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Fase 2 COVID-19. Cosa cambia per gli appassionati di sport acquatici

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COVID-19 Fase 2

Sono state recentemente emanate dal Governo le misure per gestire la c.d. Fase 2 della pandemia COVID-19.

  • La confusione regna sovrana. Come al solito …

Premettiamo che in questa sede ci interessa cercare di fare un minimo di chiarezza sulle nuove misure che regolano la pratica delle attività sportive, in particolare quelle che amiamo, che si tratti di SUP, Kite, Windsurf, Wingsurf ecc.. Ebbene come le precedenti regole emanate tramite DPCM, ad esempio quelle che attengono agli spostamenti, esse si prestano a svariate interpretazioni, senza contare il fatto che le regioni ed i comuni stanno procedendo in ordine sparso. Partiamo da una delle FAQ presenti sul sito www.governo.it, quella che riguarda, appunto, la pratica sportiva:


E’ consentita fare attività motoria o sportiva?

L’attività sportiva e motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente, a meno che non si tratti di persone conviventi. A partire dal 4 maggio l’attività sportiva e motoria all’aperto sarà consentita non più solo in prossimità della propria abitazione. Sarà possibile la presenza di un accompagnatore per i minori o per le persone non completamente autosufficienti.
È obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di almeno due metri, se si tratta di attività sportiva, e di un metro, se si tratta di semplice attività motoria. In ogni caso sono vietati gli assembramenti.
Al fine di svolgere l’attività motoria o sportiva di cui sopra, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività. Non è consentito svolgere attività motoria o sportiva fuori dalla propria Regione.

Ebbene, quanto scritto è molto chiaro e rende possibile in linea teorica la pratica degli sport di scivolamento a tutti gli appassionati all’interno della stessa regione dal 4 maggio. Come dicevamo, però, entrano poi in gioco le ulteriori regole restrittive emesse dalla Regioni e dai Comuni. A tal proposito apriamo però una parentesi: solo le Regioni possono emanare norme più restrittive di quelle imposte dal Governo centrale, non i Comuni. Infatti, nel caso un Comune lo facesse, tali atti potrebbero essere impugnati. Resta però il fatto che questo piccolo “dettaglio” non sembra interessare troppo alle amministrazioni comunali stesse. D’altro canto, ormai lo sappiamo, il caos istituzionale regna sovrano in questo periodo e ciò si ripercuote anche sulla interpretazione delle norme emanate dalla triade Governo/Regioni/Comuni. Chiusa questa parentesi di diritto pubblico, per entrare nello specifico, vediamo come si sono mosse alcune Regioni.

 

  • Come si sono mosse alcune Regioni

Senza farne assolutamente un discorso politico (ci sono regioni governate da amministrazioni di diverso colore che hanno operato al meglio) ma oggettivo, la Regione che probabilmente si è mossa meglio per affrontare la pandemia è stata il Veneto. Tamponi a tappeto, acquisto autonomo di macchinari, e materiale medico ne fanno un modello per tutta l’Europa. Va detto che sul piano normativo gli amministratori locali sono stati, per quanto possibile in questa complicata evenienza, piuttosto chiari. Prendiamo ad esempio la possibilità di praticare attività motoria all’aperto “nei pressi” della propria abitazione. Ebbene, il Veneto è stata la prima Regione a fissare un dato certo sulla distanza entro la quale poter effettuare attività motoria/sportiva: 200 m. Proprio ieri le autorità locali hanno chiarito che sarà possibile praticare, già da lunedì 4 maggio, gli sport acquatici di scivolamento all’interno della Regione.

Cosa che ad esempio, almeno fino a martedì prossimo, non sarà possibile fare in Lazio. Non solo, in quest’ultimo caso si va poi a cozzare con le ordinanze locali di chiusura delle spiagge (in teoria illegittime) emesse dai sindaci dei Comuni (con le relative frazioni) che si affacciano sul mare. Per citarne tre a caso: Anzio, Nettuno e Latina.

La stessa Regione Emilia Romagna sembra aver adottato comunque un approccio più conservativo, simile a quello del Lazio. Tutti noi auspichiamo una maggiore chiarezza da parte di tutti gli attori istituzionali coinvolti in questa emergenza, il Governo in primis e poi le Regioni ed i Comuni. Resta il fatto che la pandemia ha creato uno strappo istituzionale fra enti locali e Governo che dovrà in qualche modo essere ricucito nel tempo e soprattutto normato adeguatamente con opportune riforme. Infatti, se c’è una lezione che questa pandemia ha insegnato è che il Governo deve dettare regole inoppugnabili e chiare, ma sono gli enti locali, quelli che si trovano in prima linea ed hanno una visione più puntuale dell’andamento della crisi, appunto, a livello locale che dovrebbero poter disporre di una maggiore latitudine per interventi mirati a quelle realtà.

 

  • Conclusioni

Ci siamo lasciati andare a considerazioni di natura istituzionale per sottolineare il fatto che la confusione, anche sull’assunzione delle responsabilità a livello istituzionale, non aiuta in momenti di crisi, come quella che stiamo vivendo, le cui conseguenze peseranno per molti anni a venire anche sulla nostra economia, oltre che sulla nostra quotidianità. Tornando, per concludere, al tema dell’articolo, resta il fatto che alcuni di noi potranno tornare in acqua già lunedì 4 maggio. Altri dovranno attendere. Invitiamo comunque tutti gli appassionati a controllare giornalmente le ordinanze emesse dagli enti locali onde evitare spiacevoli conseguenze.

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