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2014 Torna El Niño

Inserito in Articoli Meteo, Mare

El Nino 2014

La pratica dello Stand Up Paddling, specialmente nella sua declinazione più propriamente surfistica,  scatena spesso quella per la meteorologia.

Dapprima ci si interessa a quest’ultima per necessità, poi tale complessa scienza finisce col diventare così coinvolgente da tramutarsi essa stessa in una passione, in una materia da approfondire ad ogni costo. Insomma, non ci accontentiamo più di conoscere le previsioni dello stato del mare ma anche, ad esempio, se i trend climatici stagionali sono favorevoli o meno alle mareggiate. Il passo successivo, quasi obbligato per un appassionato di tale materia, include necessariamente un allargamento delle conoscenze che comprende concetti come quello delle “teleconnessioni” (di cui vi abbiamo parlato in questo articolo) e dei più rilevanti fenomeni della climatologia globale come ad esempio quello noto come El Niño. In realtà si tratta di una anomalia che comporta rilevanti effetti (per lo più negativi) che impattano la climatologia a livello globale. Ebbene, sembra che dopo alcuni anni un nuovo episodio di tale anomalia sia dietro l’angolo e la sua intensità sia tale da aver scatenato, negli ultimi due mesi, l’allerta dei meteorologi.

 

  • Introduzione

I nostri visitatori più affezionati sanno che abbiamo parlato di El Niño già in passato. Riteniamo comunque utile, soprattutto per chi ci segue da poco tempo, fare di nuovo una disamina di tale fenomeno. Partiamo dall’ovvio assunto che El Niño a livello di notorietà non assurge certo al rango ormai raggiunto dal c,d. Global Warming. Esso è tuttavia abbastanza noto anche fra i  non addetti ai lavori. Dal momento che El Niño, detto grossolamente, consiste in un aumento della temperatura degli strati superficiali delle acque del Pacifico Orientale, sarebbe molto facile accostarlo allo stesso Riscaldamento Globale come sua logica conseguenza. Tuttavia i dati statistici in nostro possesso, che ormai costituiscono un campione discretamente significativo, dimostrano in modo inequivocabile che El Niño è in realtà un fenomeno ciclico ricorrente in base ad intervalli variabili che vanno dai 2 ai 5 anni. Naturalmente esso può essere ulteriormente rafforzato dall’innalzamento globale delle temperature ma questo è un altro discorso che, esulando dai fini di questa trattazione,  lasciamo sul tavolo dei circoli scientifici. E’ sufficiente aggiungere che la causa forse più accreditata dagli scienziati in questo momento è riconducibile al ciclo solare (che dura orientativamente 11 anni) che alcuni recenti studi pongono sul banco degli imputati anche come causa dello stesso Global Warming.
 

  • Definizione

Ma veniamo alla definizione precisa dii El Niño così come è fornita dall’istituto che sicuramente ne possiede il maggiore know how, vale a dire il Noaa National Oceanic and Atmospheric Administration, che è l’Agenzia federale statunitense che si occupa in particolare della climatologia marina (http://www.noaa.gov/) :

El Niño: Un fenomeno che si verifica nell’Oceano Pacifico equatoriale caratterizzato da un incremento maggiore o uguale a 0.5 gradi Celsius della temperatura della superficie dell’acqua rispetto al normale (prendendo come riferimento il periodo base 1971-2000), registrato in media su tre mesi consecutivi.

L’impatto su scala globale di tale fenomeno è ormai provato, tanto che sul sito che il Noaa ha dedicato ad esso ( http://www.elNiño.noaa.gov/ ), El Niño è definito, più genericamente come segue:

El Niño è una anomalia del sistema oceano-atmosfera della regione tropicale del Pacifico che ha significative conseguenze a livello meteorologico e climatologico su tutto il pianeta.

La seguente illustrazione mette in evidenza l’entità dell’anomalia ponendo a confronto la temperatura superficiale delle acque del Pacifico orientale durante l’episodio più forte di Niño mai registrato (1998-1999) con quella normalmente rilevata in quella zona.

El Nino

Se vi state chiedendo il perché tale fenomeno è stato chiamato “il bambino”, il motivo è da ricercarsi nel fatto che il riscaldamento zonale delle acque che ne è alla base tende ad essere più marcato verso la fine del mese di Dicembre, in corrispondenza del Natale. Il termine tende quindi brillantemente a sintetizzare, con buona approssimazione, sia il dove prende origine e cioè nei pressi delle coste degli stati del Centro America, tipicamente di lingua spagnola, che il quando, in corrispondenza del Natale.
 

  • Conseguenze del Niño

Esaurite le definizioni più o meno asettiche di tale fenomeno, veniamo alle conseguenze che esso comporta, sgombrando subito il campo da quella che è a tutti gli effetti una premessa errata nel valutarle e cioè che El Niño, in quanto anomalia, implichi essenzialmente conseguenze nefaste a livello meteorologico e climatologico in genere. Ed infatti, basandoci su un esame statistico dei dati climatologici, gli anni caratterizzati dal Niño sono stati caratterizzati da ripercussioni sia positive che negative.

1. Effetti positivi

Iniziando dalle prime, occorre subito osservare che con il Niño la stagione degli uragani atlantica statisticamente tende ad essere assai meno attiva e di converso alcune aree normalmente siccitose (come la parte Sud orientale degli Stati Uniti) sono invece soggette a precipitazioni anche abbondanti. Degna di menzione è anche la minore rigidità che in genere il Niño fa registrare in Inverno nel Nord del continente americano.


2. Effetti negativi

Passando invece alle indubbie dolenti note, l’insorgenza di tale fenomeno implica una maggiore instabilità atmosferica per tutti gli Stati americani che si affacciano sulla West Coast, particolarmente per quelli della parte meridionale. Statisticamente, però, i maggiori danni causati da El Niño si sono verificati nel Centro e nel Sud del continente americano, con ricorrenti alluvioni e smottamenti per tutto il tempo della sua durata. Un’altra conseguenza negativa va ricercata nella minore pescosità che tale anomalia causa per tutte le coste pacifiche nord americane, mediante l’innesco di correnti marine atipiche che tendono ad ostacolare il normale trasporto di elementi nutritivi come il plancton. A livello globale l’impatto del Niño ha statisticamente causato l’insorgere di periodi fortemente siccitosi nell’area pacifica occidentale, segnatamente Australia, Nuova Zelanda, Tasmania ed Indonesia, ma effetti più o meno macroscopici sono stati rilevati in altre aree geografiche.
 

  • Conseguenze climatiche del Niño sul continente Europeo

Passiamo ora ad esaminare quelle che possono essere le eventuali ripercussioni di tale fenomeno sulla climatologia del Vecchio Continente, in particolare della parte mediterranea.
A tal proposito, occorre premettere che gli effetti del Niño nell’area mediterranea sono essenzialmente riconducibili alla sua forza ma non sono certo paragonabili a quelli che tale anomalia è in grado di causare nella zona pacifica. Un Niño forte è infatti in grado di favorire un Inverno caratterizzato da una minore presenza di correnti atmosferiche fredde orientali  e quindi tendenzialmente più caldo ed umido a causa di un più marcato  influsso di correnti atlantiche. La persistenza di queste ultime tenderebbe ad andare oltre il periodo strettamente autunnale che invece ne è caratterizzato  Si tratta quindi di un pattern meteorologico assai favorevole al Surfing, con mareggiate ricorrenti che tendono a privilegiare le coste occidentali dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Quadro estremamente dinamico, quindi, e non eccessivamente freddo, cosa che certo non guasta nella brutta stagione.
 

  • Situazione attuale e scenari futuri

Le ultime proiezioni sull’intensità del Niño lo danno in netto rinforzo nel corso dei prossimi mesi, tanto che potrebbe trattarsi dell’episodio più intenso delle ultime 4 decadi, addirittura più di quello del 1998 che con i suoi effetti macroscopici ha posto El Niño all’attenzione del grande pubblico. Di seguito la mappa, elaborata dal NOAA, con le ultime osservazioni dell’anomalia:

El Nino Current Observation

A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontanea. Dato che il quadro degli effetti, anche devastanti, causati da quest’ultimo episodio di Niño è piuttosto definito, ciò implica che le conseguenze prima illustrate si verificheranno sicuramente? La risposta è che la meteorologia NON è una scienza esatta e nessun metereologo potrebbe avallare per certe le previsioni di cui prima. Esse rappresentano un range di possibili effetti, negativi e non, che El Niño è in grado di causare e che da un punto di vista probabilistico, rispetto ai dati di cui disponiamo, potrebbero verificarsi più di quelli riconducibili ad altri scenari. Tuttavia non bisogna dimenticare che la complessità della immaginaria, enorme macchina che regola il clima terrestre è tale da non consentire ancora una comprensione totale di tutti i suoi meccanismi più intimi, tanto da rendere spesso inconsistenti previsioni metereologiche che vadano aldilà dei tre giorni. Nessuno quindi è in grado di quantificare e, sia pure parzialmente, qualificare con certezza quali saranno gli effetti di questo nuovo episodio di Niño, ma già la conoscenza generica degli scenari che con tutta probabilità dovranno essere fronteggiati dagli stati delle aree geografiche più a rischio costituisce un grande asset. Esso consentirà di prendere, proprio laddove le conseguenze si preannunciano negative, tutte le misure necessarie per limitarne l’impatto.
Si noti che l’ultimo bollettino emesso dal Noaa su El Niño risale al 10 aprile, mentre il prossimo sarà pubblicato il prossimo 8 di maggio. Gli avvisi periodici possono essere visionati al seguente indirizzo:

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/enso_advisory/ensodisc.html

E’ importante notare che i modelli predittivi di El Niño hanno un grado minore di affidabilità proprio nel periodo primaverile dell’Emisfero Nord e quindi le conclusioni di cui prima potrebbero essere smentite. A costo di ripeterci, è tuttavia l’intensità prevista per tale anomalia in questa occasione che è tale da allarmare la comunità mondiale di meteorologi. Per chi volesse approfondire l’argomento, il mini-sito creato dal NOAA per le attività di monitoring di El Niño è consultabile al seguente indirizzo:

http://www.elnino.noaa.gov/

 

  • La Niña

Non deve stupire più di tanto il fatto che, da un punto di vista statistico, il Niño è seguito dall’episodio opposto che si chiama La Nina. Affronteremo il discorso a tempo debito, approfittando magari dell’instaurarsi di tale fenomeno alla fine di questo episodio di Niño che, stando alle ultime analisi del NOAA, dovrebbe protrarsi per almeno 3-4 mesi.

 

  • Conclusioni

In conclusione, per quanto riguarda la comunità surfistica mediterranea, le implicazioni di un forte El Niño dovrebbero essere complessivamente positive a causa di una maggiore dinamicità, di natura atlantica, del quadro meteorologico ma il dubitativo è d’obbligo.

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Commenti   

 
#2 tesmar71 2014-04-24 09:16
Articolo impeccabile. Ve lo ripeterò fino alla noia: di fronte a tanti siti spazzatura siete una eccezione e non parlo di sup che non ci sono termini di paragone. E dimenticavo una cosa: il bambino incavolato è una genialata.
 
 
#1 M@x 2014-04-23 22:08
Ma speriamo che lo tsunami colpisca la costa tirrenica.....
....ovviamente con tutta questa tecnologia speriamo che ci avvertino 2 ore prima almeno... giusto per infilare mutino e andare 100 mt al largo del secco..
 

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