutenzione. Per quanto riguarda le doti di ammortizzazione delle Fat Bike, esse sono in genere caratterizzate dall’adozione di una forcella anteriore rigida. D’altro canto, l’adozione di pneumatici maggiorati gonfiati a pressioni non certo elevate, di fatto forniscono alle Fat Bike doti di ammortizzazione equivalenti a quelle concesse da una forcella con escursione grossolanamente pari a 4’’. E’ comunque da sottolineare il fatto che l’enorme versatilità di tali biciclette ne sta determinando un loro riavvicinamento alle MTB con la nascita della sottocategoria  Fat Bike Hard Trail. Queste ultime sono infatti equipaggiate anche con forcella ammortizzata anteriore, opportunamente studiata per tale genere di bici (la prima e tuttora migliore disponibile sul mercato è stat la Rockshox Bluto) e possono essere usate anche in sostituzione di una MTB classica di qualità, ovviamente a patto di non nutrire velleità agonistiche. Un’ultima parola sui pesi, ovviamente mediamente superiori a quelli delle MTB, a patto di non spendere una fortuna, come peraltro per le MTB stesse, per avere una bici di peso basso, diciamo sotto gli 11 Kg.

 

  • Specialized Fatboy e Scott Big Ed

Per prima cosa, non abbiamo voluto puntare sull’acquisto di soluzioni commerciali cioè di bici da supermercato che, nel caso delle Fat Bike, sono cancelli pesantissimi e caratterizzati da un sistema cambio/freni assolutamente non all’altezza. Premesso che praticamente tutti noi appartenenti allo staff di www.standuppaddling.it da tempo pratichiamo la MTB, le due bici che abbiamo scelto per fare le nostre prime esperienze nel campo della Fat Bike sono la Specialized Fatboy 2016 e la Scott Big Ed 2015, quest’ultima dotata di forcella anteriore ammortizzata Rockshox Bluto. Si tratta di due modelli, dotati entrambi di telai di alluminio e di freni a disco idraulici, di qualità medio-alta in realtà piuttosto diversi fra loro in termini di componentistica e geometrie. Detto della forcella anteriore ammortizzata della Big Ed, mentre quella della Fatboy è in carbonio, sorprende in quest’ultima la presenza di una guarnitura singola da 28 denti, una via di mezzo rispetto alla doppia montata invece nella Scott da 22 a 36 denti. La Fatboy è quindi dotata di un numero inferiore di marce (10) rispetto a quelle sfruttabili nella Big Ed. D’altro canto, l’assenza del cambio anteriore nella Fatboy e quindi di tutto il complesso deragliatore comando, cavi, consente un guadagno di peso non indifferente rispetto alla Big Ed, senza contare che la forcella ammortizzata Bluto è significativamente più pesante di quella fissa in carbonio adottata nella Fatboy. Preferiamo limitare alle informazioni appena citate la disamina tecnica delle due bici per passare a parlare di quelle che sono state finora le nostre impressioni di Fatbiker alle prime armi.

 

  • La nostra esperienza con le … grasse ;-)

Diciamolo da subito a scanso di equivoci: se siete appassionati di bici la Fat Bike rappresenta il divertimento puro! Se siete ANCHE, come presumiamo, amanti del Mare (lo scriviamo sempre con la maiuscola) e degli sport acquatici di scivolamento, pedalare sul bagnasciuga vi regalerà sensazioni uniche senza contare che una Fat Bike consente, come abbiamo visto, di pedalare in modo efficiente anche su neve e fango. Ciò premesso, le nostre esperienze sin qui maturate sulle Fatbike si sono rivelate essere estremamente proficue in termini di fitness e, a costo di ripeterci, divertenti. Certo, una Fat Bike è estremamente diseducativa per il mountain biker accanito in virtù della sua estrema stabilità e capacità di “copiare” il terreno in modo esemplare. In sostanza, se percorrete il vostro sentiero preferito con una Fat Bike e ci tornate il giorno dopo con la MTB, beh, mettete in preventivo qualche caduta. Sempre con riferimento ad un uso hard trail, è comunque ovvio che una Fat Bike sia meno agile e reattiva di una MTB ma presto ci si abitua elle differenti dinamiche. Sempre mantenendo una MTB come termine di paragone, una delle doti che maggiormente ci ha colpito delle Fat Bike è la loro scorrevolezza anche su strada. In altri termini, non abbiamo riscontrato una abissale differenza in termini di velocità fra le nostre MTB (di qualità: Canyon e Cannondale) e le Fat Bike che stiamo impiegando, anzi. Anche in termini di affaticamento esse sono piuttosto vicine. Diciamo che una Fat Bike necessita di un piccolo sforzo aggiuntivo per raggiungere un sufficiente abbrivio ma una volta lanciata va che è un piacere! Sempre con riferimento alle prestazioni stradistiche delle nostre Fat Bike, al momento stiamo mantenendo una pressione di gonfiaggio delle ruote vicina ai 10 PSI, un buon compromesso per la natura dei percorsi che stiamo praticando, che alternano sabbia, sterrato e, appunto, asfalto, ma salendo a 15 potremmo senz’altro migliorarle sensibilmente, fermo rimanendo che l’impiego su strada di una Fat Bike non può che essere assolutamente occasionale e funzionale al raggiungimento di una spiaggia, sentieri ecc. Quindi una Fat Bike non è che la declinazione di una bici più divertente, comoda e con vocazione decisamente esplorativa. In conclusione, allenarsi con una Fat Bike si sta rivelando estremamente produttivo sul piano del fitness oltre ad essere molto divertente. Yes … lo ripetiamo ancora!

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