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22/10/2012

Inserito in Maui Blog

Maui....il nome dell’Isola che non c’è. No, in realtà esiste ed io, come Peter Pan, l’ho trovata. Sono quasi vent’anni che mi reco in questo luogo capace di materializzare i miei sogni ed ancora non mi sono assuefatto alla sua bellezza, alla energia dell’Oceano ed all’Aloha spirit che ne anima gli abitanti. Maui no ka oi, Maui la migliore in linguaggio hawaiiano. Un tempo terra lontanissima ed alla portata di pochi grandi navigatori ed avventurieri, oggi ad appena un giorno di volo dalle nostre latitudini. 22 Ottobre....inizia l’ennesima avventura.
La “levataccia” notturna per giungere puntuali presso l’aeroporto di Fiumicino è scontata. Ma è bellissima. All’una di notte apro gli occhi, l’entusiasmo è alle stelle e non riprenderò più sonno. Da quel momento  al “check in” presso il deck Lufthansa passano tre ore. Verso le 06,30 l’Airbus A 231 decolla per Francoforte dove mi aspetta il primo volo con il mastodontico Airbus A 380, il modernissimo jet capace di trasportare 480 passeggeri. In Germania il margine per la coincidenza è piuttosto limitato ma tutto procede per il meglio. Durante i controlli trovo in terra una carta di credito: leggo ad alta voce il nome (tedesco), nessuno mi risponde, la consegno così all’addetto alla sicurezza. Compio così la mia buona azione quotidiana. Finalmente eccomi sul 380. Con mio fratello Marco capitiamo in quello che potrebbe essere definito “il piano terra” del velivolo. Eh già, sopra di noi è posizionato il primo, che risulta quasi speculare rispetto a quello sottostante. La luminosità degli ambienti, una sorta di profumo che si avverte in cabina,  l’ergonomia degli interni fanno capire da subito che si tratta di una nuova generazione di velivoli. Ma le sorprese positive non finiscono qui. Le poltrone sono enormemente comode e l’angolo con il quale possono essere reclinate è maggiore della media degli aerei sui quali ho volato. Il sistema multimediale (schermo touch screen disponibile per ogni passeggero) non solo presenta contenuti di ogni tipo (film, documentari, musica, news, corsi di lingua e persino interfacce videogames a richiesta) ma anche l’interazione passiva con i dati di volo GPS e di videoripresa tramite alcune telecamere cosa questa da me già vista su un Boeing 777 ma qui portata agli estremi; oltre a due telecamere, frontale e inferiore, è presente una terza sull’altissimo timone. Osservare, tramite essa, il rullaggio, il decollo e l’atterraggio è davvero uno spasso. Insomma con queste premesse le undici ore e trenta di volo fino a San Francisco.......volano letteralmente. Solo in una circostanza scomodo il mio tablet Acer Iconia TAB. Il resto è puro relax e divertimento offerto da questo fantastico aereo. Vedremo se il Dreamliner della Boeing di prossima introduzione in linea sarà all’altezza! Ormai prossimi all’atterraggio osserviamo lo splendido scenario della Bay Area con il Golden Gate ed Alcatraz assoluti protagonisti. Questa scena mi ricorda quella del film di James Bond “bersaglio mobile” quando il dirigibile di Zorin raggiunge l’area, peccato manchi la fantastica musica di John Barry a sottolinearne la grandiosità. Giunti a San Francisco i capillari ed accurati controlli di sicurezza rischiano di mandare all’aria i nostri piani e di farci perdere la conincidenza con Kahului/Maui. In effetti ai deck dell’immigration la fila è lunghissima, ci impieghiamo oltre un’ora per formalizzare il nostro ingresso negli USA. A quel punto  manca mezz’ora al decollo dell’altro velivolo: in sintesi, siamo fottuti! Dopo aver recuperato i bagagli inizia una corsa disperata contro il tempo. Dobbiamo passare di nuovo i controlli di sicurezza per raggiungere l’area dei voli “domestica” e lasciare per la seconda volta il voluminoso bagaglio per la spedizione al gate della connection. Corriamo come pazzi al’interno dell’aeroporto e veniamo di nuovo frenati da questi controlli, ultimati i quali l’aereo dovrebbe essere, teoricamente, già in pista. Poi la dea bendata...si toglie la benda e ci osserva: per cause imprecisate il volo per Maui subisce un ritardo di un’ora. Forse non essermi appropriato della credit card che ho trovato a Francoforte mi ha premiato, chissà. Verso le 15,30 il Boeing 757 della United decolla per Maui. Poco distante da “Frisco” il velivolo sorvola le Farallon island, una delle aree protette dove lo squalo bianco si riproduce e viene studiato. Dopo quasi sei ore di volo, con il sole al tramonto inizia la rapida discesa verso l’aeroporto di Kahului. Il Com.te fornisce i dati meteo tra i quali quello relativo al vento, tradewind sulle venticinque miglia all’ora.....perfetto! Lo spettacolo è mozzafiato: uno splendido caleidoscopio di colori e riflessi sulle nubi modellate dall’aliseo come le mani di un artista sulla creta mi affascina, peccato che la luce è poca e la mia Sony stenta a catturare questi autentici capolavori della natura. Comunque ci siamo......eccoci a Maui! Dopo l’atterraggio il profumo di sugar cane e la confortevolissima temperatura mitigata dal trade wind inizia ad avvolgerci ed a pervadere ogni fibra del nostro corpo. E’ proprio vero: Maui no ka oi!
Aloha and Godspeed