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Tavole SUP e pinne

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SUP e Pinne

Inserito in Tecnologia

Avete mai provato a salire su di una qualsiasi tavola da Windsurfing o da Surf da onda non dotata di pinna ed a mantenere la direzionalità durante la navigazione? Beh, inutile dire che ciò è molto ma molto difficile, in alcuni casi impossibile. Solo le tavole da Kiteboarding sfruttando interamente il bordo durante la navigazione (Edging) riescono in ciò sfruttando per opporsi al tipo di trazione esercitato dal kite. Quindi anche la nostra amata tavola da SUP ha bisogno di pinne. Queste possono essere realizzate in svariati materiali ed in molteplici tecnologie. Tra i primi cito il G10, G11, carbonio, resina, materiali compositi e…persino alluminio per le tavole da Tow Surfing. L’impiego di questi materiali incide sulla resistenza e sulle doti di flessibilità delle pinne, naturalmente in combinazione con lo spessore. Per quanto attiene invece alle tecnologie di progettazione e di produzione, oggi come oggi sistemi di progettazione CAD e macchine a controllo numerico (CNC) per il taglio sono imprescindibili.

Le pinne poi possono essere più (planata anticipata) o meno (maggiore velocità)  spesse e di angolo variabile. Non vi voglio annoiare parlandovi di Rake e quant’altro ma una piccola indicazione sulla incidenza dell’angolo desidero darla. Una pinna più curva all’indietro e più corta assicura doti di manovrabilità superiori mentre una con un curva più dritta e più lunga possiede maggiori doti di planata e bolina, ma questo vale soprattutto per il Windsurfing. Torniamo al SUP. Benché tale sport sia relativamente giovane,  è in atto una veloce rivoluzione tecnica che sta, per così dire, settorializzando le tipologie delle tavole.

Dato che la tavola da SUP nasce come un grosso longboard e quindi, da subito, le similitudini con una surfboard risultano immediate. Ciò significa che uno degli ambienti naturali dove la SUP board deve trovarsi a proprio agio è costituito dalle onde. Ma per molti praticanti sparsi un po’ in tutto il mondo è piuttosto difficoltoso incontrare costantemente condizioni di onda e quindi in questo caso le tavole devono essere maggiormente orientate al Cruising.

Che riflesso ha tale specializzazione sulle caratteristiche delle tavole e di converso delle pinne? Molteplici come si può notare di seguito:

 

Quadfin

Quadfin su un custom Timpone. Foto di Federico Piccinaglia.

Monofin

Uno dei Cruiser più popolari in configurazione monofin.

SUP dedicato al waveriding

Dimensioni dagli 8 piedi ai 14 circa (vds tavola di Laird Hamilton);

Pinne: dal monopinna (raro ma possibile) al quadrifin passando per il thruster (trifin) secondo il seguente schema:

• onda del tipo “beachbreak” molto veloce e ravvicinata tavola corta Trifin od addirittura SUP Fish e Quadrifin;
• onda lunga ed alta thruster (trifin);
• onda gigante monofin.

SUP dedicato al Cruising

Dimensioni fino ad oltre 14 piedi;

• monopinna per facilitare la scorrevolezza.


Naturalmente le tipologie sopra riportate corrispondono alla generalità delle soluzioni adottate dalle brand più famose ma nulla toglie che shaper locali possano ottimizzare i prodotti a seconda delle condizioni prevalenti di onda e corrente degli spot viciniori. In tale ambito potremmo trovare pinne di angolo, lunghezza e disposizione in carena piuttosto inusuale rispetto alla gran massa dei prodotti. Ad esempio, per quanto riguarda le surfboard non è detto che una eccellente tavola hawaiiana lavori bene nel Mediterraneo, anzi a volte è sconsigliabile acquistare un custom locale utilizzato nel Pacifico per poi impiegarlo nei nostri mari con condizioni di onda piccola e veloce. Se poi pratichiamo, quali spot abituali, Banzai (Lazio) o Capo Mannu (Sardegna), tanto per fare due esempi, allora queste tavole possono anche esprimersi al meglio poiché le caratteristiche delle onde sono similari.

Ma ora vediamo più in dettaglio perché si adottano soluzioni diverse di “pinnatura”. E’ evidente che ciò è necessario per incrementare o diminuire il grip e la direzionalità della tavola. In tale ambito si agisce anche sul bordo della tavola rendendolo più o meno arrotondato e quindi conferendo una maggiore o minore presa della carena nell’elemento liquido. Ma è evidente che è proprio la pinna a conferire maggiormente la direzionalità della tavola. Nel wave riding impiegando ad esempio tavole Fish (con poppa a coda di rondine o a doppio incavo) più larghe e soprattutto dal bordo più corto si tende ad usare soprattutto in questo ultimo periodo una configurazione Quadrifin, al fine di aumentare la cosiddetta “presa” di bordo ma senza penalizzare nella delicata fase Bottom Turn e del successivo Cut Back (quella di surfata dell’onda) il rapido cambio sul bordo opposto all’atto della chiusura sul Lip (labbro dell'onda).

Nel caso di impiego della tavola in grosse mareggiate oceaniche, è inevitabile allora adottare la classica configurazione Thruster o Monofin. Ricordo che la prima configurazione consta essenzialmente di una pinna centrale più grande e di due pinne laterali più piccole che assicurano una maggiore presa durante l’impostazione della surfata. Per la cronaca, un sostenitore della configurazione monofin per surfare le swell oceaniche è Laird Hamilton. Ed in effetti in caso di consistenti masse d’acqua è necessario, se si vuole fare paddling o SUP, utilizzare una tavola lunga di tipo Gun, addirittura intorno ai 14 piedi, come quelle usate da Laird.

Cnclusioni

Gli appassionati dediti esclusivamente al Cruising troveranno nel Monofin la soluzione ideale in termini di scorrevolezza e velocità. Tale configurazione è peraltro adottata anche per fare Waveriding  sulle grandi onde oceaniche. I frequentatori di spot caratterizzati da onde veloci e non troppo alte dovranno orientarsi verso soluzioni Trifin o addirittura Quadrifin acoppiate, naturalmente, a tavole più piccole.

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