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SUP Surfing & Training

Inserito in Fitness

SUP Surfing & Fitness

Sappiamo che il SUP costituisce uno degli sport migliori in termini di fitness, a tal punto, infatti, che alcuni fra i più famosi personal trainer del mondo lo hanno incluso come attività  primaria nei loro programmi di allenamento. (Click on the Flag English version for the English version)

  • Premessa 

Naturalmente, quando si parla di allenamento nello Stand Up Paddling ci si riferisce fondamentalmente al SUP Cruising ed al Racing. Abbiamo già parlato dell’aspetto fitness connesso al Racing ed al Downind in due articoli pubblicati a suo tempo nella omonima sezione del sito. Tuttavia, sin da quando ci siamo iniziati ad occupare di questo interessante aspetto dello Stand Up Paddling, un’altra idea ha iniziato a stimolare la nostra cusiosità: perchè non considerare anche il SUP Surfing e valutarne l’intensità fisica durante la sua pratica? In fondo sarebbe stato sufficiente utilizzare, nel cosrso di una o più session, unà unità PVT (Pesronal Virtual Trainer) come il nostro fido Garmin Forerunner 305 da noi testato in passato.

Detto, fatto, ma prima di procedere con l’analisi dei dati raccolti, occorre precisare che lo scopo di questa ricerca non era volto a chiarire la tipologia di allenamento connessa alla pratica del SUP Surfing. Non occorre essere diplomati all’ISEF per capire che si tratta di un tipico Interval Training, cioè di un allenamento caratterizzato da momenti più intensi di impegno fisico intervallati da altri più blandi. Infatti per noi “valutare l’intensità fisica” del SUP Surfing significava quantificare, appunto, l’intensità connessa alle varie fasi tipiche di una session. A tal proposito abbiamo individuato le seguenti:

- Superare le onde un uscita;
- Prendere un’onda (Takeoff);
- Surfare un’onda (Bottom Turn, Cutback, Backside, etc.);
- Cadere in surfata o in uscita (Wipeout);
- Spostarsi su picchi differenti.

Detto questo, è ovvio che il solo impiego dell’unità PVT non ci avrebbe mai permesso, da solo, di identificare l’intensità associata alle fasi di cui sopra. Il controllo empirico della frequenza cardiaca sul display del Garmin ci avrebbe di fatto rovinato la session, oltre ad essere poco praticabile, se non proprio impossibile inc erti frangenti (non solo metaforici). L’idea quindi è stata quella l’avvio di un video con la GoPro Camera sincronizzato con la registrazione dei dati dell’unità stessa. In questo modo siamo stati in grado di associare con precisione le varie frequenze di lavoro con le manovre e le fasi della session, anzi delle session, in quanto abbiamo ripetuto la prova su due session consecutive allo scopo  di disporre di un campione di dati anche più significativo. Ma immaginiamo che siete curiosi quanto lo eravamo noi di conoscere i dati stessi e quindi – un rullo di tamburo, grazie! – passiamo ad una loro disamina, che come al solito abbiamo sintetizzato nei riepiloghi estrapolati dal programma Training Center di Garmin.

  • Analisi dei dati 

Come abbiamo premesso, le sessioni di allenamento ad intervalli sono caratterizzate da momenti di intensità di lavoro più alta intervallati – appunto - da altri di recupero ed è esattamente ciò che traspare da una prima analisi, empirica, del grafico che riporta sulle ascisse il tempo e sulle ordinate la frequenza cardiaca di lavoro (tracciato rosso) e la velocità (tracciato blu).  Ma ciò, come abbiamo già scritto più volte, era largamente atteso. Rispondiamo quindi ai quesiti dai quali siamo partiti e cioè, in sostanza, a quali situazioni/manovre tali picchi sono associati e quale ne è il relativo livello di intensità nel sistema delle quattro zone (pre aerobica, aerobica, anaerobica e latticida)?

SUP Surfing & Fitness

In base alla nostra esperienza, abbiamo potuto constatare che i momenti di maggiore intensità, confinati nella zona Anaerobica (80 – 90% della freq. Massima di lavoro e vicini a quella Latticida) sono mediamente associati ai Takeoff molto anticipati, in cui al paddler è richiesto di pagaiare con la massima cadenza per cercare di “agganciare” l’onda. A beneficio di coloro che non sono molto esperti in materia, occorre precisare che c’è sempre un certo ritardo dall’inizio dello sforzo al raggiungimento della frequeenza cardiaca ad esso associato ed abbiamo ovviamente considerato anche questa variabile, visto che in genere il prendere un’onda implica, se non si tratta di un “bollone” closeout, anche surfarla.  Il superamento dei frangenti è l’altra fase mediamente più intensa fisicamente connessa al SUP Surfing, mentre il surfare effettivamente un’onda si avvicina ad essa. I wipeout hanno rivelato una frqquenza cardiaca mediamente inferiore a quella delle fasi di cui prima (dato da rivedere in presenza di grosse onde). Sarebbe superfluo aggiungere che la fase di spostamento su altri picchi e quella di attesa delle onde, sono assai meno intense e di fatto fanno del SUP Surfing una attività sportiva ad intervalli.
Dicevamo che abbiamo effettuato il test in due sessioni. Infatti, anche la seconda ha evidenziato valori simili seppure con frequenze di lavoro leggermente più alte in virtù della maggiore temperatura, della presenza di vento,  chop e delle onde leggermente più alte che la hanno caratterizzata. In entrambi i casi si tratta di due session con onda piccola, al massimo di circa un metro, e quindi dobbiamo attenderci valori anche più alti di frequenze di lavoro, con sicuro sconfinamento nella zona Latticida, in presenza di grosse mareggiate.

  • Conclusioni

In conclusione, a differenza del SUP Cruising praticato a cadenze costanti, il SUP Surfing è uno sport che ha la tipica natura dell’Interval Training. Le fasi di sforzo più intenso sono mediamente associate al Takeoff anticipato, al superamento dei frangenti in uscita ed alla surfata. Durante la pratica del SUP Surfing i momenti di maggiore intensità fisica arrivano facilmente alla zona anaerobica con onda piccola, potendo anche superarla in presenza di condizioni di onda formata, vento forte e corrente.   

 

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