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Tips & Tricks

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Iniziamo a praticare (da soli) il SUP. Yes, we can!

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Con la Bella Stagione ormai dietro l’angolo, sta aumentando in modo esponenziale il numero di Email private da noi ricevute in cui ci vengono chiesti suggerimenti per iniziare a praticare lo Stand Up Paddling.

E’ tempo quindi di fornire alcune linee guida che speriamo possano essere capitalizzate dai neofiti di questa appassionante disciplina. Si tratta del primo di una serie di articoli rivolti espressamente ai principianti. Altri, di contenuto più segnatamente tecnico, seguiranno in futuro. Nel frattempo, entriamo nel vivo della trattazione iniziando dalla spinosa questione dei corsi.



Corsi SUP?

Partiamo da un semplice assunto: lo Stand Up Paddling, o meglio lo Stand Up Paddle Cruising, cioè la sua variante più ricreativa e diportistica, è estremamente facile ed intuitivo da apprendere da autodidatti, a patto di farlo con le attrezzature giuste ed in presenza di condizioni di acqua piatta e vento leggero, se non proprio assente. Proprio per questo motivo la frequentazione di un apposito corso basico è praticamente inutile. Ma c’è di più: le due categorie di istruttori SUP in cui potete imbattervi, “certificati” o meno, non offrono alcuna garanzia riguardo al loro skill, sia in termini tecnici che di insegnamento.

Partiamo dai primi, cioè a quelli appartenenti ad associazioni sportive di vario genere (nessuna allo stato attuale è riconosciuta dal CONI, vale la pena sottolinearlo): quasi chiunque può diventare istruttore SUP. Basta iscriversi ad un corso apposito, pagare una sostanziosa quota e voilà … ecco che si può esibire il relativo “certificato” e, se proprio si vuole esagerare, far sfoggio di una variopinta T-shirt con la scritta  “certified instructor” (in Inglese è meglio). Logica vorrebbe che un corso mirato alla formazione di istruttori qualificati dovrebbe essere tenuto da paddler di provata esperienza che alla fine del periodo di istruzione siano in grado di verificare, tramite opportuna selezione e quindi scrematura dei candidati inidonei, la presenza di due requisiti fra i candidati: un consolidato skill tecnico E (lo scriviamo in maiuscolo) buone doti di attitudine all’insegnamento. Quest’ultimo aspetto va doverosamente sottolineato: non è infatti importante il solo possedere conoscenze ma il saperle trasferire. Ebbene, non vi è  alcuna garanzia che un istruttore uscito da un corso possegga questi due essenziali requisiti. Ovviamente non è un problema legato al solo mondo del SUP, ma riguarda anche altri sport, in particolare quelli dove manca ancora un organismo federale capace di selezionare adeguatamente un corpo docente all’altezza.

Riallacciandoci al discorso iniziale, accanto a agli istruttori certificati, di cui abbiamo parlato pocanzi, vi sono quelli che si improvvisano tali. Per le considerazioni di cui prima ciò NON significa che essi siano da scartare rispetto ai primi e anzi, così come fra coloro che ottengono una qualsiasi certificazione, fra di essi vi potrebbero essere paddler con un grado elevato di esperienza e magari con buone attitudini all’insegnamento. In sostanza, la certificazione di per sé non significa nulla così come la declamazione, in sua assenza, di capacità che poi vanno verificate nella pratica caso per caso. In conclusione, se proprio intendete iscriversi ad un corso,  dovreste cercare di verificare le referenze dell’istruttore, a prescindere dalla presenza di una certificazione. Ciò potrebbe essere fatto raccogliendo informazioni presso altri appassionati che hanno già frequentato quello stesso corso. Sia chiaro che le considerazioni di cui sopra sono dettate dal realismo e non vogliono in alcun modo suonare come critica nei confronti di chi intende seguire un percorso “formativo” che contempli la partecipazione ad un corso piuttosto che quello da autodidatta.

Resta comunque il fatto che il costo di un corso non è molto lontano da metà di quello di una tavola usata in buono stato o, se volete, da quello di una pagaia nuova di qualità e la tecnica base di pagaiata può essere appresa semplicemente osservando qualche video su Youtube, fermo rimanendo che essa è del tutto naturale, un pò come camminare. 

Ma è proprio facile?

Assolutamente sì. La curva di apprendimento – stiamo parlando di pagaiare sulla tavola - è assai meno ripida rispetto a quella del Kiteboarding, del Windsurfing e del Surf da onda. E’ comunque cruciale partire con il piede giusto e quindi non commettere tutta una serie di errori che possono rallentare tale processo. I suggerimenti cardine che ci sentiamo di dare in questo articolo introduttivo (presto ne seguiranno altri specifici sulla pagaiata) sono:

- Indirizzare lo sguardo nella direzione di avanzamento NON lateralmente;

- Abbassare il baricentro per migliorare l’equilibrio. Ciò può ovviamente essere fatto mantenendo le gambe e la schiena (almeno) leggermente piegate;

- Sfruttare il punto di massima larghezza della tavola (dove essa è per definizione più stabile) posizionando le gambe in corrispondenza di esso.


Cosa mi serve per iniziare?

Come dicevamo, l’opportuna scelta dei materiali con cui iniziare la nostra avventura “suppistica”, se ci consentite il termine, è essenziale per velocizzare il processo di apprendimento. Non meno importanti sono i requisiti attitudinali, teorici e fisici. Partiamo proprio da questi ultimi.

Requisiti richiesti al paddler

- Acquaticità. Non sottolineeremo mai abbastanza il rilievo di tale requisito, che implica la presenza di una dimestichezza del paddler, sia pure in erba, con l’ambiente acquatico. Saper nuotare, interpretare le condizioni, conoscere i propri limiti, in sostanza “saper stare in acqua” sono tutte prerogative essenziali richieste a chiunque pratichi o intenda praticare sport acquatici. Può apparire scontato ricordarlo, ma quando ci troviamo in acqua, sia pure su una tavola, ci muoviamo in un ambiente che non è il nostro e che comporta rischi a volte del tutto sottovalutati. Ovviamente le doti di l’acquaticità si creano e consolidano con l’esperienza ma, per citare un esempio, voler praticare lo Stand Up Paddling senza essere buoni nuotatori sarebbe una totale idiozia;

- Forma fisica e salute. Anche per quanto riguarda la forma fisica del paddler in erba vale in sostanza quanto detto in precedenza. Il SUP è in grado di migliorarla enormemente ma è comunque necessario partire da una solida base. Per quanto riguarda lo stato di salute, effettuare una visita medica sportiva che lo verifichi sarebbe ovviamente preferibile. Occorre comunque osservare che il Cruising a basso ritmo è salutare anche per i cardiopatici. Basta non esagerare …;

- Conoscenze di meteorologia e consapevolezza dei rischi. Il principiante inizierà a pagaiare in Mare, su un lago o su un fiume. In ogni caso esso dovrà possedere nozioni basilari di meteorologia e quindi essere in grado di interpretare le previsioni e preferibilmente le carte meteomarine, almeno a livello basico. Non a caso il nostro Online SUP Magazine comprende una sezione interamente dedicata a tale importantissima materia. I vari articoli della sezione Meteo/Mare possono essere consultati all’indirizzo http://www.standuppaddling.it/articoli/meteomare-topmenu-45.html . Ricordate di evitare specchi d’acqua caratterizzati da forti correnti (ciò vale in modo specifico per i fiumi), condizioni ventose (in ogni caso MAI uscire con vento moderato o forte da terra) e di mare increspato per fare le vostre prime pagaiate e tenete sempre in giusta considerazione le previsioni meteomarine aggiornate prima di ogni uscita. Anche in questo caso, il sito ha una sezione apposita “Servizi Meteo” accessibile cliccando sull’omonimo banner in alto a sinistra del layout, ovvero accedendo direttamente alla relativa sezione tramite la seguente URL: http://www.standuppaddling.it/content/view/1220/ . Tale sezione comprende le seguenti carte previsionali:  

    - Altezza onde significativa e direzione media AM-ISMAR-CNR
    - Periodo medio mareggiate in secondi e direzione media AM-ISMAR-CNR
    - Stato del mare e vento a 10 metri AM-ISMAR-CNR

Un altro aspetto essenziale da tenere in considerazione sotto tale voce è quello delle imbarcazioni: non praticare il SUP nei pressi dei porti o dove il traffico di natanti, soprattutto a motore, è elevato. Munirsi in ogni caso di fischietto per segnalare eventualmente la propria posizione ai diportisti sbadati è comunque una buona idea;

- Consapevolezza dei propri limiti. Nulla da aggiungere …;

- Rispetto per il Mare e per tutti coloro che lo frequentano sia a livello ricreativo che professionale. Anche in questo caso non occorre aggiungere altro.


Materiali

A livello di materiali una tavola, una pagaia, un leash ed abbigliamento tecnico opportuno per le varie stagioni sono tutto quello di cui avete bisogno. A tal proposito valgono i criteri elencati di seguito:

- Tavola. Il principiante deve necessariamente orientare la propria scelta su una tavola in grado di assicurare una buona stabilità laterale e galleggiabilità. A tal proposito occorrerà prendere in considerazione due variabili essenziali: la larghezza della tavola, espressa in pollici, ed il suo volume in litri. La prima dovrà essere superiore ai 30 pollici, mentre il volume minimo della tavola dovrà essere pari al peso del paddler moltiplicato per il coefficiente 2,2. Si tratta di una formula empirica discussa in questo articolo da noi pubblicato a suo tempo. Nel caso in cui il principiante abbia comunque maturato esperienze in altri sport di scivolamento (acquatici e non) potrà optare anche per una SUP board più stretta (ma mai sotto i 29 pollici) e meno voluminosa, sottraendo 30 Lt. al risultato della precedente formula. Facendo due esempi, un principiante di peso pari a 75 Kg che non abbia maturato esperienze in altri sport di scivolamento dovrebbe optare per una tavola di volume minimo pari a 75 X 2.2 = 165 Lt. e larga 32’’, mentre uno avente lo stesso peso, ma ad esempio proveniente dal Surf da onda, potrebbe tranquillamente iniziare con una tavola di volume minimo di 135 Lt. e larghezza di 29, 30 pollici. Siamo sicuri che ve lo state già domandando: ma la lunghezza della tavola non dovrebbe essere un fattore esso stesso determinante? La risposta è … nì. Una maggiore lunghezza va ad inficiare sulla stabilità longitudinale di una tavola, non certo essenziale, visto che si tende a cadere quasi sempre lateralmente. Anzi, sotto certi aspetti la lunghezza diventa un fattore deleterio a parità di volume e larghezza. In questo caso, infatti, la distribuzione del volume, appunto, su una maggiore lunghezza comporta un peggioramento della stabilità laterale della tavola laddove essa è maggiormente richiesta, vale a dire nell’area di stance di pagaiata. Il paddler sarebbe infatti penalizzato in tal senso da una galleggiabilità inferiore della tavola stessa. Un principiante non dovrebbe comunque scendere sotto lunghezze pari a 9 piedi. Occorre anche aggiungere che acquistare una tavola gonfiabile per iniziare può rappresentare un’ottima soluzione, vuoi per il miglioramento costante della tecnologia di fabbricazione di questa tipologia di tavole, sempre più rigide e leggere, vuoi per ovvi motivi di migliore trasportabilità e stoccaggio. Ovviamente anche per queste tavole valgono le considerazioni di cui prima;

Inflatable

- Pagaia. La pagaia è il motore della nostra tavola e ne va utilizzata una di lunghezza opportuna per la propria altezza. Una pagaia troppo lunga consente di minimizzare la fatica ma incrementa l’effetto row della tavola e cioè la sua tendenza a mutare direzione nel verso opposto rispetto al lato di pagaiata. Di converso, una pagaia più corta genera un maggiore affaticamento in quanto obbliga il paddler a mantenere una posizione più raccolta con gambe e schiena piegate (il relativo abbassamento del baricentro migliora comunque l’equilibrio) ma tende a minimizzare l’effetto row e quindi meglio si adatta a tavole più corte, maggiromente sensibili a tale fenomeno. In virtù di queste considerazioni, suggeriamo l’impiego di una pagaia tagliata (o regolata, nel caso di pagaia regolabile) ad almeno 8 cm in più rispetto alla propria altezza. Non solo, raccomandiamo di acquistare da subito una pagaia di buona qualità e quindi di scartare a priori pagaie di alluminio  e comunque di peso eccessivo e/o troppo flessibili. L’ideale sarebbe una pagaia regolabile di qualità che consenta al paddler di trovare lo sweet spot in termini di lunghezza e che possa essere eventualmente impiegata su altre tavole (più corte) che il paddler con tutta probabilità acquisterà col crescere del proprio skill. Tavole più corte necessitano infatti di pagaie corrispondentemente più corte per limitare l’effetto row, oltre che naturalmente per incrementare la maneggevolezza e limitare l’ingombro in surfata se ci si intende cimentare nello Stand Up Paddle Surfing. D’altro canto l’acquisto di tavole destinate al Fast Cruising o allo Stand Up Paddle Racing comporta l’impiego di pagaie di lunghezza superiore rispetto alla propria altezza anche di 15/18 cm! Ecco perché  suggeriamo al principiante l’acquisto di una pagaia regolabile di buona qualità;

- Abbigliamento tecnico. Protezione dal sole in Estate e dal freddo nelle mezze stagioni ed in Inverno. L’abbigliamento tecnico per il SUP deve ovviamente rispondere a queste esigenze il che significa munirsi di muta di opportuno spessore nei periodi freddi (5/4 o 4/3 mm in Inverno 3/2 mm in Primavera ed Autunno) e di pantaloncini e preferibilmente lycra in Estate. Ma parleremo diffusamente di questo aspetto in un prossimo articolo;

- Leash. Il leash è utilissimo per tutta una serie di motivi ma principalmente per il fatto che è una sorta di cordone ombelicale che ci lega alla tavola. In presenza di onde il leash consente di limitare il pericolo che essa possa ferire bagnanti ed altri surfer e di evitare che venga trascinata via dai frangenti, così come nel caso di vento forte. Anche in quest’ultimo caso, infatti, una caduta potrebbe comportare una nuotata per raggiungerla. Si tratta comunque – è bene ricordarlo – di condizioni NON raccomandate in fase di apprendimento.

Per chiudere con il discorso materiali, il mercato dell’usato delle attrezzature di Stand Up Paddling è ormai particolarmente fiorente. Sul sito è presente una opportuna sezione all’indirizzo:  http://www.standuppaddling.it/annunci-usato.html


Considerazioni finali

Apprendere i rudimenti dello Stand Up Paddling da autodidatti è facile, motivante e molto divertente ma va fatto necessariamente seguendo le regole che sommariamente abbiamo discusso in questo articolo e sempre nel totale, religioso rispetto del Mare e di chi vi si avventura sia per scopo ricreativo che per professione. Il SUP è indubbiamente lo sport acquatico che meglio incarna il concetto di watermania e, a costo di ripeterci, è in ogni caso uno sport estremamente accessibile e facile, almeno nella sua forma più basica. Esso apre letteralmente un mondo di opportunità ed è capace di ridisegnare, in meglio, la vita stessa di chi vi si cimenta, sia a livello fisico che psichico. Molto più di uno sport, un autentico lifestyle … Cosa aspettate allora? Acquistate la vostra prima tavola, pagaia e ... olio ai gomiti!

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