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Intervista a Tom Jones (by Philip Muller SUPLatino.com)

Inserito in Interviste

Tom Jones

In genere, nel presentare un intervistato parliamo del suo background o, se vogliamo, curriculum agonistico ma questa volta faremo un’eccezione. Tom Jones sarà infatti il primo ad attraversare l’Oceano Pacifico dalla California alle Hawaii su una tavola da SUP.  English version  Spanish version

Se pensate che si tratta di una impresa isolata presente, appunto, nel curriculum di Tom, vi sbagliate. Signore e Signori, vi presentiamo Tom Jones, intervistato da Philip Muller di www.standuplatino.com.


Tom Jones riuscirà molto probabilmente nell’impresa di cui vi abbiamo parlato nell’introduzione in quanto la parola “rinuncia” è assente nel vocabolario del Waterman statunitense. Ma la storia agonistica di Tom non è certo solo legata agli sport acquatici …
Tom Jones è un ex campione del mondo di arti marziali e atleta che si cimenta da sempre negli sport di resistenza e durata. Tom è un uomo che ha imparato ad abbattere barriere fisiche, mentali ed emotive. Tom non è solo un atleta estremo che non smette mai di allenarsi, sia mentalmente che fisicamente, ma anche uno di quelli che mettono le proprie doti fisiche al servizio di cause umanitarie e Tom crede fermamente in quelle in cui si impegna. Per buoni motivi ...
Tom difende da molto tempo la causa della lotta agli abusi sui bambini, oltre a promuovere quella ambientalista, soprattutto legata alla salvaguardia degli Oceani. Tom è anche uno straordinario evangelista nel promuovere queste lotte, in grado cioè di motivare ed ispirare gli altri a partecipare attivamente ad esse. E’ la storia stessa dell’atleta statunitense a rappresentare un esempio di come si possa, con dedizione ed impegno assoluti, fare la differenza cercando di cambiare positivamente il mondo che ci circonda. Ma le attività di Tom non si fermano alle sue imprese atletiche e caritatevoli. Egli è infatti anche un inventore di successo ed un Personal Trainer fra i migliori al mondo ed estremamente duttile, in grado di lavorare con lo stesso grado di efficienza con atleti affermati e bambini anche con problemi fisici. Quest’ultimo aspetto, quello dell’aiuto ai bambini meno fortunati, rappresenta in effetti un tratto essenziale delle attività di Tom, in virtù del fatto che la sua adolescenza è stata segnata da eventi estremamente negativi trasformati però in energia positiva e di contributo alla Società.
Ma prima di entrare nel vivo dell’intervista, vi proponiamo una carrellata delle più significative imprese di Tom Jones:

- Record assoluto ufficialmente riconosciuto e tutt’ora imbattuto della più grande distanza percorsa su una tavola da SUP in 90 gg. e cioè tutta la parte costiera della California dall’Oregon al Messico. Stiamo parlando di circa 2010 Km (1,250 miglia).

-  Altro record assoluto di distanza percorsa su una tavola da SUP in 92 gg. da Key West a New York City con 2425 Km (1507 miglia). Vi facciamo osservare che a livello di impegno fisico ciò equivale a cimentarsi in una maratona e mezzo al giorno per, appunto, 92 giorni.

- Circumnavigazione in SUP e poi successivo percorso interno prima correndo e poi in bici dell’intera parte costiera dell’isola hawaiiana di Oahu, impresa mai tentata da alcuno.

- Due volte campione del mondo professionista Muy Thai. Tre volte campione statunitense della stessa disciplina.

- Ha attraversato a corsa l’intera California in tre separate occasioni per promuovere la causa contro gli abusi sui bambini.

- Sempre con l’intento di promuovere questa causa, ha stabilito il record del mondo, con 121 giorni di maratona consecutivi, dalla California a New York.

- Ha corso una mini maratona (sotto le 4 ore) per poi vincere un match da professionista di Kick Boxing lo stesso giorno. Anche questa è un’impresa a tutt’oggi ineguagliata.

- E’ il più anziano vincitore del titolo di Kickboxing nordamericano.

- USO Iraq Tour – E’ stato guest speaker al MMA Superstars nel tour in Iraq (selezionato fra altri 8000 altri brillanti eroi per rappresentare gli USA e motivare le truppe in Iraq durante la campagna di liberazione dalla tirannia di Saddam Hussein)

Tom è davvero un atleta fuori dal comune ed è davvero incredibile che non sia più noto fra il grande pubblico, anche solo dopo aver letto le imprese di cui prima, che rappresentano solo una parte di quelle che egli è riuscito a portare a termine. Tom ha concesso a www.standuplatino.com questa esclusiva intervista.

 

Tom Jones

 SUPL: In quale momento della tua vita hai deciso di abbracciare questo lifestyle e cosa ti ha motivato maggiormente?

Tom: Nel 1988 ho deciso che avrei dedicato le mie qualità atletiche per la promozione di cause in cui credo fortemente. E’ all’età di soli 10 anni che io fui allontanato dai miei genitori a causa del loro abuso fisico e mentale nei miei confronti. Mio padre era estremamente duro verso di noi e mia madre era psicologicamente labile, praticamente da ricovero, al punto da minacciare spesso la nostra incolumità, oltre alla sua personale, e di essere in definitiva assente per i figli. Come potete immaginare, ho avuto una infanzia terribile. E non finisce lì! Infatti fui poi destinato ad un collegio per bambini come me solo per finire dalla padella nella brace. Lì, infatti, avrei dovuto fronteggiare un’altra forma di abuso, non più mentale e fisico, ma sessuale!  Ricordo che quel  collegio era molto grande e molti dei genitori dei bambini che vi erano stati internati abusavano sessualmente di essi. E’ stato davvero un periodo durissimo ma il destino ha voluto che trovassi una valvola di sfogo per tutta la rabbia causata dalle ingiustizie che avevo dovuto sopportate ed alle quali avevo dovuto assistere nella mia infanzia, nelle arti marziali, diventando non solo un atleta di livello mondiale ed essere pagato, anche bene, ma soprattutto veicolando tutti i sentimenti negativi che avevo accumulato in un modo in definitiva salutare per il mio corpo. Così quello sport favorì da un lato il rilascio della mia energia negativa, dall’altro aprì le porte ad una carriera coronata da molteplici successi, che mi portò a vincere 71 incontri su 75. Ma anche mentre mietevo successi dopo successi, mi sentivo ancora incompleto e nella necessità di fare qualcosa per realizzarmi ulteriormente. Il caso volle che un giorno un combattente professionista mi chiese se potevo presenziare al suo posto ad una apparizione presso un collegio per bambini non distante da dove vivevo. Così mi ci recai ma non appena tornai a casa non potei fare a meno di pensare alla mia esperienza passata e che ciò che avevo fatto era stato semplicemente voltare le spalle e far finta di niente, soprattutto dopo il successo che stavo assaporando in quegli ultimi anni della mia vita. E’ allora che decisi che la mia mission sarebbe stata quella di ispirare le altre persone. Ad esempio, quando vinsi il primo campionato del mondo ebbi una vera e propria Epifania. Ero il solo atleta (e li conoscevo davvero tutti!) che amava davvero allenarsi e lo facevo al doppio dell’intensità che mi avrebbe procurato piacere. Avrei potuto quindi, ad esempio, correre per lunghissime distanze e fornito un motivo, seppure agonistico, di ispirazione ai bambini che vivevano nei collegi.
E’ quindi nel 1998 che lanciai il “Tom Jones Child Abuse Awareness” che consisteva in pratica nel raggiungere il Messico dall’Oregon correndo, fermandomi nei collegi che trovavo lungo il percorso e condividendo la mia storia con i bambini cercando al contempo di motivarli. Non solo riuscii a trasmettere a tutti il mio obiettivo ma fui anche in grado di raccogliere denaro per costruire dei piccoli parchi giochi e sportivi per i bambini, cosa che mi portò a ripetere questa esperienza altre due volte. Furono esperienze straordinarie ed appaganti, a tal punto da spingermi a contribuire a tale causa sempre di più, cosa che non tardai a fare. Nel 2000 riuscii a correre 121 maratone consecutive attraverso gli Stati Uniti, ancora una volta fermandomi nei collegi durante il percorso per fare la mia opera di promotion. E lo continuavo a fare proprio perchè mi sentivo sempre più in sintonia con quei bambini sfortunati, avendone di fatto condiviso le esperienze peggiori. E’ quell’anno che mia moglie mi consigliò di praticare uno sport più immediatamente appagante e quale scelta sarebbe stata migliore del Surf? Così cominciai ed iniziai a cavalcare qualche onda ma la verità è che il mio skill era ovviamente davvero molto basso e mi ci sarebbe voluto molto tempo per arrivare ad un livello decente tanto che decisi di assumere un istruttore che operava nella mia area. Il problema, però, è che più imparavo, più realizzavo che in mare ero letteralmente circondato dalla spazzatura, buste di plastica in particolare, e questo mi infastidiva non poco. E’ proprio in quel periodo che parlai ad un oscuro personaggio che perorava all’epoca la causa della consapevolezza ambientale con particolare riferimento alla salvaguardia degli Oceani. Sto parlando del Capitano Charles Moore che a bordo della sua imbarcazione aveva scoperto la “Pacific Garbage Patch”, una sorta di discarica marina localizzata fra la California e le isole Hawaii. L’uomo stava continuando a gettare in mare tonnellate di residui plastici che potevano minarne la salute, così come quella delle specie acquatiche. Il problema era causato dalla scarsa, se non inesistente, consapevolezza ambientale delle persone e poteva essere quindi ridotto con una opportuna campagna di sensibilizzazione. Ancora una volta, decisi quindi di abbracciare una causa e di fare qualcosa per promuoverla, qualcosa che nella fattispecie avesse ovviamente avuto a che fare con l’ambiente marino. Il solo problema è che ero – lo ripeto – un pessimo surfista e di certo non potevo essere considerato un Waterman (risata).


SUPL: quali pensieri attraversano la tua mente mentre pagai e come affronti la fatica fisica che ne deriva?

Tom: Dopo aver sopportato da bambino abusi di tutti i generi è per me banale sopportare la fatica. Se voi pensate che mia madre ha tentato di sparami due volte, tanto per citare un esempio, potrete capire che per me è possibile gestire emotivamente situazioni che molte persone non riuscirebbero a sostenere neanche lontanamente. Riuscire a trovare l’equilibrio sulla tavola è stato difficile, non affrontare temporali, squali e pensare “sto per morire”. Per me questo è confortante. Non lo è di converso avere una vita stabile anche con un pingue stipendio ma che procede lungo le rotaie ... Sono quindi gli abusi subiti da bambino che mi danno quella forma mentis capace di sostenere la fatica, di vincere la paura e in definitiva di farmi apprezzare la lotta per le giuste cause.


SUPL: Qual’è stat oil tuo migliore momento vissuto in acqua ?

Tom: Forse quello che ho vissuto mentre stavo pagaiando lungo la costa californiana, a Nord dello Stato. Ricordo che improvvisamente un centinaio di Balene Pilota si unirono a me accompagnandomi  per un lungo tratto. Potrei comunque citare centinaia di episodi quasi altrettanto piacevoli e devo confessare che prima di vivere tali esperienze non avevo mai sperimentato niente di simile. Ho pagaiato su milioni di meduse che apparivano come una coltre di neve sotto la tavola. Ho visto Leoni Marini gettarsi da alture di oltre 25 m. Sto parlando di 30-40 Leoni Marini che si gettano in acqua da una simile altezza contemporaneamente! Ho assistito al parto di un delfino in acqua, ho visto Grandi Squali Bianchi, un’Orca che si è avvicinata, così tante albe e tramonti la cui bellezza è semplicemente impossibile da esprimere a parole. Tutte esperienze irripetibili.


SUPL: Qual’è stato il tuo peggiore momento vissuto in acqua ?

Tom: La mia peggiore esperienza in acqua risale al 2007. Mi trovavo nelle acque prospicienti Shelter Cove, in California. Eravamo stati preventivamente avvertiti dai pescatori che conoscevano la zona di mantenerci vicini alla costa, ovviamente più riparata dal vento. Ma quel giorno il  vento da Sud era praticamente assente e piegare lungo la costa avrebbe aggiunto al percorso quasi 8 Km per cui decisi che avremmo tenuto una rotta più al centro della baia. Mi trovavo con Rhyn Noll (lui era a bordo di un Jet Ski), il figlio del grandissimo Greg Noll (uno dei più grandi surfisti di tutti i tempi n.d.r.). Scoprii presto che il motivo per cui quella parte della baia era off limits era anche e soprattutto dovuto alla presenza, in quel braccio di mare, di una fossa profonda più di 2000 metri eletta a zona di caccia abituale dalle Orche Marine. Tutto accadde rapidamente! Ad un certo punto alcune pinne dorsali di Orche sbucarono dall’acqua con Rhyn che si avvicinò ad esse con il Jet Ski. Una delle Orche si inabissò sotto la moto d’acqua per riapprire lanciata a tutta velocità verso di me e deviare dalla traiettoria solo ad una decina di metri dalla mia posizione, lasciando una scia enorme che mi fece perdere l’equilibrio e cadere. Devo confessare che fu un momento di panico e caos per noi, sicuramente uno dei momenti più spaventosi da me passati in acqua!  

 

SUPL: Qual’è la tua tipica giornata quando ti cimenti in questi lunghi percorsi ?

Tom: Possiedo un motorhome lungo più di circa 10 metri al quale è agganciato un carrello con due Jet Ski per il Team di supporto che rappresenta  di fatto la mia scorta. La maggior parte degli spot dove pagaio non sono accessibili dalla costa, così ci svegliamo alle 3 del mattino, facciamo colazione, mettiamo in acqua i Jet Ski, raggiungiamo lo spot dal quale siamo usciti dall’acqua il giorno precedente (in genere situato a 20 o 30 miglia di distanza). Poi io inizio a pagaiare per poi essere riportato a terra dai Jet Ski, dopo aver trovato una rampa per alarli. Poi carichiamo i Jet Ski sul carrello puliamo le attrezzature, torniamo sul motorhome, calcoliamo il percorso da seguire nel giorno successivo con Google Maps, mangiamo e ci mettiamo a dormire. E’ un incubo logistico. Se non abbiamo problemi con i materiali, è orario continuato dalle 3 del mattino alle 2 del pomeriggio.


SUPL: Qual’è l’attrezzo che fondamentalmente necessita della massima affidabilità in queste Long Distance ?

Tom: Tutti i problemi che riguardano la pagaia sono seri. Se essa si rompe sono bloccato. Una volta ho perso la tavola per aiutare un altro paddler che si era fatto prendere dal panico. Sono riuscito ad aiutarlo a nuoto senza le pinne ma si è trattato di un caso isolato. Ripeto, se rompo la pagaia sono bloccato e questo è il motive per cui ce n’è sempre una di ricambio sui Jet Ski, oltre a cibo e bevande che mi vengono passate lungo il tragitto. I Jet Ski sono un asset importantissimo per realizzare imprese così difficili. Posso dire che mi hanno salvato molte volte!


SUPL: Che tipo di tavole usi per le Long Distance e come riesci a mantenere così a lungo un notevole ritmo di pagaiata ?

Tom: Per la mia ultima impresa ho finalmente utilizzato una tavola di mia progettazione. Nel 2007 la scelta era limitata ed usavo una Surftech di serie Laird da  12 piedi, una delle poche con le caratteristiche da me richieste disponibili all’epoca. La mia nuova tavola la ho progettata con il support della Ark Paddle Boards (http://www.arkboards.com/) un’azienda che opera nel Sud della Florida. E’ una 14 piedi battezzata “Tom Jones Extreme Long Distance model”.
La mia tecnica di pagaiata per le Long Distance è ovviamente diversa da quella da me adottata per il SUP Surfing e privilegia pagaiate più lunghe e lente con fase di catch avanzata e di release arretrata anche dietro i miei piedi. Il contrario avviene nel SUP Surfing. Ritengo comunque che alla fine tutto riguarda la tua forma e quanto intendi spingere!


SUPL: Quanto di fisico e di mentale c’è in queste imprese? Se volessi esprimere il peso dei due aspetti in percentuale?

Tom: Durante la mia carriera sportiva che mi ha visto impegnato nelle arti marziali ho passato del tempo in Tailandia a stretto contatto con I migliori combattenti del mondo. Un giorno uno dei maestri mi schiaffeggiò e mi disse che dovevo controllare tutto con la mente. “Se hai una mente forte”, mi disse, “il corpo non può morire”. Era una metafora ma la trovai poi incredibilmente vera. E’ la mente a controllare tutte le nostre attività e quindi è sulla predisposizione mentale che dobbiamo e possiamo agire. In altre parole, la mente deve essere forte. Il corpo sfida la mente ad essere più forte e la mente sfida a sua volta il primo ad esserlo. E’ la mente a controllare tutto e guarda caso è la prima a cedere nei momenti di difficoltà se non la rendiamo forte, il che causa poi il tracollo a livello fisico.


SUPL: Come inquadri te stesso nell’Oceano rispetto alla fauna marina ?

Tom: Sin dall’inizio di questa mia avventura nella watermania Laird Hamilton mi prese sotto la sua ala protettrice e mi insegnò ad essere un waterman. Lo Stand Up Paddling era solo un aspetto secondario. Una cosa che mi ha insegnato dal principio è quella di sentirmi parte di un qualcosa che è immenso ed il miglior modo di farlo è con il giusto spirito positivo. Per me non è stata una novità, dato che essendomi allenato in Tailandia e Giappone nelle arti marziali mi è stata sempre trasmessa quella visione di intendere la vita in senso ampio e di ambiente che ci circonda e le altre specie animali, come nella fattispecie quelle dell’Oceano, fanno parte di questo “tutto”. E’ stato Laird, oltre a queste mie esperienze, a motivarmi nel conoscerle meglio. Non dimentichiamoci che la Natura va anche rispettata, però. E’ stupenda ma può ucciderci (queste parole suonano tanto più vere oggi dopo la tragedia che ha colpito il Giappone n.d.r).


SUPL: Cosa provi quando ti trovi davanti a siti, marini e non, caratterizzati da inquinamento ?

Tom: Provo due sensazioni: la prima è quella di realizzare che viviamo in un mondo sempre più tossico. La seconda è di sconcerto, perchè siamo noi che dovremmo, come razza dominante, assicurarci che il pianeta goda di buona salute ed invece continuaiamo a voler godere di diritti senza accollarci alcun dovere, come quello, appunto, della salvaguardia ambientale.


SUPL: Quali sono i tuoi 3 maggiori desideri ?

Tom: Che la plastica sia spazzata via dall’ambiente, che i miei cari continuino a goddere di buona salute e che io personalmente possa contare su una nuova, grossa e bellissima tavola, cosa che accadrà presto!


SUPL: Cosa pensi quando osservi un’alba o un tramonto ?

Tom: Sono pieno di gratitudine! Sì è sempre lo stesso sentimento ... un immenso senso di gratitudine!


SUPL: Grazie Tom!

Tom Jones

 

Visitate http://www.plasticfreeocean.org per maggiori informazioni sull'ultima causa di Tom.

Vi suggeriamo anche di visitare il sito ufficiale di Tom e le sue pagine sui Social Network ai seguenti indirizzi:

http://www.tomjonesextreme.com
http://twitter.com/SUPWorldChamp
http://www.youtube.com/tomjonesextreme
http://www.facebook.com/TomJonesHardCore

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