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Dal Surfskating al Longboarding

Inserito in Street SUP

Surfskating@Longboarding

Nelle mie intenzioni il blog dedicato allo Street SUP doveva rimanere ancorato al binomio skateboard + land paddle. Non è stato così.

 

Nel momento stesso in cui ho iniziato ad apprendere i rudimenti della variante a terra dello Stand Up Paddle Surfing, non avrei mai immaginato la piega che avrebbero preso gli eventi di lì a poche settimane. In fondo, però, la premessa stessa dalla quale ero partito era già stata smentita dai fatti. Intendo le difficoltà iniziali, rivelatisi del tutto trascurabili contrariamente alle attese, nel muovere i miei primi passi in un terreno, quello dello skateboarding, di fatto inesplorato per me fino ad allora. Ma questa, riallacciandomi alla premessa, sarebbe stata solo la prima di altre sorprese che hanno accompagnato sin qui la mia entrata nel mondo del SUP su strada. Infatti, come in un film di M. Night Shyamalan, quello de “Il Sesto Senso” per intenderci, un paio di twist avrebbero e stanno tuttora cambiando il mio approccio allo Street SUP. Il primo, di cui vi ho parlato nel precedente post del blog, riguarda il Surfskating. Il secondo il … Longboarding.

 

  • Dal Surfskating al Longboarding  

Premesso che i surfskate Carver anche nelle misure più piccole sono tecnicamente dei longboard , lo è altrettanto il fatto che i longboard skate propriamente detti sono comunque caratterizzati da lunghezze che superano i 35’’ e da soluzioni progettuali che si dovrebbero adattare alle varie sotto-discipline di questa branca dello Skateboarding, principalmente: freeride, freestyle, downhill, dancing e LDP (Long Distance Pumping). Fermo rimanendo che i truck Carver (CX o C7) possono rendere più adatti al Long Distance Pumping anche alcuni Longboard tradizionali, questo mio interesse per il Longboarding è stato scatenato dall’ebrezza che ho provato percorrendo le prime discese con i Carver, sia settati con truck C7 che CX. A parte il divertimento derivante dall’esplorare pendenze con tali tavole, un fattore limitante mi è subito parso evidente: l’instabilità del mezzo a velocità relativamente elevate, che fra l’altro mi ha portato vicino al “disastro” in un paio di occasioni. Questa mia predilezione per le pendenze da un lato mi ha spinto a concentrarmi sul miglioramento delle tecniche di controllo della velocità e di frenata, dall’altro ad iniziare la ricerca di una tavola più stabile, adatta alle discese ed in generale più veloce. Ecco che quindi questa mia esigenza mi ha introdotto al mondo del Longboard Skating e quindi mi ha spinto ad acquistare il mio primo long propriamente detto: un Original Apex 37’’.

 

  • Il mio primo longboard skate!

Un surfskate Carver si acquista, in sostanza, chiavi in mano. Deck + truck (C7 o CX) + ruote. Certo, si può scegliere un deck diverso, magari più lungo ed adatto alla propria statura e stile, ma la sostanza rimane: un Carver farà sicuramente ed assolutamente quello che ci aspetta da esso, senza necessità, almeno all’inizio, di cambiare nulla nel setup originale. Dovendo acquistare invece un long, ci si inerpica in una giungla dalla quale, se non si hanno le idee chiare sull’impiego che si intende farne e ci si documenta in accordo, è praticamente impossibile uscire! La lunghezza dei deck, il tipo di truck e le ruote sono in realtà solo alcune variabili di una complessa equazione che comprende tanti altri dettagli che vanno dai gommini dei truck stessi, ai pivot cup, al tipo di deck e relativo flex ecc. Tutti questi particolari possono, anzi devono, essere scelti in modo opportuno con riferimento alla disciplina nella quale intendiamo cimentarci, oltre che in base alle nostre caratteristiche fisiche, peso ed altezza.
Ovviamente tutti i rivenditori, online e non, propongono pacchetti già assemblati ma credetemi sulla parola: andare poi a modificare alcuni dettagli, anche poco costosi, può fare una differenza enorme. Prima di proseguire, vorrei fosse chiaro una volta di più che sto scrivendo da “absolute beginner” e che tutto quello che segue dipende esclusivamente da quanto ho appreso finora in materia. Entrando nei particolari e tenendo in considerazione che ho iniziato a cimentarmi nel Freeride con un pizzico di LDP, cito di seguito gli aspetti che ho considerato per l’assemblaggio del mio primo long:

  1. Stabilità: ormai lo avete capito, tutto nasce da bisogno di avere sotto i piedi una tavola al tempo stesso più veloce e soprattutto più stabile. Questo mi ha portato a scegliere una tavola con un deck ribassato rispetto alla posizione di montaggio dei truck (Drop Through, nella fattispecie). Un ulteriore vantaggio offerto da queste tavole è che esse consentono un maggiore controllo nelle carvate e soprattutto negli slide in virtù del baricentro più basso. In sostanza, se un Carver può essere equiparato ad una normale automobile, un long Drop Through equivale ad un modello sportivo con assetto ribassato, non a caso tale tipologia di tavole è usata nel Downhill. Lo svantaggio è che per effettuare slide con un long, la velocità di partenza deve essere superiore, non certo un problema nel mio caso in quanto andare e manovrare più velocemente ed in modo più sicuro e controllato era esattamente il mio obiettivo.
  2. Pushing & Pumping: se con un Carver riesco ormai a risalire – con fatica, s’intende – pendii anche relativamente ripidi, con un long non espressamente dedicato al Long Distance Pumping ciò è molto più difficile. D’altro canto la classica spinta con un piede (Pushing) che è possibile ottenere con un long è facilitata, soprattutto in quelli con deck ribassato. Non essendo ancora particolarmente skillato nelle tecniche di Pushing, il mio obiettivo era quindi quello di configurare la tavola in modo tale che consentisse anche il Pumping, ovviamente non attendendomi comunque miracoli in tal senso e quindi una capacità di “pompaggio” simile a quella garantita da un Carver.

Come ho anticipato, per quanto riguarda il deck, la mia scelta è caduta sulla tavola Original Apex 37’’ di taglia e flex ideali per le mie caratteristiche fisiche e l’uso che ne intendevo fare. Sui truck la scelta è stata molto sofferta e solo dopo essermi documentato a lungo ho optato per i Caliber II Fifty 10’’. Riguardo ai cuscinetti, ho scelto degli ABEC 7 e come ruote le Orangatang Stimulus 70mm 80A che avevo in realtà già acquistato per i Carver.

 

  • The Devil is in the details

Adoro il detto anglosassone che dà il titolo a questo paragrafo! Sono i dettagli a fare la differenza nello sport, nel lavoro e nella vita in generale. D’altro canto essere in grado di operare su di essi in un qualsivoglia contesto necessita di una preventiva fase di studio e documentazione, spesso lunga, ma comunque interessante. Ho fatto questa premessa in quanto da novizio ritenevo erroneamente che la scelta del setup long + truck + ruote + cuscinetti non avrebbe lasciato troppo spazio ad ulteriori cambiamenti, almeno a breve. Ma veniamo alla cronaca: ricevuto lo scatolone con lo skate ed i truck già assemblati, provvedevo a montare le ruote con i relativi cuscinetti. Il giorno seguente potevo provare il setup, inizialmente con il land paddle, dovendo ancora sviluppare una buona tecnica di Pushing. Prime sensazioni: velocità, stabilità, direzionalità e sorpresa delle sorprese, possibilità di pompare la tavola come essa raggiungeva una certa velocità. L’unica nota dolente risultava essere una certa durezza nel Carving, come quella che deriva dal surfare con una tavola troppo grande per le proprie caratteristiche fisiche. Eppure uno dei motivi che mi avevano portato a scegliere i truck Caliber era proprio quello di essere particolarmente adatti al Carving stesso e al Freeride in generale. Un dettaglio mi sfuggiva e, dopo ulteriori ricerche, esso si rivelava essere uno dei componenti (anzi due, in realtà) di ogni truck che non solo può ma deve essere scelto in accordo al proprio peso ed all’uso che si intende fare dello skate: i gommini o bushing, due per ogni truck. Come nel caso delle ruote, essi sono contrassegnati da diversi gradi di durezza. A gommini più duri corrisponde una capacità di manovra inferiore ma ad essa fa da contraltare una maggiore stabilità. Di converso, gommini più morbidi consentono al mezzo una maggiore manovrabilità a discapito della stabilità. Ebbene, i gommini di serie dei truck da me scelti avevano una durezza pari a 89a decisamente troppo duri (a meno di non cimentarmi nel Downhill) per un peso leggero come il sottoscritto. Non finisce qui, comunque. Lo stesso shape dei gommini può ulteriormente esaltare o meno la reattività del truck. A parità di durezza quelli conici, ad esempio, sono tali da assicurare una maggiore manovrabilità rispetto a quelli cilindrici. Inoltre, dal momento che i gommini sono due per ogni truck, si possono amalgamare durezze e forme diverse in modo tale da trovare il setup ideale e quindi eventualmente cambiarlo a seconda della disciplina nella quale ci si intende cimentare di volta in volta. Ciò premesso, il passo successivo era quello di ordinare gommini più morbidi ed optavo per due set di Khiro 79a Tall Cone Bushings. Fortunatamente sostituire i bushing si rivelava essere una operazione estremamente facile e veloce. Fatto sta che dopo 10 minuti scarsi dalla consegna dei nuovi gommini ero già in grado di provare la tavola con il differente setup. Senza esagerazione, rimanevo sbalordito dall’effetto che una spesa di 11 € (tanto costano i gommini da me acquistati) aveva sulle prestazioni del mio long! Esso risultava ora molto più sensibile al legs pumping e più morbido e manovriero. Ecco, troppo morbido. Questo mi portava a ripensare alle decine di messaggi che avevo letto sui forum di Longboarding riguardo ai gommini, in particolare al fatto, anticipato prima, che è possibile amalgamare gommini di durezza e forma diversa addirittura sullo stesso truck. L’idea era quella di lasciare i due bushing conici da 79a sull’anteriore e di sostituire quello più basso sul posteriore con il gommino originario, di forma cilindrica, più duro. Tale scelta si rivelava azzeccata e nella session successiva la tavola mostrava doti di stabilità e di direzionalità nel complesso migliori, pur avendo perso solo una frazione della vivacità di manovra ed efficienza di pompaggio da me desiderate. In ogni caso, potevo continuare a  pomparla con le gambe già a velocità nettamente inferiori rispetto a quelle con cui potevo far ciò con i due set di gommini originali e la stabilità rimaneva comunque più che soddisfacente anche negli slide in pendenza. E’ proprio vero: il Diavolo sta nei dettagli!

 

  • Longboard. Cosa cambia rispetto ad un surfskate?

E’ in fondo la domanda che mi sto ponendo dal momento stesso in cui sto alternando i Carver al longboard e la risposta è: tutto e niente. Cambia tutto perché il long è molto più stabile, anche con truck settati morbidi e questo enorme vantaggio è evidente in discesa e negli slide. E’ poi molto più veloce, direi quanto una bici da strada rispetto ad una MTB, ma è anche meno manovriero di un surfskate Carver, almeno dei modelli più corti. Non cambia niente in termini di tecnica, a parte la spinta. Per quanto un long non espressamente destinato al Long Distance Pumping possa essere “pompabile” resta il fatto che occorre impratichirsi nel Pushing e quindi nello spingere la tavola con un piede e questo è uno degli aspetti sui quali dovrò migliorare molto. Aggiungo che passare nella stessa session dal Carver al long è estremamente semplice ma non il viceversa. Vi posso garantire che in quest’ultimo caso la sensazione che si prova negli istanti iniziali è di insicurezza totale. Bastano comunque pochi minuti per sentirsi di nuovo a proprio agio.

 

  • E ora?

Circa tre mesi fa il mondo dello Skateboarding era per me del tutto inesplorato. Devo ringraziare lo Street SUP/Surfskating per avermi dato l’opportunità di entrarvi, in particolare per avermi fatto scoprire la variante del Longboarding. Tutte queste sfaccettature/sotto discipline dello Skateboarding mi stanno regalando sensazioni stupende con l’enorme vantaggio di poter praticare ciascuna di queste discipline con quella continuità che alle nostre latitudini possiamo solo sognare con riferimento al SUP Surfing. Il tutto con due enormi valori aggiunti: sono molto utili anche per migliorare la propria tecnica in acqua e rappresentano in ogni caso una eccellente forma di allenamento fisico. Non avrei mai immaginato che la curiosità che mi ha spinto a praticare lo Street SUP mi avrebbe poi portato a praticare il Surfskating e che a sua volta il Surfskating mi avrebbe lanciato nell’orbita del Longboarding. Il binomio longboard/pendenze mi ricorda quello tavola Gun/grosse onde di reef oceaniche. Manca solo il takeoff, che in quest’ultimo caso rappresenta una delle sfide maggiori e più motivanti ma in più c’è … la necessità di controllare la velocità quando si è lanciati in discesa, all’occorrenza dovendo evitare qualche improvviso ostacolo.  Riallacciandomi al titolo del paragrafo: e ora? Al momento sto esplorando le basi del Longboarding Freeride ma chissà … nel giro di un altro paio di mesi potrei appassionarmi al Downhill o al Dancing o al Freestyle. Intanto ho aggiunto un altro indispensabile accessorio al mio quiver: i guanti da slide. Vi incoraggio quindi – se non lo avete già fatto – a provare anche i longboard skate propriamente detti, con land paddle e senza. Dandovi appuntamento al mio prossimo post nel Blog di Street SUP/Surfskating/Longboarding, vi lascio al video con alcune clip delle mie prime due Longboard session.

Longboard

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