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Airwave: il futuro dei reef artificiali

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Con l’ausilio della tecnologia siamo stati in grado di creare piscine con fantastiche onde artificiali. Ebbene, grazie ad essa possiamo migliorare la loro qualità negli spot in cui esse sono per lo più closeout difficilmente surfabili.

  • Introduzione

In passato abbiamo più volte affrontato, nella sezione meteo/mare, il discorso sulla genesi e sulla qualità delle onde. A costo di ripeterci, ricordiamo che essa dipende da vari fattori che vanno dalla orografia della costa alla conformazione del fondale. Quest’ultimo aspetto è sicuramente il più rilevante in tale ottica. Come sappiamo i fondali sabbiosi generano onde di beach break difficilmente surfabili mentre quelli rocciosi, laddove siano presenti alcune condizioni, sono in grado di amplificare e migliorare la qualità delle onde, rendendole quindi più lunghe e regolari. Ma quali sono queste condizioni? Intanto il fondale deve subire un innalzamento più o meno repentino e quindi tale da consentire ai treni di onde di scaricare la loro energia in modo improvviso e quindi di fatto tamponandosi a vicenda e generando i frangenti. Un’altra condizione ideale, nota a tutti coloro che hanno surfato o surfano reef break, è data dalla presenza di canali che facilitano fra l’altro il surfer nel raggiungimento della lineup. Lasciando da parte il discorso sulla direzione della mareggiata (una volta di più vi rimandiamo all’articolo sulle onde per approfondimenti), la conformazione del reef è essa stessa tale da influenzare il tipo di onda. Reef a forma di gobba graduale sono in grado di creare onde molto regolari, lunghe e non estremamente ripide. Quelli invece aventi conformazione simile ad una ripida parete sommersa, che quindi generano un innalzamento improvviso e notevole del fondale, sono in grado di creare le condizioni per onde estremamente potenti e naturalmente molto più pericolose (pensiamo allo spot di Mavericks in California). Senza voler ulteriormente sofisticare il discorso, che per sua natura è estremamente complesso, possiamo affermare che un reef a forma di gobba è quello che idealmente vorremmo avere nel nostro home spot. E allora perché non crearne uno artificiale, magari impiegando una tecnologia molto particolare? Prima di esaminarla apriamo una brevissima parentesi su alcuni reef artificiali.

  • Reef artificiali. Alcune esperienze

Al momento sono stati creati solo due reef artificiali con l’intento di ottenere – se ci consentite il verbo – onde migliori: uno a Bournemouth nel Sud dell’Inghilterra ed uno in India. Se il primo esperimento si è tramutato per lo più in un fiasco, il secondo è stato assai più convincente ma ha richiesto pesanti investimenti, sia in termini economici che di risorse umane coinvolte. Anche in Italia è presente un reef parzialmente artificiale che è stato in grado di far lievitare enormemente la qualità di uno spot. Parliamo di Varazze. E’ proprio sul fondale del braccio di mare antistante la cittadina costiera ligure che negli anni 60 furono gettati dei grossi massi di pietra, residui dei lavori effettuati per realizzare il tratto autostradale che va da Genova a Savona. Questa operazione contribuì a plasmare il fondale in modo perfetto per il miglioramento della qualità delle onde a tal punto, infatti, che in determinate condizioni lo spot è molto vicino, in termini di qualità e dimensione delle onde, a quelli oceanici. Se osserviamo infatti la foto in basso, possiamo chiaramente scorgere il reef artificiale ed immaginare facilmente il perché, a costo di ripeterci, Varazze è un top surfspot.

Varazze

  • L’uovo di Colombo?

E’ un dato di fatto che fino ad oggi i reef artificiali sono stati creati ammassando pietre ed altri materiali rigidi (ad esempio carcasse di automobili con l’intento di impedire la pesca a strascico) ma che ne dite di un reef … gonfiabile e quindi adattabile alle condizioni di uno spot? Non è follia, almeno per l’australiano Troy Bottegal che ha pianificato la realizzazione e l’installazione del primo reef gonfiabile del mondo a Perth nel novembre del prossimo anno. Non a caso battezzato "Airwave", esso ricalca di fatto la struttura di una vela gonfiabile e sarà ancorato ovviamente vicino alla costa con lo scopo di trasformare closeout di beach break in onde di qualità pari a quelle dei migliori reef break con in più l’enorme vantaggio di poter subire modifiche nella conformazione a seconda delle risultanze che emergeranno nel periodo di prova. Superfluo anche aggiungere che i materiali impiegati per realizzare tale struttura saranno rispettosi dell’ambiente. Per la cronaca, i fondi richiesti per avviare il progetto sono di circa 68000€ e comprendono ovviamente anche una fase bimestrale di test in cui, a parte la qualità delle onde, andranno esaminati gli impatti sui materiali e la stabilità dell’ancoraggio, soprattutto nel caso di grosse mareggiate.  

Airwave

  • Conclusioni

Onde artificiali create ad hoc in piscine (pensiamo al Wadi Adventure Park di Abu Dhabi e al Siam Park di Tenerife) e reef artificiali sono da anni una realtà ma la loro realizzazione necessita di corposi investimenti e di autorizzazioni (come nel secondo caso), queste ultime non certo facili da ottenere da parte delle autorità locali competenti. Se mai sarà realizzato e si dimostrerà funzionale, il progetto di reef artificiale ideato da Troy Bottegal, vuoi per il suo trascurabile impatto economico ed ambientale, vuoi per la sua possibilità di essere adattato a spot diversi, rappresenta una importantissima novità che potrebbe ridisegnare la mappa dei surf spot a livello mondiale. Speriamo quindi che esso possa essere implementato e che possa rivelarsi funzionale.  

Per approfondimenti: http://magicseaweed.com/news/the-worlds-first-inflatable-reef/6849/

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