• Annunci Usato
  • Reviews
  • Meteo
  • Carl Vader Blog
  • Street SUP the best crosstraining sport for SUP Surfing
  • Forum
  • Viaggi
  • Tecnica
  • starboard
  • Starboard SUP. Click here!
Stampa

Il Grande Squalo Bianco. Articolo aggiornato con video attacco!

Inserito in Latest

The Great White Shark

Ricordate quando tempo fa vi abbiamo introdotto nell’affascinante mondo degli squali? Ecco, da oggi iniziamo a parlarvi delle principali specie partendo proprio da quella che da sempre terrorizza ed affascina di più: lo Squalo Bianco, in termini scientifici Carcharodon Carcharias.
  

 
  • PREMESSA
 
Esclusa l’Orca, che come noto è un mammifero, questo squalo, frutto di milioni di anni di evoluzione, rappresenta il vertice delle specie predatorie marine. Le potentissime mascelle con grandi denti triangolari e seghettati ai lati, le generose dimensioni e l’attitudine generalmente aggressiva lo rendono di fatto l’autentico re degli abissi. Al di là degli studi condotti già molti anni fa, si deve ad alcuni subacquei il merito di iniziare a comprendere il comportamento interagendo con il Carcharodon Carcharias nel suo elemento naturale. Tra i più noti, il nostro compianto Bruno Vailati, Ron e Valerie Taylor, Al Giddings, Philippe Cousteau (figlio di Jack) ed altri. Ma tutti si sarebbero sorpresi delle più recenti scoperte rese possibili solo grazie a nuovi metodi di ricerca ed alle nuove tecnologie di rilevazione satellitare. Ma di questo parleremo più avanti. Vediamo ora quali sono i tratti essenziali che distinguono lo Squalo Bianco, partendo dalle sue lontanissime origini.

 

  • CARATTERISTICHE
 
Innanzi tutto è l’unica specie di squalo che può fregiarsi del nome “Pescecane”. Chi definisce con questo termine altri squali commette un grossolano errore. Alcuni studiosi fanno risalire le origini del Grande Squalo Bianco a milioni di anni fa ed anzi ne individuano nello squalo preistorico Carcharodon Megalodon, o Megalodonte,  il progenitore. Di enormi dimensioni (18 metri) il resto delle caratteristiche parrebbero essere molto prossime a quelle del Carcharodon Carcharias. Ma in questi ultimi anni tale teoria è stata messa in discussione riconducendone le origini ad un'altra lontana specie: l’Isurus Hastalis ovvero un lontano progenitore dello Squalo Mako. Fatto sta che dall’esame dei resti fossili sembra ormai certo che nel corso dell’evoluzione lo Squalo Bianco è mutato pochissimo raggiungendo una perfezione predatoria che lo rendono una specie apicale. Esso appartiene alla famiglia Lamnidae composta da altre due specie: lo Smeriglio (Lamna Nasus) ed il già citato Mako (Isurus Oxyrincus). Da notare che i tre squali di detta famiglia sono tutti presenti nel Mediterraneo. Sulle massime dimensioni dello Squalo Bianco esiste ancora incertezza. Anni fa si riteneva che l’esemplare più grosso fosse quello catturato a Malta nel 1986 ovvero 7,13 m. Ma oggi dall’esame accurato delle immagini si tende  a riferirne la lunghezza a 6,5 m. Ciò nondimeno anche in assenza di dati specifici alcuni studiosi sostengono che possa raggiungere gli 8 metri di lunghezza, tanto per intenderci la stessa dello squalo bianco del film Jaws. Comunemente uno squalo adulto raggiunge dimensioni intorno ai 4,5 metri. Ma come è possibile riconoscere questa specie? Innanzi tutto dai denti, triangolari e seghettati, disposti su una unica fila sulla mandibola superiore e su più file in quella inferiore. Il terzo dente a destra e sinistra della mascella superiore è piegato verso il centro. La mandibola inferiore blocca la preda, quella superiore, a mò di mannaia ne recide le parti durante il morso. Secondo segno distintivo la coda. Vista dall’alto ai lati può essere notata una carenatura che peraltro contraddistingue le altre due specie delle Lamnidae il Mako e lo Smeriglio. Poi le branchie ampie ed in numero di cinque. Le pinne pettorali presentano alla estremità inferiore una colorazione nera. La forma estremamente idrodinamica ed affusolata vista dall’alto risulta tozza con il muso appuntito. Quando le potenti mandibole entrano in azione una membrana (detta Membrana Nittitante) scende per proteggere gli occhi, che sono molto prossimi alla parte superiore delle enormi fauci. La colorazione è scura sul dorso e chiara, di colore bianco ghiaccio (di qui il nome di questo squalo), sul ventre proprio per facilitarne la mimetizzazione: difficile vederlo se si osserva dall’alto altrettanto difficile vederlo se lo si osserva dal basso. Inutile dire che la pelle è abrasiva e assolve lo scopo tramite contatto con la preda di “informare” il predatore sulle proprie caratteristiche.

 

The Great White Shark

 

Infine, lo Squalo Bianco è un formidabile nuotatore, capace di spostarsi per migliaia di chilometri e di immergersi a notevoli profondità. Da questo punto di vista, occorre osservare che come tutti gli squali, anche il Pescecane è privo di Vescica Natatoria ed è quindi costretto a nuotare in continuazione per respirare. L’ossigeno è infatti filtrato dalle branchie durante il movimento e lo Squalo Bianco non ricorre ad espedienti come quello di rimanere appoggiato sul fondo di tunnel subacquei attraversati da forti correnti, tipicamente adottato da Squali Pinna Bianca di reef e Squali Toro. Superfluo aggiungere che il fatto di dover nuotare in continuazione si riflette sull’appetito dello Squalo Bianco, che definire vorace è un eufemismo. Addirittura come è stato dimostrato da recenti studi condotti in Sud Africa a False Bay può attaccare prede saltando fuori dall’acqua. La enorme massa unitamente alla velocità dell’attacco è tale da tramortire con l’urto la preda, le potenti mascelle fanno poi il resto.

 The Great White Shark

 
  • HABITAT
 
Il Grande Squalo Bianco è cosmopolita ed è presente in gran parte del sesto continente. Il Sudafrica, l’Australia del Sud e la California sono le aree dove è maggiormente presente in virtù della presenza di otarie, leoni marini ed altri mammiferi dei quali abitualmente si nutre. Ma un altro dei “piatti” preferiti dal Grande Squalo Bianco è rappresentato dai tonni, piuttosto comuni nel Mediterraneo. Non a caso, nel “Mare Nostrum”, per quanto rara, questa specie di squalo è ben presente ed alcuni studi tendono ad identificarne come sua maggiore area riproduttiva il triangolo formato dall’Isola di Malta quella di Lampedusa e la Tunisia. Nel vicino Banco di mezzogiorno la sua presenza è stata segnalata più volte. Dicevamo che nel nostro mare il Carcharodon Carcharias predilige nutrirsi di tonni e nel passato diversi esemplari sono rimasti intrappolati nelle reti della tonnara di Favignana. Nella sua dieta “mediterranea” abituale rientrano anche pesci spada e delfini. Proprio in Sicilia alcuni pescatori, per definirne tale predilezione predatoria, lo chiamano Pisci Tunnu. Più in generale è presente anche a latitudini più elevate, fino al mar Ligure ed in alto Adriatico. In effetti la sua presenza può di fatto essere riscontrata ovunque nel nostro mare ed esemplari anche grandi sono stati catturati in tutte le nostre regioni costiere.

 The Great White Shark


A differenza di altri squali il Carcharodon Carcharias può termoregolare la propria temperatura corporea il che lo rende adatto anche a vivere in acque fredde come quelle sudafricane e californiane. Recenti studi hanno dimostrato che tale specie può seguire flussi migratori. Dopo essere riusciti ad agganciare per la prima volta un trasmettitore GPS sul dorso di un grande esemplare sudafricano, i biologi marini sono rimasti sbigottiti dopo aver tracciato il lungo viaggio di quell’esemplare che lo ha portato fino all’Australia con alcune discese negli abissi fino a centinaia di metri di profondità! Il motivo di tale comportamento è ancora oggetto di studi. E’ anche noto ad esempio che una parte della comunità di squali bianchi californiani si sposti in un area prossima alle Isole Hawaii. Proprio di recente, presso la costa sud dell’Isola di Maui un grosso squalo bianco ha attaccato una imbarcazione danneggiandola seriamente. Vi è però un dato contrastante con questo movimento migratorio e cioè che dal 1930 ad oggi, è stato registrato un solo attacco documentato agli esseri umani da parte di uno Squalo Bianco alle Isole Hawaii, precisamente ad Ohau.
Nel nostro mare essendo come si diceva ghiotto di tonni parrebbe seguire la stagione del “passo” di questi ultimi concentrando poi i propri sforzi predatori nelle aree dove i tonni si riproducono. In una di queste aree (l’isola di Favignana nelle Egadi), è presente l’ultima tonnara ancora in esercizio.

 

  • COMPORTAMENTO E RISCHI PER L’UOMO
 
Il Grande Squalo Bianco è ritenuto la specie più pericolosa per l’uomo sia in virtù delle grandi dimensioni sia in virtù della eccezionale attitudine predatoria. Ciò nondimeno i casi di ingestione completa del malcapitato sono rarissimi. Molto più frequente è l’attacco non reiterato tramite un primo morso “di assaggio”. Le teorie più accreditate vorrebbero che verificata la natura umana della preda, lo squalo si disinteressi ad essa poiché non gradita. Ahimè, le caratteristiche fisiche del Carcharodon Carcharias possono rendere quel primo attacco fatale. Recentemente alcuni studiosi australiani hanno introdotto una nuova teoria: solo gli Squali Bianchi più vecchi (e grandi), a volte malati ed ormai meno abili nel nuoto si avvicinano alla costa ed attaccano prede meno veloci tra cui l’uomo. E’ una teoria interessante ma difficilmente verificabile. Sta di fatto che lo Squalo Bianco è responsabile del maggior numero di attacchi non provocati all’uomo. Secondo alcuni studiosi ciò non è vero poiché la specie che attacca più frequentemente gli esseri umani è lo Squalo Toro ma questa rimane una teoria poco credibile e non suffragata dalle statistiche. E qui nel Mediterraneo? Secondo l’ISAF (International Shark Attack File) gli attacchi ad uomini ed imbarcazioni nel Mediterraneo inputati allo squalo bianco sono 37. Si tratta di attacchi nei quali esiste la certezza assoluta dell’evento. L’ultimo attacco fatale è occorso a Piombino nel febbraio del 1989, Golfo di Baratti, nel quale uno sfortunato subacqueo è stato attaccato e completamente ingerito da un Carcharodon Carcharias di oltre 6 metri di lunghezza. Lo stesso anno, nel mese di Giugno presso Marina di Carrara (Marinella) un surfer è stato morso alla gamba destra da un esemplare di circa 3 metri.  L’ultimo attacco registrato invece si è verificato ai danni di una donna che remava su una canoa surf a Santa Margherita Ligure nel Luglio del 1991. Il segno della mascella ed un dente conficcato nella carena al riguardo non lasciano adito a dubbi. Ahimè all’Italia spetta a livello mediterraneo il primato di attacchi di Squalo Bianco. In tale ambito occorre citare un episodio curioso che rientra nella epopea della subacquea romana. Nel Settembre del 1959 il noto produttore cinematografico Goffredo Lombardo riuscì, mentre si trovava in immersione nei fondali di San Felice Circeo, a resistere all’attacco di un Carcharodon Carcharias di oltre quattro metri. La sua vendetta si consumò giusto una settimana dopo quando, grazie ad un grosso amo ed una succulenta esca di carne, riuscì a catturare lo squalo che poi fu fotografato presso il porto di San Felice. Ahimè tre anni dopo, nel Settembre del 1962, uno dei più grandi subacquei dell’epoca, Maurizio Sarra, fu attacato al largo del Circeo sulla Secca del Quadro da uno Squalo Bianco; a causa della gravissima ferita riportata ad una gamba morì dopo poche ore. All’epoca si cercò di ricondurre la responsabilità dell’attacco ad un altro rappresentante della famiglia delle Lamnidae, lo Smeriglio, ma pochi concordano in proposito. Sta di fatto che un attacco di squalo nei nostri mari può quasi con certezza essere riconducibile al grande Squalo Bianco i cui avvistamenti, seppur rari, avvengono a tutt’oggi. In effetti lo Squalo Bianco tende a prediligere acque profonde avvicinandosi alla costa solo in presenza di abituali prede quali ad esempio mammiferi marini o, come dicevamo prima, seguendo lo spostamento dei tonni.
Venendo al suo comportamento, questi ultimi anni di studi hanno rappresentato una autentica svolta. Innanzi tutto è l’unico squalo che ponendo la testa fuori dall’acqua osserva ciò che accade in superficie … e questo era noto. Ciò che non era noto è che svolge una vita di relazioni sociali piuttosto sviluppata cacciando addirittura in gruppo, così come dimostra il video di un attacco coordinato di tre squali bianchi ai danni di un surfista sudafricano. Ma c’è dell’altro: è un animale curioso e diffidente tanto che alcuni subacquei sfruttando queste caratteristiche hanno imparato a nuotare in acqua libera con esso. Il precursore fu Al Giddings in California (nelle Farallon Islands) ma alcuni subacquei sudafricani si stanno spingendo davvero oltre ciò che solo pochi anni fa era considerato inimmaginabile. Questo tenderebbe a sfatare il mito che esso attacca sempre e comunque. Ciò nondimeno l’interazione uomo Carcharodon Carcharias rimane potenzialmente fonte di grossi rischi. L’evento nei nostri mari di incontrarne uno rimane estremamente remota. In altre latitudini invece il numero di Squali Bianchi è in aumento e ciò parrebbe correlato alla crescente presenza di mammiferi marini quali ad esempio foche, otarie e leoni marini. Ricordiamo per dovere di cronaca che lo Squalo Bianco è specie protetta ritenuta qualche tempo fa a rischio di estinzione.
Ovviamente, mentre legge queste note l’appassionato di Standuppaddling si chiederà “si sono verificati attacchi ai danni di paddlers? La risposta è: al momento no. Ciò non significa che tale ipotesi possa essere esclusa. Di certo praticare il nostro sport in un’area costiera dove sia stata segnalata la presenza di uno squalo bianco od in generale di altre specie pericolose è assolutamente da evitare. Nel mare siamo e rimaniamo ospiti e le precauzioni basiche che devono essere adottate non vanno mai ignorate. 
Di seguito un video che documenta, primo del suo genere, un attacco di Squalo Bianco in soggettiva. Esso è avvenuto recentemente nelle acque della costa atlantica sudafricana e fortunatamente conclusosi senza gravi conseguenze.
 
[youtube://www.youtube.com/watch?v=6KEXUaIlqzA 460 380]  

 

  • CONCLUSIONI
 
A False Bay poco distante da Cape Town in Sudafrica esiste una delle più nutrite comunità di Squali Bianchi al mondo. Ed è proprio qui che si concentrano gli studi su questa specie proveniente dal passato ma ancora oggi capace di affascinarci e terrorizzarci. Una lunghissima evoluzione ha reso il Carcharodon Carcharias un predatore perfetto ma anche un essere capace di sopravvivere dall’era preistorica e di arrivare fino ai giorni nostri, probabilmente come unico vero attuale testimone della storia biologica del nostro pianeta. Mentre l’uomo si sta spingendo ancora verso la conquista dello spazio, c’è ancora sul nostro pianeta un mondo ancora quasi completamente da scoprire, il sesto continente, del quale il Carcharodon Carcharias è l’essere che più di ogni altro ne incarna il profondo mistero.
 
 
  •  APPENDICE. GLI ATTACCHI DOCUMENTATI IN ITALIA

 

White Shark Attacks in Italy

 

Gli attacchi di squalo bianco registrati in Italia dal 1926 ad oggi secondo l’ISAF (International Shark Attack File) sono i seguenti:

 

- 1926 Luglio a Varazze un bagnante viene attaccato ed ucciso da uno squalo bianco di circa sei   metri;
- 1956 Settembre, al largo del promontorio del Circeo (2,5 Km.) un subacqueo (Goffredo Lombardo)  viene attaccato da uno squalo bianco di circa quattro metri; ne esce illeso e riuscirà a catturare lo squalo dopo una settimana;
- 1962 Agosto, ancora le acque del Circeo protagoniste. Uno squalo bianco attacca un sub.
-1962 Settembre. Un’annata nera al Circeo che culmina con  l’ attacco mortale di uno squalo  bianco ad uno dei più famosi subacquei dell’epoca Maurizio Sarra. Questi viene morso ad una gamba mentre conduce una battuta di pesca subacquea sulla secca del Quadro;
-1963 Luglio. Ci spostiamo nel mare Adriatico dove il “bianco” è di casa: a Riccione un sub subisce un attacco da uno squalo bianco di circa quattro metri;
- 1978 Settembre, dopo quindici anni nei quali non si registrano attacchi nelle nostre acque uno squalo bianco di circa cinque metri  attacca un subacqueo nelle acque di Anzio.
-1983 Giugno. A Riomaggiore (Mar Ligure) uno squalo bianco di circa tre metri cerca di attaccare un sub
-1986 Luglio. A Punta Secca (Ragusa, Sicilia), un bagnate viene attaccato a 300 metri dalla riva da uno squalo bianco;
-1989 Febbraio. Nel Golfo di Baratti nei pressi dello scoglio della stellina un subacqueo viene attaccato ed ucciso da un grosso squalo bianco (oltre sei metri). Il corpo non viene più trovato.
-1989 Giugno. Marinella nei pressi di marina di Carrara. Unico caso di attacco ad un surfista che viene ferito ad una gamba da un bianco di circa tre metri mentre si trova parzialmente disteso sulla tavola;
-1991 Luglio, Santa Margherita Ligure attacco ad una canoa/surf condotta da  una bagnante a circa 20 m dalla riva. (squalo bianco di circa tre metri). La bagnante caduta in acqua si trova a tu per tu con lo squalo e si salva salendo rapidamente su di una imbarcazione a remi. Lo squalo lascia nella carena l’importa del morso ed un dente di qui è risultato molto facile risalire alla specie.
e-max.it: your social media marketing partner

Non hai i privilegi necessari per postare commenti