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2018/19 Torna El Niño

Inserito in Articoli Meteo, Mare

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I dati raccolti dal NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration ) e le proiezioni elaborate dallo stesso istituto meteorologico non lasciano adito a dubbi: un altro episodio del fenomeno ciclico noto come El Niño sembrerebbe ormai prossimo.

 

Prima di passare alla previsione del NOAA, a beneficio di chi non segue la nostra rubrica dedicata ai fenomeni meteomarini, vi proponiamo una disamina di tale anomalia.

  • Introduzione

I nostri visitatori più affezionati sanno che abbiamo parlato di El Niño già in passato. Riteniamo comunque utile, soprattutto per chi ci segue da poco tempo, fare di nuovo una disamina di tale fenomeno. Partiamo dall’ovvio assunto che El Niño a livello di notorietà non assurge certo al rango ormai raggiunto dal c,d. Global Warming. Esso è tuttavia abbastanza noto anche fra i  non addetti ai lavori. Dal momento che El Niño, detto grossolamente, consiste in un aumento della temperatura degli strati superficiali delle acque del Pacifico Orientale, sarebbe molto facile accostarlo allo stesso Riscaldamento Globale come sua logica conseguenza. Tuttavia i dati statistici in nostro possesso, che ormai costituiscono un campione discretamente significativo, dimostrano in modo inequivocabile che El Niño è in realtà un fenomeno ciclico ricorrente in base ad intervalli variabili che vanno dai 2 ai 5 anni. Naturalmente esso può essere ulteriormente rafforzato dall’innalzamento globale delle temperature ma questo è un altro discorso che, esulando dai fini di questa trattazione,  lasciamo sul tavolo dei circoli scientifici. E’ sufficiente aggiungere che la causa forse più accreditata dagli scienziati in questo momento è riconducibile al ciclo solare (che dura orientativamente 11 anni) che alcuni recenti studi pongono sul banco degli imputati anche come causa dello stesso Global Warming.
 

  • Definizione

Ma veniamo alla definizione precisa di El Niño così come è fornita dall’istituto che sicuramente ne possiede il maggiore know how, vale a dire il Noaa National Oceanic and Atmospheric Administration, che è l’Agenzia federale statunitense che si occupa in particolare della climatologia marina (http://www.noaa.gov/) :
El Niño: Un fenomeno che si verifica nell’Oceano Pacifico equatoriale caratterizzato da un incremento maggiore o uguale a 0.5 gradi Celsius della temperatura della superficie dell’acqua rispetto al normale (prendendo come riferimento il periodo base 1971-2000), registrato in media su tre mesi consecutivi.
L’impatto su scala globale di tale fenomeno è ormai provato, tanto che sul sito che il Noaa ha dedicato ad esso El Niño è definito, più genericamente come segue:
El Niño è una anomalia del sistema oceano-atmosfera della regione tropicale del Pacifico che ha significative conseguenze a livello meteorologico e climatologico su tutto il pianeta.
La seguente illustrazione mette in evidenza l’entità dell’anomalia ponendo a confronto la temperatura superficiale delle acque del Pacifico orientale durante l’episodio più forte di Niño mai registrato (1998-1999) con quella normalmente rilevata in quella zona.


El Nino
Se vi state chiedendo il perché tale fenomeno è stato chiamato “il bambino”, il motivo è da ricercarsi nel fatto che il riscaldamento zonale delle acque che ne è alla base tende ad essere più marcato verso la fine del mese di Dicembre, in corrispondenza del Natale. Il termine tende quindi brillantemente a sintetizzare, con buona approssimazione, sia il dove prende origine e cioè nei pressi delle coste degli stati del Centro America, tipicamente di lingua spagnola, che il quando, in corrispondenza del Natale.
 

  • Conseguenze del Niño

Esaurite le definizioni più o meno asettiche di tale fenomeno, veniamo alle conseguenze che esso comporta, sgombrando subito il campo da quella che è a tutti gli effetti una premessa errata nel valutarle e cioè che El Niño, in quanto anomalia, implichi essenzialmente conseguenze nefaste a livello meteorologico e climatologico in genere. Ed infatti, basandoci su un esame statistico dei dati climatologici, gli anni caratterizzati dal Niño sono stati caratterizzati da ripercussioni sia positive che negative.

1. Effetti positivi
Iniziando dalle prime, occorre subito osservare che con il Niño la stagione degli uragani atlantica statisticamente tende ad essere assai meno attiva e di converso alcune aree normalmente siccitose (come la parte Sud orientale degli Stati Uniti) sono invece soggette a precipitazioni anche abbondanti. Degna di menzione è anche la minore rigidità che in genere il Niño fa registrare in Inverno nel Nord del continente americano.

2. Effetti negativi
Passando invece alle indubbie dolenti note, l’insorgenza di tale fenomeno implica una maggiore instabilità atmosferica per tutti gli Stati americani che si affacciano sulla West Coast, particolarmente per quelli della parte meridionale. Statisticamente, però, i maggiori danni causati da El Niño si sono verificati nel Centro e nel Sud del continente americano, con ricorrenti alluvioni e smottamenti per tutto il tempo della sua durata. Un’altra conseguenza negativa va ricercata nella minore pescosità che tale anomalia causa per tutte le coste pacifiche nord americane, mediante l’innesco di correnti marine atipiche che tendono ad ostacolare il normale trasporto di elementi nutritivi come il plancton. A livello globale l’impatto del Niño ha statisticamente causato l’insorgere di periodi fortemente siccitosi nell’area pacifica occidentale, segnatamente Australia, Nuova Zelanda, Tasmania ed Indonesia, ma effetti più o meno macroscopici sono stati rilevati in altre aree geografiche.

 

  • Conseguenze climatiche del Niño sul continente Europeo

Passiamo ora ad esaminare quelle che possono essere le eventuali ripercussioni di tale fenomeno sulla climatologia del Vecchio Continente, in particolare della parte mediterranea.
A tal proposito, occorre premettere che gli effetti del Niño nell’area mediterranea sono essenzialmente riconducibili alla sua forza ma non sono certo paragonabili a quelli che tale anomalia è in grado di causare nella zona pacifica. Un Niño forte è infatti in grado di favorire un Inverno caratterizzato da una minore presenza di correnti atmosferiche fredde orientali  e quindi tendenzialmente più caldo ed umido a causa di un più marcato  influsso di correnti atlantiche. La persistenza di queste ultime tenderebbe ad andare oltre il periodo strettamente autunnale che invece ne è caratterizzato  Si tratta quindi di un pattern meteorologico assai favorevole al Surfing, con mareggiate ricorrenti che tendono a privilegiare le coste occidentali dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Quadro estremamente dinamico, quindi, e non eccessivamente freddo, cosa che certo non guasta nella brutta stagione.

  • Situazione attuale e scenari futuri

Le rilevazioni attuali delle temperature delle acque superficiali del Pacifico Centrale riflettono da un lato una situazione neutrale ma il loro trend, in accordo ai dati statistici di cui ormai disponiamo, mostra una tendenza verso un ritorno di El Niño per i prossimi mesi autunnali. L’episodio ad esso correlato potrebbe poi prolungarsi al periodo invernale nell’emisfero Nord. Di seguito un diagramma previsionale.

Forecast

A questo punto una domanda potrebbe sorgere spontanea. Dato che il quadro degli effetti, anche devastanti, potenzialmente causati da Niño è piuttosto definito, ciò implica che le conseguenze prima illustrate si verificheranno sicuramente? La risposta è che la meteorologia NON è una scienza esatta e nessun metereologo potrebbe avallare per certe le previsioni di cui prima. Esse rappresentano un range di possibili effetti, negativi e non, che El Niño è in grado di causare e che da un punto di vista probabilistico, rispetto ai dati di cui disponiamo, potrebbero verificarsi più di quelli riconducibili ad altri scenari. Tuttavia non bisogna dimenticare che la complessità della immaginaria, enorme macchina che regola il clima terrestre è tale da non consentire ancora una comprensione totale di tutti i suoi meccanismi più intimi, tanto da rendere spesso inconsistenti previsioni metereologiche che vadano aldilà dei tre giorni. Nessuno quindi è in grado di quantificare e, sia pure parzialmente, qualificare con certezza quali saranno gli effetti di questo nuovo, probabile episodio di Niño, ma già la conoscenza generica degli scenari che con tutta probabilità dovranno essere fronteggiati dagli stati delle aree geografiche più a rischio costituisce un grande asset. Esso consentirà di prendere, proprio laddove le conseguenze si preannunciano negative, tutte le misure necessarie per limitarne l’impatto.

L’ultimo bollettino emesso dal Noaa su El Niño risale allo scorso 6 agosto ed è disponibile, in formato pdf, al seguente indirizzo:

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/analysis_monitoring/lanina/enso_evolution-status-fcsts-web.pdf

Per chi volesse approfondire l’argomento, ricordiamo una volta di più, che il mini-sito creato dal NOAA per le attività di monitoring di El Niño è consultabile al seguente indirizzo:

http://www.elnino.noaa.gov/

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