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Il problema del crescente numero di attacchi di squalo. Alcune soluzioni. Interessanti ...

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Per chi non conosce l’organizzazione non profit TEDx (Technology Entertainment Design Independently Organized Event), essa si propone di condividere esperienze ed idee attraverso discorsi pubblici / racconti / presentazioni di solito inferiori ai 18 minuti.

Molti di questi discorsi vertono ovviamente sulla tecnologia, il design e l’intrattenimento, altri sono invece legati alla soluzione di problematiche di varia natura. Una di quelle che interessa tutta la comunità dei praticanti degli sport acquatici di scivolamento è relativa all’aumento degli attacchi di squalo verificatisi nel corso degli ultimi anni. Basterebbe citare l’ultimo, con conseguenze purtroppo fatali, occorso recentemente ad un giovane boogieboarder nell’isola di La Reunion. Esso, il quindicesimo in appena 5 anni, ha scosso tutta la Surfing Community a tal punto, infatti, da spingere Kelly Slater a chiedere pubblicamente alle autorià locali del possedimento francese di intraprendere un programma di eliminazione degli esemplari più grossi di Squalo Tigre e di Squalo Leuca. D’altro canto, tutti ricordiamo l’attacco di cui fu vittima, durante il J-Bay pro 2015, Mick Fanning (http://www.standuppaddling.it/articoli/news/3253-j-bay-pro-attacco-di-squalo-a-mick-fanning.html) o quello subito lo scorso anno da Connor Baxter a Maui durante una session di SUP Foiling, fortunatamente entrambi senza conseguenze fisiche per i due surfer. In particolare il primo, documentato live durante il contest, ha contribuito, più dei preoccupanti dati statistici, a ridare linfa vitale al processo di ricerca di soluzioni atte, se non a risolvere, almeno a mitigare il problema. Reunion, a parte, un’altra area geografica dove si è purtroppo registrato un notevole aumento dei decessi dovuti ad attacchi di squalo è la costa occidentale australiana, tanto da spingere il governo locale a finanziare alcune ricerche che si stanno muovendo sostanzialmente lungo due direttrici: la prima sta prendendo in considerazione soluzioni di sicurezza passiva, la seconda di sicurezza attiva, o meglio, proattiva. Partendo dalla sicurezza passiva e riallacciandoci all’introduzione, alcuni mesi fa uno dei TED più interessanti svoltisi in Australia ha visto come protagonista Hamish Jolly, impegnato con la sua azienda SMS (Shark Mitigation Systems), nei progetti di ricerca. La soluzione proposta al momento da Hamish è estremamente interessante e si basa su una profonda analisi delle capacità percettive, e quindi dei sensi, degli squali. Di seguito il TED di Hamish, superfluo aggiungere, molto interessante.

Per quanto riguarda i progetti di sicurezza proattiva atti a mitigare il fenomeno degli attacchi di squalo, al momento il più interessante vede impegnata, ancora una volta, la compagnia Shark Mitigation Systems. E’ interessante notare che in questo caso è anche la WSL (World Surf League) a finanziare direttamente la ricerca. Piuttosto che cercare di confondere la percezione visiva degli squali con mute striate, come nel caso appena illustrato, essa si propone di localizzare in anticipo i grossi predatori che si avvicinano alla lineup, o naturalmente ad un qualsivoglia specchio d’acqua frequentato da bagnanti e/o appassionati di sport acquatici. A tal proposito vengono sfruttate boe, opportunamente posizionate, equipaggiate di apparati sonar. Se ve lo state chiedendo: possibile che si sia arrivati solo oggi a tale scontata soluzione? Ebbene, la risposta è che per anni i normali apparati sonar faticavano non poco a riconoscere la traccia degli squali di fatto replicando la difficoltà dei Radar nell’identificare gli aerei militari Stealth. Fortunatamente, negli ultimi anni una nuova tecnologia Sonar, denominata multi-beam (a fasci multipli), si è affermata proprio nell’industria militare ed in quella connessa alle perforazioni marine finalizzate alla ricerca del petrolio e di gas naturale. L’idea alla base del progetto di Shark Mitigation Systems è stata quella di mutuare tale tecnologia ed arricchirla di SW di analisi dei pattern di movimento degli squali. Esso ha portato alla realizzazione delle c.d. Clever Buoy. In sostanza, i Sonar che le equipaggiano sono tarati per rilevare qualsiasi oggetto più lungo di 2 m che si muove sott’acqua. Il sistema di rilevamento SW lo tagga per poi, nello spazio di soli 4 secondi, effettuare una analisi del pattern di movimento dell’oggetto. Se esso ricalca quello unico, superfluo aggiungere, di uno squalo viene inviato un messaggio di alert ai lifeguards. Non solo, l’azienda in questione ha sviluppato addirittura una App con i dati GPS di tracking dello squalo per dispositivi mobile. Si tratta quindi di una rete non fisica ma digitale che quindi evita che gli squali (i più pericolosi dei quali sono per lo più specie protette) vengano uccisi indiscriminatamente.
Ovviamente continueremo a mantenervi aggiornati sull’argomento. Stay tuned!

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