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Tecnica - Backside Slingshot Bottom Turn

Inserito in Tecnica

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La surfata in backside è percepita da molti come meno naturale di quella in frontside.

Dal punto di vista della tecnica, surfare un’onda “dandole le spalle”, se mi consentite l’espressione, presenta alcune problematiche che obiettivamente possono risultare inizialmente difficili da superare. Naturalmente può accadere il contrario, e quindi sentirsi più portati alla surfata in back che non a quella in front ma, per mia esperienza personale, pochi SUP surfer, quasi tutti Goofy, rientrano in tale categoria. Detto questo, una solida surfata in backside non può non appartenere al bagaglio tecnico del SUP surfer. Pensiamo ad un break, magari poco affollato, se non proprio deserto, caratterizzato da splendide sinistre che attendono solo di essere surfate. Perché rinunciarvi? Non solo, facciamo l’esempio contrario e quindi quello delle onde che purtroppo ci ritroviamo spesso a surfare, quelle cioè imprevedibili di beach break. Quasi sempre ci offrono una piccolissima sezione e pochi istanti per effettuare una singola transizione e non è detto che essa sia sempre destra per i Regular e sinistra per i Goofy, anzi … E’ questo lo scenario dal quale parto per illustrarvi i rudimenti della surfata in backside, quello cioè di un’onda irregolare e choppy che presenta per pochi secondi una sezione utile per un backisde. Per completezza il nome completo della transizione di cui vi parlo oggi è “backside slingshot bottom turn”. Prima di illustrarvi le fasi chiave della manovra, premetto che il backside può essere effettuato scambiando le mani sulla pagaia o meno. Nel primo caso la pala punterà verso la sezione dell’onda, nel secondo accadrà ovviamente il contrario. Per quanto mi riguarda, preferisco la prima tecnica dal momento che è possibile, per stringere il top turn immergere la pala stessa sul lip dell’onda facendo fungere la pagaia stessa da perno della transizione, oltre che da punto di appoggio nella re-direzione. Inoltre, guardare la pala della pagaia verso l’onda favorisce la rotazione delle spalle e del bacino nella fase iniziale della manovra. E’ proprio questa, comunque la tecnica che vi illustro oggi e che può essere riassunta nelle seguenti fasi.

Una volta effettuato il tekeoff è assolutamente importante giocare di anticipo se l’onda, come in questo caso, è di difficile lettura. In effetti in questa prima fase osservo subito l’onda chiudere a destra e quindi provvedo subito a scambiare la posizione delle mani sulla pagaia.

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A questo punto sposto la posizione dei piedi più vicino al rail sinistro della tavola. Nel caso di una sezione più lunga e ripida dovrei ruotare il bacino e le spalle decisamente all’interno della curva, oltre a piegare maggiormente le gambe ma in questo caso ho già identificato il punto di attacco sull’onda guardando al suo interno sulla mia spalla sinistra ed esso è esattamente dove l’onda inizia a frangere, ovviamente alla mia sinistra. D’altro canto, non potrei radicalizzare la manovra anche se volessi, in quanto l’onda non è certo ripida. A tal proposito, apro e chiudo subito una breve parentesi per una citazione: “Non fate nulla in più di quello che vi concede l’onda” dice sempre Matt Kazuma ai suoi allievi e sottoscrivo pienamente la sua osservazione.  

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OK, nella foto precedente continuo a mantenere il peso sui talloni ma a concentrarlo maggiormente sul piede posteriore. Al contempo inizio a guardare all’esterno della curva, cioè di fatto verso il fronte di avanzamento dell’onda. Ciò facilita la rotazione delle spalle e del bacino in tale direzione.

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In questa fase della transizione sono arrivato quasi sul lip ed ho mantenuto un buon abbrivio, il che mi consentirà di effettuare un top turn veloce senza stallare e perdere l’onda. Ricordatevi: è la velocità nelle fasi preliminari del top turn (in front o in back) a definirne la qualità. Tornando alla foto della sequenza, lo sguardo è ora volto decisamente lungo quella che sarà la traiettoria seguita dalla tavola dopo la re-direzione. E’ questa la fase in cui occorre spostare la pressione dal rail interno alla curva a quello esterno trasferendo il peso del corpo dai talloni alle dita dei piedi.

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Siamo finalmente al top turn. Dal momento che ho ancora una buona velocità di risalita della sezione ma l’onda sta per frangere alla mia sinistra, ho la necessità di stringere la transizione e quindi immergo la pala della pagaia sfruttandola come perno.

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E’ questa la fase più critica, quella in cui occorre mantenere velocità ed in cui una sinergia di movimenti mi aiuterà a non stallare sulla sezione e mantenere l’abbrivio. Per prima cosa occorre ovviamente sollevare la pala della pagaia dall’acqua, altrimenti si corre il rischio di innescare un 360! Bisogna poi riequilibrare immediatamente il peso del corpo sui due piedi, allentando quindi la pressione su quello posteriore. Lo sguardo continua ad essere orientato verso la nuova direzione di avanzamento.

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I fotogrammi successivi attestano la riuscita della manovra che, a discapito della qualità non eccelsa dell’onda, mi ha consentito di mantenere una buona velocità durante tutte le fasi della manovra.  

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Di seguito la sequenza completa

  • Errori

- Non guardare verso il punto di attacco della manovra. Ricordate: in qualsiasi sport di scivolamento (e non solo) nessun movimento sinergico del corpo può essere correttamente innescato se non si guarda nel verso in cui una manovra deve essere effettuata. Nel backside slingshot bottom turn lo sguardo deve essere indirizzato nella sezione (o parte di schiuma) dell’onda in cui si intende effettuare poi la transizione. Per la riuscita del successivo re-entry, occorrerà poi volgere lo sguardo in basso davanti a sé, cioè nella direzione di avanzamento dell’onda.
- Assumere una stance sulla tavola errata. La stance deve essere piuttosto larga, con il piede posteriore posizionato sul tail pad, preferibilmente il più vicino possibile alla poppa.  Assumere una stance larga, infatti, comporta due vantaggi: abbassamento del baricentro e miglioramento del controllo della tavola. Anche la posizione laterale dei piedi, cioè rispetto alla larghezza della tavola, è importantissima. In questo caso, dato che la manovra sarà innescata dallo spostamento del peso sui talloni, e quindi sul rail interno alla curva che andremo a descrivere, i piedi potranno essere decentrati verso il rail stesso, senza esagerare però, in quanto ciò potrà essere di impedimento nel top turn, quando il peso del corpo andrà spostato dai talloni alle dita per favorire la re-direzione della tavola.
- Non esercitare la dovuta pressione sul rail interno alla curva e/o sulla poppa della tavola. Quante volte mi è capitato di ascoltare paddle surfer lamentarsi per il fatto che la propria tavola “non gira”. Ebbene, spesso, se non sempre, ciò è dovuto al fatto che non si spinge sufficientemente il rail in acqua nella curva e/o non si trasferisce il peso del corpo sul piede posteriore immediatamente dopo.

  • Allenamento

Un po’ come esaminare un’azione sportiva al rallentatore, tutto sembra semplice, ma la sequenza ha una durata complessiva di tre secondi scarsi e quindi vi invito ad immaginare quante informazioni il nostro cervello deve essere in grado di elaborare e trasmettere al corpo in un lasso di tempo così ridotto. Ciò premesso, la prima forma di allenamento che suggerisco è quella che consiste nel provare ripetutamente, per almeno mezzora in ogni session, il backside. Purtroppo, lo ripeto una volta di più, le condizioni mediterranee difficilmente offrono quella costanza, prevedibilità e qualità di onda in grado di accelerare il miglioramento della tecnica di surfata. Ecco che quindi l’allenamento a secco diventa una risorsa essenziale a queste latitudini. Mi riferisco naturalmente allo Street SUP/Surfskate, la cui pratica è raccomandatissima a prescindere ma soprattutto ora che la Bella Stagione è ormai alle porte. Credetemi: potete migliorare moltissimo tutti gli aspetti di surfata “a bordo” di un surfskate e quindi anche il backside, ovviamente sempre nel rispetto di tutti i requisiti di sicurezza che la pratica del surfskate stesso impone.

  • Tavola

Tutte le tavole non dislocanti consentono a SUP surfer dotati di una buona tecnica l’effettuazione di surfate più che decenti. Ovviamente le tavole SUP shortboard meglio si prestano al compito ed averne a disposizione una adatta al proprio livello e caratteristiche fisiche può facilitare enormemente il compito. Comunque, non credete ai “soloni” che vi dicono che per effettuare transizioni radicali sulle onde bisogna pagaiare con l’acqua che arriva alle caviglie, se non proprio ai fianchi. E’ una emerita idiozia! E’ ovvio che le tavole molto strette e di scarso litraggio sono più performanti in surfata, almeno in condizioni di onda regolare e ripida, ma lo è altrettanto il fatto che esse necessitano di un notevole skill, oltre che di una preparazione fisica adeguata. Ad ogni modo, se anche i campioni faticano a stare in piedi su queste tavole anche in condizioni di assenza di vento ed acqua poco increspata, è meglio rinunciare ad un pizzico di radicalità che trasformare le proprie session in incubi. Se il nostro tempo in acqua deve essere speso cadendo spesso, rimanendo seduti sulla tavola in attesa delle onde e superando i frangenti proni sulla tavola stessa, meglio dedicarsi allora al surf da onda.
 

  • Conclusioni

Il “Backside Slingshot Bottom Turn” è una manovra che non può assolutamente mancare nel bagaglio tecnico del SUP Surfer. Nei prossimi articoli tratteremo, nell’ordine, l’Off The Lip e l’Aerial. Stay tuned!

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