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Storia

Aloha e benvenuti nel primo sito italiano di Stand Up Paddling o SUP. Occorre chiarire da subito che il SUP non è assolutamente un nuovo sport, come lo è stato qualche anno fa il Kiteboarding.

La nascita dello Stand Up Paddling fra mito e realtà. 

Stando ad analisi dei diari di James Cook, già nel 1778 l'esploratore inglese, come primo europeo a sbarcare alle Hawaii, ebbe modo di osservare alcuni nativi pagaiare in posizione eretta su grosse tavole per cavalcare le onde. Altri ritengono che si trattasse semplicemente di pescatori e che, in ogni caso, la nascita di questo sport sia avvenuta intorno agli anni 50 a Waikiki, con la riscoperta del Surf da onda capitanata da Duke Kahanamoku, che avrebbe creato, anni dopo, la prima generazione di beachboys. E' in quegli anni  che iniziarono ad essere pubblicate sui quotidiani statunitensi le prime foto di surfisti. Sembra che uno dei fratelli Ah Choy (Bobby), fra i più noti beachboys dell'epoca, ebbe un'idea per scattare delle foto in acqua e quindi più vicino all'azione con una prospettiva completamente diversa e più realistica. Si fece prestare un remo e pagaiando su un longboard arrivò, senza cadere, nei pressi del break point, immortalando l'azione per la prima volta dall'acqua con una Kodak.

Laird Hamilton a Ho'okipa, Maui. Dicembre 2007

Laird Hamilton a Ho'okipa, Maui. Foto di Giampaolo Cammarota. mauisurfreport.blogspot.com

Il "Beachboy Surfing". 

Senza saperlo, Bobby aveva creato un nuovo modo di surfare che fu battezzato "Beachboy Surfing". Ma nessuno all'epoca pensò che uscire con una tavola grande e remo, sarebbe stato enormemente appagante anche senza la necessità di usare quel mezzo per fare fotografie.

I primi anni '70.  

Siamo arrivati agli anni 70. Con la shortboard revolution, sembrò che addirittura surfare con i longboard fosse diventato anacronistico, ma non per tutti. John Zabatocky, come Bobby Ah Choy anni ed anni addietro, iniziò ad uscire con tavola e remo per scattare foto agli altri surfer e poi adottò questa tecnica come suo unico modo di surfare.

 

La riscoperta del "Beachboy Surfing". Laird Hamilton. 

Sebbene Bobby Ah Choy e John Zabatocky possano essere considerati i pionieri di tale sport, è il più grande surfista oggi vivente, vale a dire Laird Hamilton, che ne gettò le basi per la sua riscoperta e definitivo successo. Già anni addietro Laird aveva introdotto un nuovo e più efficiente modo di surfare le grandi onde oceaniche grazie all’assistenza della moto d’acqua, facendo così nascere il Tow Surfing o, più brevemente, Towing. Se nel caso del Towing l’idea di farsi trainare sull’onda era nata da una comune barca usata per fare Wakeboarding, l’ispirazione questa volta Laird l’avrebbe avuta osservando alcuni istruttori di surf hawaiani che per meglio seguire gli allievi durante i corsi preferivano affiancarli su longboard rimanendo in posizione eretta e pagagliando con un remo. Pur non trattandosi quindi, come nel caso del Towing, di una vera e propria innovazione, a Laird va comunque riconosciuto il merito della riscoperta del "Beachboy Surfing" così come l'affinamento del mezzo, e quindi dello shape delle tavole da SUP e del remo. A distanza ormai di qualche anno passato dall'inizio della pratica isolata da parte dei precursori di tale sport (meritano particolare menzione Dave Kalama e Robby Naish), lo Standup Paddling è ormai uno sport affermato ed in piena espansione, con una crescita esponenziale del numero di appassionati ed un'offerta di materiali sempre più completa ed orientata all'innovazione, basti pensare ai remi in carbonio e all'alleggerimento continuo delle tavole.

 

Il SUP come sport acquatico "Crossover". 

Così come è stato per il Windsurfing molti anni fa e per il Kiteboarding di recente, lo Standup Paddling, in quanto sport "crossover" è in grado di richiamare l’attenzione di appassionati di altre attività sportive acquatiche, come, appunto, il Surf da onda, il Kayaking, il Windsurfing ed il Kiteboarding, tanto per menzionarne alcune.

 

Perchè ha successo.  

I motivi dell’entusiasmo che sta circondando lo Standup Paddling sono molteplici: il primo e più insospettabile, soprattutto per praticanti di sport sicuramente più dinamici come il Windsurfing o il Kiteboarding, è il divertimento. Il solo pagaiare su una SUP board, facendo cruising lungo la costa, cioè diporto, è piuttosto divertente ed appagante, anche in considerazione del fatto che dal punto di vista del fitness si tratta di un eccellente allenamento. Occorre anche osservare che alcune delle più moderne tavole proposte delle case produttrici sono dotate di scassa d’albero e quindi possono essere usate come windsurf da vento leggero. Inoltre la differenza rispetto ad un longboard da surf classico è la possibilità di surfare onde non solo più piccole, ma anche in anticipo, visto che le tavole SUP sono più grandi. La tecnica di surfata è poi fondamentalmente la stessa con in più il vantaggio di poter usare il remo non solo per migliorare il proprio equilibrio, ma anche per effettuare manovre molto radicali immergendone la pala durante la surfata e facendolo dunque fungere da pinna mobile. Trovandosi in posizione eretta sulla tavola già prima della surfata è anche più semplice selezionare le onde migliori dei set. L’altro vantaggio, soprattutto per i Windurfisti ed Kitesurfisti che frequentano spot poco ventosi, consiste nel fatto di poter andare in acqua ed allenarsi con continuità. Andrebbe anche menzionato il valore aggiunto di tale sport che consente di uscire in qualsiasi specchio d'acqua, anche piccolo.

 

La tecnica.

A livello squisitamente tecnico lo Standup Paddling non è molto difficile da apprendere, soprattutto se si proviene dal Surf da onda e dal Windsurfing. Tuttavia si consiglia la frequenza di un corso specifico, visto che è facile commettere molti errori in fase di auto apprendimento, errori che oltre a renderne più lungo il processo, possono poi condizionare negativamente la pratica di tale sport. 

marco 

Note dell'Editore

Mi chiamo Marco Stefanini e sono passati ormai venti anni da quando mio fratello mise in acqua per la prima volta una tavola da windsurf, di fatto cambiando, in meglio naturalmente, entrambe le nostre vite. Tuttavia, ben prima di quel fatidico giorno il mare poteva essere considerato come il nostro playground: immersioni in apnea ed avventure vissute con piccoli canotti, barche a vela e a motore avevano già segnato la nostra fanciullezza con un “imprinting” di cultura marinaresca. In tutti questi anni abbiamo assistito al boom del Windsurfing prima, a quello del Kiteboarding dopo e all’affermarsi del Surf da onda anche qui nel Mediterraneo. Ma proprio da appassionato di tali sport sono alla costante ricerca di vento ed onde e so quanto può diventare frustrante recarsi al mare nel weekend per verificare l’assenza, spesso contemporanea, di questi due ingredienti essenziali. Circa 8 anni fa, mentre mi trovavo a Maui in Autunno, ebbi per la prima volta modo di osservare, naturalmente stupito, un surfista trascinato da un gigantesco aquilone e l'impressione che ne ricavai è che stesse navigando completamente fuori controllo. Così pensai erroneamente che questi tentativi non avrebbero avuto alcun risvolto pratico. Infatti non avrei mai creduto che sarebbe stato possibile risalire il vento in modo soddisfacente con un tale mezzo, ma se anche fosse stato così, mi dissi, come può avere successo uno sport prettamente individuale che però richiede l’assistenza di altri per partire e tornare sulla spiaggia?

Presto tutto il mio scetticismo sul nascente Kiteboarding si sarebbe dimostrato ingiustificato, tanto che di lì a poco ne sarei diventato un assiduo praticante. Mai però  avrei immaginato che nel giro di pochi anni mi sarei ritrovato nella stessa situazione: quella, cioè, di osservare qualcuno in acqua navigare su un mezzo … insolito. Superfluo dire che anche in questo caso mi trovavo alle Hawaii, un'autentica fucina di sport acquatici di stampo surfistico.

Stavo uscendo con le attrezzature da Windsurfing nel mio spot preferito a Maui quando, dopo aver surfato un'onda, osservai una sorta di ... gondoliere che si stava avvicinando al break pagaiando furiosamente con un remo su quello che sembrava a  tutti gli effetti un Long Board, solo un pò più grande. Il surfista in questione era Laird Hamilton (!) in persona. Ricordo che il primo pensiero, anzi la prima parola, che attraversò la mia mente fu "geniale". Subito dopo però mi posi l'ovvio quesito del perchè qualcuno non ci avesse mai pensato prima a questo modo di muoversi su una surf board, visto che si trattava certamente di un metodo geniale ma al tempo stesso semplice, non complicato, azzardato e visionario come quello che consiste nello sfruttare un  .... aquilone. Ed in effetti, come avrei presto saputo, si trattava della riscoperta di una forma di Surfing che qualcuno fa tuttora risalire (almeno ...) ai tempi delle esplorazioni di James Cook.

L’anno successivo, tornato a Maui, quello che era sembrato uno sport praticato giusto dal migliore surfista del mondo e da pochi altri, era maturato al punto di aver fatto proselitismo fra molti appassionati, non solo come sarebbe stato logico di Surf da onda, ma anche provenienti dal Windsurfing e dal Kiteboarding, basti pensare a Robby Naish, Dave Kalama, Michi Schweiger ed Elliot Leboe. La cosa sorprendente è che questi Stand Up Paddlers uscivano anche in condizioni di acqua piatta. E’ probabilmente questo piccolo dettaglio che mi fece cogliere tutte le potenzialità del SUP.

Se questi appassionati andavano in acqua anche in tali condizioni, in un posto dove le onde ed il vento ci sono spesso e volentieri, poteva significare solo una cosa: lo Stand Up Paddling è divertente anche facendo semplicemente cruising e come minimo si tratta di un ottimo allenamento. Così mi ripromisi di apprenderne la tecnica e di acquistare le attrezzature in Italia come fossero state disponibili sul mercato, non sapendo che avrei dovuto attendere ancora un anno, visto che purtroppo l'ipotesi di riportare da Maui tavole di circa 3.40 m sarebbe stata poco praticabile.

Mentre scrivo siamo alla fine del 2007 e pochissimi rivenditori in Italia hanno disponibilità di SUP boards e si spera che nei prossimi  mesi la situazione sia destinata a migliorare. Senza gettare la croce addosso a nessuno in particolare, devo purtroppo registrare il fatto che sia gli importatori che i dettaglianti italiani non stanno cogliendo da subito le potenzialità di tale sport, cosa che invece è già avvenuta negli USA e in altre nazioni europee, Francia e Gran Bretagna in testa. Considerando il fatto che il SUP in tali paesi sta già attingendo dai bacini di utenza dei surfisti da onda, windsurfisti, kitesurfisti, senza parlare di appassionati di Kayaking e canoa, ciò lascia davvero esterefatti!

Voglio concludere questo mio redazionale con un invito: il SUP è stato creato da amanti del Mare per amanti del Mare. Rispettate il Mare ed i praticanti degli altri sport acquatici, tenendo sempre presente che con una tavola da SUP non è necessario surfare proprio gli stessi picchi dei break affollati da surfisti da onda. Infatti, onde assolutamente non surfabili con una tavola corta da Surf o addirittura un mini Malibu se non un Long Board classico, lo diventano senza problemi con una tavola dedicata allo Stand Up Paddling. L'invito è dunque quello di non creare inutili attriti con la comunità dei surfisti da onda. A parte il fatto che molti, ma proprio molti, di questi ce li ritroveremo presto insieme a navigare e surfare insieme a noi sulle loro SUP board. Garantito!    

Have fun and respect the Ocean,

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