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Diario di bordo: Long Distance a Palau

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Long Distance

Durante la scorsa settimana il nostro staff si è spostato in Sardegna, precisamente a Palau. Si tratta, come ben sanno gli appassionati di Windsurfing e Kiteboarding, di una località piuttosto ventosa, non ideale per la pratica dello Stand Up Paddling, soprattutto con venti occidentali, ma le previsioni a lungo termine davano venti deboli per gli ultimi due giorni della vacanza.

Purtroppo sul piano delle onde non erano previste mareggiate. Avevamo comunque optato per portare con noi un 10’2’’ quadrifin, tavola discreta, per il nostro peso, anche per fare semplicemente Cruising ed in ogni caso con un grosso vantaggio in termini di trasportabilità, visto che avremmo dovuto trasportare anche  4 tavole e 7 vele da Windsurfing più due tavole ed altrettanti ali da Kiteboarding, senza considerare boma, alberi ecc.. I primi 5 giorni della vacanza, come ampiamente previsto, sono stati ventosi e quindi non c’è stata la possibilità di fare paddling. Ci siamo quindi cimentati nel Windsurfing, alternando le uscite a Porto Liscia e Murta Maria, a seconda della direzione del vento. Arrivati a Venerdì, comunque, il SE che il giorno precedente ci aveva consentito di uscire in quest’ultimo spot cedeva il passo ad un Grecale piuttosto leggero, non tale da creare una termica consistente neppure a Badesi. Tempo di pagaiare, quindi, visto che Palau si trova sottovento con questa componente orientale.

Palau - S. Stefano - Caprera - La Maddalena
 Palau - S. Stefano - Caprera - La Maddalena e ritorno 

Condizioni assolutamente perfette per il Cruising e piuttosto invitanti per cimentarsi in una Long Distance fra le isole della costa Nord sarda. Sapevo in partenza che un problema da non sottovalutare sarebbe stato rappresentato dal traffico delle imbarcazioni in acqua, in particolare nei tratti di mare che separano Palau dall’isolotto di Santo Stefano e quest’ultimo da Caprera e La Maddalena. Si tratta, infatti, di acque solcate, oltre che dai traghetti della Enermar, anche da potenti Yacht privati ed imbarcazioni a vela e diportistiche. Proprio pensando a come mi sarei trovato a pagaiare lì in mezzo mi veniva in mente il famoso videogame Frogger, dove occorreva far attraversare una strada ad un povero ranocchio facendogli schivare i veicoli più o meno veloci che la percorrono nei due sensi. Avrei ovviamente prestato la massima attenzione nei tratti critici del percorso, guardandomi intorno a 360 gradi, cercando quindi di scorgere i natanti più veloci e giocando all’occorrenza in anticipo, mettendo in pratica manovre evasive … Come zona di lancio decidevo di scegliere la spiaggia a destra rispetto a quella del Residence Posada. Quello che segue è il report di questa session.

Start
Si parte!

Le condizioni sono perfette per il Cruising. L’acqua è appena increspata da una leggera brezza che soffia da NE ma essa è addirittura ben accolta, visto che sarà frontale per la prima parte del tragitto e contribuirà ad attenuare il caldo. Decido infatti, per motivi di sicurezza, di indossare una muta 4/3 bifoderata, ripromettendomi di tuffarmi ripetutamente nelle zone tranquille del percorso, cioè in prossimità della costa degli isolotti che visiterò.

Traffic
Traffico  

Inizio a pagaiare in uno scenario incantevole e raggiungo S.Stefano in pochi minuti, non senza aver monitorato, a metà tragitto, un paio di imbarcazioni piuttosto veloci che sembrava non mi avessero visto. Raggiungo una piccola cala di S.Stefano e mi "regalo" il primo meritato tuffo nell’acqua cristallina che lascia scorgere il fondale misto sabbia e scogli. Salgo di nuovo sulla tavola e mi dirigo verso la punta più estrema a Sud di S. Stefano, doppiata la quale mi aspetto di osservare la parte Ovest di Caprera ed il ponte che la separa da La Maddalena ma con mio disappunto non riesco a vedere che una parte di Caprera. Devo quindi pagaiare ancora lungo la parte Sud Est di S. Stefano, rischiando al contempo di avvicinarmi troppo alla zona con le installazioni militari, comunque in fase di smantellamento. Adesso la brezza è più sostenuta ma non fastidiosa e dopo qualche minuto di remata finalmente riesco a scorgere il ponte. Mentre cerco di stabilire la rotta più efficiente per raggiungere Caprera una grossa ombra passa velocissima sotto la tavola. E’ un Trigone piuttosto grande, forse spaventato dal rumore causato dalla pagaia. In passato ho fatto immersioni per anni nel Mediterraneo ma mai mi era capitato di scorgere un esemplare così grande. E’ vero, mi trovo in superficie in piedi su una tavola, ma l’acqua è così limpida che riesco ad osservare distintamente i dettagli della sagoma del Trigone che si staglia sul fondale di sabbia bianchissima mentre si sposta rapidamente sotto di me. Dopo questo inaspettato incontro continuo a pagaiare lungo la costa di S. Stefano fino a quando non individuo quello che ad occhio sembra il punto più vicino di Caprera. Voglio infatti minimizzare il “rischio Frogger” e quindi, con la solita estrema cautela, aumentando comunque il ritmo della pagaiata per non rimanere lì in mezzo più del necessario,  attraverso un altro tratto di mare piuttosto trafficato da imbarcazioni.

A circa due terzi del tragitto vengo avvicinato da una piccola barca a vela, il cui equipaggio mi osserva come se fossi un marziano. Finalmente arrivo a Caprera, in prossimità di un grosso scoglio affiorante con il profumo acre del mirto che mi accoglie e che attira la mia attenzione sulla parte costiera dell’isola, ora brulla ora caratterizzata da distese verdissime intervallate da fiori bianchi e di un fucsia intensissimo. Mi avvicino ancora di più ed osservo alcune case costruite in alto sulla punta prospiciente lo scoglio. Dopo aver appoggiato il remo sulla tavola mi tuffo di nuovo, madido di sudore, in quella che è a tutti gli effetti una piscina naturale. Sott’acqua apro gli occhi. La sabbia del fondale è bianchissima e verso lo scoglio affiorante c’è una piccola prateria di Posidonie sulla quale nuota un branco di castagnole. Rimpiangendo il fatto di non essermi portato una maschera subacquea, dopo qualche minuto torno sulla tavola continuando ad essere inebriato da questi contrasti, profumi e sensazioni. Lo scenario che mi circonda, il silenzio interrotto di tanto in tanto solo dai motori delle barche e dal canto dei gabbiani sono tali da farmi dimenticare totalmente l’aspetto sportivo o, se vogliamo, statistico dell’impresa, tanto che mi dimentico di controllare il cronometro dell’orologio che avevo avviato prima di partire.

Tempo di raggiungere il mio obiettivo, che è quello di arrivare al ponte che collega La Maddalena a Caprera. Dalla posizione in cui mi trovo non riesco più a vederlo, così pagaio verso un’altra punta a Nord dell’isola piuttosto vicina alla posizione in cui mi trovo. Una volta doppiata anche questa ho di nuovo totale visibilità del ponte e mi rendo conto che la distanza che mi separa da esso in linea d’aria è cospicua, anche superiore a quella già percorsa complessivamente  Escludo l’ipotesi di tornare indietro, così come quella di costeggiare la parte Est di Caprera il che allungherebbe troppo il percorso, optando per una rotta diretta verso il ponte, il che mi porterà a rischiare qualcosa con i natanti, dato che seguendola dovrò pagaiare inevitabilmente al largo. Questa parte del tragitto in realtà si rivela piuttosto tranquilla. Incrocio un paio di gommoni ed una bellissima barca a vela che malgrado la brezza leggerissima naviga di sola randa assai velocemente, per giunta trascinando un piccolo gommone. Rimango ammirato dalla bellezza di tale imbarcazione di colore blu scuro metallizzato, ed in particolare dalla sua vela caratterizzata da trame, presumo realizzate in Kevlar, che le conferiscono un tocco High Tech.

A due terzi di questa tratta mi volto verso Caprera e riesco a scorgere il porticciolo di Stagnali ricavato in una grossa ansa dell’isola. La rotta che sto mantenendo mi sta portando verso un porticciolo turistico de La Maddalena, situato presso l’estremità ad Ovest del ponte. Io intendo passare sotto il ponte stesso nel piccolo varco ricavato a circa un quinto della sua lunghezza verso La Maddalena, cosa che faccio per poi tuffarmi vicino ai frangiflutti che lo delimitano sul lato opposto. La leggera brezza che mi aveva accompagnato sin qui è stranamente assente. Data la sua direzione mi sarei aspettato di trovarla più intensa da questa parte dell’arcipelago, ma non è così. Una volta tornato sulla tavola, osservo alcune auto che rallentano. Presumo che la presenza di questo atipico gondoliere-surfista richiami l’attenzione dei loro guidatori e passeggeri. Comunque, l’obiettivo che mi ero prefissato è stato raggiunto ed è tempo di tornare a Palau. Decido di ripercorrere la stessa rotta a ritroso, prestando, se vogliamo, ancora più attenzione ai natanti, soprattutto a quelli alle mie spalle diretti verso Palau. Infatti, il sole inizia ad abbassarsi e potrebbe farmi passare facilmente inosservato. Passati pochi minuti, all’altezza dell’ansa di Stagnali, la brezza da Grecale riprende vigore e di fatto mi accompagna fino a S. Stefano prima e, più attenuata, a Palau.

Been there done that
Been there, done that 

In definitiva si è trattato di un’esperienza straordinaria! Non c’è giro turistico in barca che possa fornire le stesse emozioni e la serenità derivante dal muoversi, pagaiando sull’acqua, immersi in scenari così incantevoli. Non mi stancherò mai di sottolineare abbastanza la tripla natura dello Stand Up Paddling: sport estremo se praticato con onda, strumento ideale per fare fitness, e, a mio avviso cosa più importante, mezzo fantastico per apprezzare il Mare e la Natura in generale. Torno da questa prima settimana in Sardegna con un sogno nel cassetto: effettuare una Long Distance da S. Teresa a Bonifacio … Maestrale permettendo.

Carlo hanging around
Carlo hanging around 
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