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Street SUP. Primi passi

Inserito in Street SUP

Street SUP Prime

Abbiamo messo insieme il nostro Street SUP quiver: skateboard (preferibilmente surfskate), land paddle, protezioni ecc. Siamo quindi pronti per iniziare a … surfare l’asfalto!

  • Introduzione

In genere i nostri articoli sono per necessità “spersonalizzati” o almeno lo sono diventati nel momento stesso in cui il sito è passato, circa sette anni fa, da un blog ad una vera e propria rivista online. Da un progetto che ha visto coinvolti inizialmente pochissimi appassionati, esso si è sviluppato a tal punto che può oggi contare sul contributo, a vario titolo, di numerosi collaboratori. Ebbene, ripercorriamo esattamente questo stesso approccio per lo Street SUP, nel senso che i nostri primi articoli relativi a tale disciplina saranno per forza di cose fruibili in termini di blog e quindi del tutto legati alla esperienza personale di un appartenente al nostro staff che ha deciso di cimentarsi nello Street SUP. Fra l’altro, questo approccio personale si rende quasi indispensabile per fare una premessa importantissima che tutti coloro che avranno la pazienza e curiosità di seguire questa nuova sezione del sito dovrebbero sempre tenere in giusta considerazione per poter meglio valutare l’eventualità di approcciare questo sport: chi scrive questo articolo, infatti, prima di salire su un surfskate NON aveva mai avuto alcuna esperienza di skateboarding.

 

  • Street SUP fra curiosità e … necessità

Questo passaggio è essenziale in quanto – passando alla prima persona – ho maturato la decisione di cimentarmi nello Street SUP praticamente alla cieca, non sapendo se sarei stato in grado di apprenderne le basi in tempi ragionevoli e soprattutto senza patire infortuni dovuti a cadute. I motivi che mi hanno spinto a farlo sono di duplice natura: in primo luogo ero piuttosto ottimista sul fatto che la pratica di tale variante “terrestre” dello Stand Up Paddling avrebbe contribuito a migliorarmi nel SUP stesso anche in periodi prolungati di assenza di onda. In secondo luogo, dovevo in qualche modo nutrire la mia (quasi) insaziabile curiosità che mi assale ogniqualvolta vengo a conoscenza di un nuovo sport acquatico. Non è propriamente questo il caso, come è ovvio, ma il fatto che lo Street SUP dovrebbe in qualche modo regalare sensazioni simili a quelle provate in acqua era per me un richiamo assolutamente irresistibile. In realtà lo è stato sin dal primo momento in cui pubblicammo su www.standuppaddling.it il primo articolo dedicato allo Street SUP, circa due anni fa. Poi, per un motivo o per l’altro, non avevo mai maturato la decisione di iniziare a praticare questo sport, principalmente per la difficoltà di reperire una tavola adatta qui in Italia. Il caso ha voluto che circa due settimane fa, parlando con un mio amico che aveva speso una vacanza alle Canarie, venivo a conoscenza del fatto che molti surfisti locali hanno l’abitudine di allenarsi a terra con i surfskate. A questo punto il dado era tratto e pochi minuti dopo avevo già ordinato il mio primo surfskate, un Carver Resin 31’’! Per quanto riguarda il land paddle, disponendo di una pagaia con pala danneggiata, sarebbe stato molto semplice convertirla ad un uso mirato allo Street SUP, come poi è stato! Per il resto mi sono affrettato a procurarmi un caschetto e le protezioni per polsi, gomiti e ginocchia. In breve, dopo quattro giorni esatti ero perfettamente attrezzato. Dovevo attendere solo il weekend successivo e, nel caso di assenza di onda e/o vento, avrei mosso i miei primi passi nello Street SUP. Concludo questa introduzione con una nota: essendo molto metodico per natura, non avrei mai iniziato senza prima documentarmi in modo opportuno sulla tecnica e tecnologia del surfskating. Dal primo punto di vista ho visionato decine di video su YouTube oltre naturalmente a visitare forum tematici, cercando di individuare le differenze - sottili, come vedremo nei prossimi articoli dedicati allo Street SUP - che ovviamente esistono rispetto a quella di surfata. Per quanto riguarda invece la tecnologia, il sito Carver Skateboards ha rappresentato una miniera di informazioni, oltre a darmi un’idea di come questo – la sparo grossa – “movimento del surfskating” si è sviluppato. Dopo una necessaria infarinatura teorica ero quindi pronto a passare alla pratica, un grammo del quale, come recita il vecchio adagio, vale più di una tonnellata di teoria. Com’è andata? Di seguito la cronaca delle mie prime tre Street SUP session.

 

  • Pronti? Via! La prima session

Street SUP Prime

Arriviamo finalmente al fatidico weekend in cui, in assenza di vento ed onda, mi sono visto costretto a ripiegare (?) sullo … Street SUP. Ovviamente avevo scelto come spot inziale un parcheggio prospicente il mio homespot, quello marino ovviamente, dato che il contatto con il Mare, anche meramente visivo, è per me una fonte irrinunciabile di energia! Eccoci quindi alla cronaca della prima session. Il fondo di asfalto del parcheggio da me scelto è in buono stato ed esso presenta una leggera pendenza. Apro una parentesi invitando gli Street SUPper alle prime armi a fare sempre una verifica del fondo e della pendenza dello spot, oltre che naturalmente del traffico di auto (se trattasi di parcheggio, strada), pedoni ecc. Nel mio caso il parcheggio in inverno è praticamente deserto e quindi non sussistono particolari problemi in tal senso. Chiusa parentesi. Indosso le protezioni afferro la pagaia, pardon, il land paddle e sono pronto a salire sullo skateboard per la prima volta in vita mia e lo faccio con l’entusiasmo di un bambino misto ad una irrefrenabile curiosità! Salgo con il piede anteriore che posiziono poco dietro la prua del surfskate seguito da quello posteriore che invece sposto sul tail kick della tavola. Sono … a bordo e, buona notizia, non percepisco il mezzo come particolarmente instabile. La cattiva notizia è che, iniziando a spostare il peso dai talloni alle dita dei piedi e viceversa non accade nulla! Poi ripenso a tutti i minuti di video che mi sono sorbito sul surfskate: un minimo di abbrivio in stile squisitamente skateboardistico è richiesto, a meno, ovviamente, di non partire in pendenza o di usare il land paddle. In sostanza, basta porre il piede anteriore longitudinalmente sullo skate, spingere con il piede posteriore a terra e poi e solo poi concentrarsi su come mantenere o addirittura guadagnare velocità. In questa prima fase decido di lasciar fuori il land paddle dall’equazione. Il mio obiettivo è infatti quello di concentrarmi esclusivamente sulla tavola e su come pilotarla in una ottica squisitamente surfskating. Dopo quindi aver guadagnato un minimo di velocità inizio a spostare il peso del corpo a pendolo sui bordi dello skate, ritmicamente dalle punte dei piedi ai talloni e viceversa, e come per magia esso si anima e questa sensazione mi esalta tanto che fra me e me penso “surfare l’asfalto? Ci metterei un bel sì”. In effetti replico da subito le dinamiche di surfata e di legs pumping che adotto in acqua, mantenendo sempre una postura compatta con gambe piegate e schiena curva in avanti. Quest’ultimo aspetto è essenziale almeno quanto guardare nella direzione in cui si vuole andare/curvare. E’ proprio in questa fase che mi rendo conto di quanto sia faticoso lo Street SUP se si vuole mantenere la velocità semplicemente con i movimenti sinergici del corpo. E’ come surfare un’onda per centinaia di metri! La prima caduta arriva dopo circa mezzora ed è dovuta ad un avvallamento, anzi alla combinazione avvallamento/scarsa velocità che frena la tavola con l’ovvio volo in avanti del suo occupante, un po’ come un ingavonamento con una SUP board. Il tutto si traduce in un colpo attutito perfettamente dalle polsiere e ginocchiere. Prima lezione, quindi: mai perdere l’abbrivio, soprattutto in corrispondenza di asfalto più ruvido e/o con avvallamenti. Passano i minuti e continuo ad acquisire maggiore dimestichezza con il mezzo, iniziando a curvare sia in front che in backside. La torsione consentita alla tavola dai truck è semplicemente straordinaria così come la rotazione longitudinale di quello anteriore che consente cambi di direzione repentini e molto appaganti.  Si ha proprio la sensazione di trovarsi su una tavoletta da onda! Poco prima la fine della session arriva la seconda caduta, questa dettata essenzialmente dalla stanchezza e quindi dalla mancanza di concentrazione. Diciamo che essa si risolve in una comica deretanata (detto eufemisticamente) dovuta alla incapacità di fermarmi in tempo di fronte ad un ostacolo … imprevisto. Questo mio svezzamento Street SUPpistico mi trasmette le seguenti sensazioni: A) E’ molto divertente; B) è utilissimo per allenarsi a secco per tutti gli sport acquatici (non solo il SUP Surfing); B) E’ inizialmente molto faticoso (sub judice) e quindi molto utile anche come esercizio fisico; C) … non vedo l’ora di provare di nuovo!

 

  • La seconda session

Il giorno seguente il pattern meteo non è cambiato ed io sono pronto a surfare l’asfalto di nuovo! Questa volta voglio porre l’enfasi sull’uso del land paddle sia come mezzo di spinta iniziale che (perché no?) di frenata. Quando avrò raggiunto uno skill soddisfacente ho naturalmente intenzione di usarlo attivamente nelle transizioni. In men che non si dica mi preparo e salgo sullo skate. A differenza del giorno precedente, guadagno l’abbrivio grazie al land paddle, come farei normalmente in acqua in un takeoff. La velocità che riesco a raggiungere sul breve è di tutto rispetto e non posso fare a meno di pensare che sarà sempre questo il modo in cui lo farò in futuro. Oggi mi sento assai più sicuro, non che il giorno prima non lo fossi, ma sono ormai consapevole di un fatto: per me si tratta di uno sport estremamente intuitivo in termini di tecnica! Curve più strette e soprattutto una maggiore scioltezza nel “pompare” la tavola sono il leitmotiv di questa session che concludo dopo circa un’ora e mezzo senza alcuna caduta. Ulteriori sensazioni:  A) E’ molto divertente (OK, continuo a scriverlo); B) Mantenere la velocità è la chiave del divertimento, un po’ come nello Stand Up Paddle Surfing. Più velocità significa più radicalità! C) Si può mantenere la velocità anche con una postura meno compatta il che porta ad ottimizzare le energie.

 

  • La terza session

Street SUP Prime

Devo attendere qualche giorno per la terza session che arriva (finalmente) in una giornata piuttosto soleggiata e relativamente calda per gli standard invernali. La mission di oggi è duplice. Da un lato intendo sfruttare meglio la leggera pendenza offerta dal mio temporaneo spot. Dall’altro, cosa non meno importante, sono intenzionato a mimare alcune dinamiche di surfata proprie dello Stand Up Paddle Surfing, dove la posizione della pagaia diventa essenziale. Una volta iniziata la session, riesco da subito a percepire tutti i progressi fatti nelle due precedenti. Maggiore scioltezza, curve più strette senza perdere troppa velocità e il fatto di poter sentire, copiare – se mi consentite il termine – l’asfalto e di adattare la postura in accordo ad esso, come mentre si scende un’onda choppata. Inizio anche a capire quale possa essere il divertimento nello sfruttare le pendenze. Quella appena accennata dello spot diventa una ondina lunghissima! Colgo anche l’occasione per perfezionare una tecnica di frenata con il land paddle. Non l’ho visto sfruttato come freno in nessuno dei molti video che ho visionato e ciò mi sorprende dato che consente di fermarsi in spazi relativamente brevi. Basta compattarsi e farlo strisciare posteriormente! Ecco, parlando del land paddle, raggiungo il secondo obiettivo della giornata utilizzandolo come la pagaia nel SUP Surfing. Finisco la session con i seguenti feeling: A) E’ molto divertente; B) l’uso del land paddle, come della pagaia nel SUP Surfing, schiude la porta ad un mondo di possibilità; C) Voglio trovare spot migliori con pendenze, dossi ecc. D) Non credevo che fosse così facile! OK, qui concludo con la cronaca delle mie prime session lasciandovi ad alcuni insegnamenti che ho tratto nel corso di esse. 

 

  • Tiriamo le somme. Insegnamenti

Street SUP Prime

Dal momento che mantenere una postura identica a quella che assumiamo nella surfata è imperativo anche nello Street SUP, non vi sono grossi problemi nel trovare subito l’assetto corretto sul surfskate. Quello che cambia è ovviamente l’ampiezza della stance sullo skate stesso, necessariamente più stretta. Ritengo tuttavia ciò un ulteriore vantaggio, nel senso che per abbassare il baricentro nelle transizioni si è costretti a piegare maggiormente le gambe e a curvare in accordo la schiena in avanti e ciò è propedeutico proprio in vista del miglioramento del proprio stile di surfata. Mi capita infatti spesso di osservare molti SUP Surfer che non pongono una sufficiente enfasi su questo punto cruciale. Inoltre, sottolineo una volta di più quanto sia importante mantenere una buona velocità sullo skate, sia in andatura che nelle transizioni, altro aspetto di capitale importanza della surfata. Ciò può essere fatto sia sfruttando il land paddle che, preferibilmente, con la redirezione continua del mezzo grazie al movimento sinergico che coinvolge la rotazione del bacino e delle spalle con conseguenze spostamento del peso corporeo a pendolo da un bordo all’altro dello skate. Altro aspetto su cui porre l’enfasi è quello di guardare sempre nella direzione in cui si intende procedere, molto importante nelle transizioni. In definitiva, se è vero che la sensazione di trovarsi nell’elemento liquido e di essere spinti e giocare con un’onda è impareggiabile, posso affermare che lo Street SUP restituisce un feeling lontanamente comparabile e questo già basterebbe per consigliarne spassionatamente la pratica a tutti. Il tutto nei contorni di un eccellente esercizio fisico che contribuisce anche a migliorarci nella tecnica dello sport che amiamo. Come tutti gli sport di scivolamento, acquatici e non, lo Street SUP crea dipendenza e vi assicuro che dopo i primi tentativi, se vi capiterà di osservare una bella superficie liscia di asfalto piuttosto che di cemento ecc. non potrete che pensare ad essa in termini di spot. Il prossimo articolo sarà dedicato al bottom turn/cut back versione Street SUP. Nel frattempo, vi lascio al breve video in basso, montato in fretta e furia, che documenta alcuni momenti del mio approccio a questa alternativa a secco dello Stand Up Paddling.
 
PS L’articolo era già in “coda di pubblicazione” ma nel frattempo sono tornato in acqua con una SUP board in condizioni piuttosto difficili (forte vento da terra e corrente laterale con onda estremamente ripida). Fra l’altro la tavola in questione è una Naish 2015 7’X28’’ che non è ancora disponibile nel nostro Paese e che ho impiegato per la prima volta. Tutto questo per dire che le premesse per una session “complicata” c’erano tutte, eppure le cose sono andate ben diversamente. Mi limito a riportare il fatto che in acqua non mi sentivo assolutamente come se l’ultima SUP Session l’avessi effettuata circa 10 giorni prima. Merito di questi primi passi fatti con il surfskate? Molto, molto probabile …

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Commenti   

 
#12 gianni_m 2015-02-10 12:00
Arruolato anch'io!!!! :-)
 
 
#11 FrancescoSUP 2015-02-07 21:17
Ciao Mark,
Provato oggi. Veramente una gran divertimento !!! Lo consiglio a chi voglia migliorarsi con il SUP.
Attendo impaziente il prossimo articolo ...
Francesco
 
 
#10 M@x 2015-02-05 21:47
Figo Mark.. ebbenesì oggi ho acquistato il mio bello Skate ma in versione Long da 44" carver ed ora domani costruisco il LandPaddle.. considerando che ho fatto skate anni fà sia street che half pipe dovrei adattarmi abbastanza presto hihihi e come non fare un bel video?? hehehe.. mi divertiro anche li a usare il mio casco speciale per autoripresa.. a breve le mie news..
Grazie per l'articolo ci hai motivato un po tutti...
Max
 
 
+1 #9 mark 2015-02-05 18:13
Ciao Francesco, intanto grazie anche a te per aver apprezzato l'articolo. Venendo al tuo quesito, un land paddle più lungo rispetto alla pagaia impiegata per il SUP Surfing sarebbe più indicato, orientativament e pari all'altezza dello Street Paddler + 10/15 cm. Io ne sto usando uno piuttosto corto in quanto, come ho scritto, ho riciclato una vecchia pagaia che aveva subito un danno alla pala. Così facendo si fa una fatica maggiore se si vuole sfruttare il land paddle come mezzo di spinta in quanto, come ho scritto, si è costretti a rimanere piegati per gran parte della session. D'altro canto questo è comunque propedeutico per migliorarsi nel SUP Surfing. Ciao!
 
 
#8 FrancescoSUP 2015-02-05 12:23
Complimenti. Veramente scritto bene.
Potreste indicarmi se avevate consigli particolari sulla lunghezza del land paddle ?
Più alto o più basso della propria statura ?
Grazie
 
 
#7 gabry 2015-02-05 11:01
Complimenti a Mark per l'articolo e soprattutto lo stimolarci a provare lo street sup!! :-)
 
 
#6 mark 2015-02-04 10:41
Ciao a tutti, grazie per aver apprezzato l'articolo. Rispondo a Slash65
Citazione:
Devo provare con la pagaia...ma la pallina da tennis regge ? anche quando freni ? ho una pagaia in alluminio regolabile ...pensavo di usare quella anche se un po' pesante.
Sì la pallina da tennis regge ma deve essere opportunamente montata su un sotto tappo conico a flangia di plastica o altro supporto simile che andrà a sua volta inserito ed incollato nel fusto della pagaia. Esso ha lo scopo di irrigidire e stabilizzare la parte bassa della pallina da tennis che altrimenti si deformerebbe e quindi non assicurerebbe più una presa sufficientement e ferma sull'asfalto, cosa importantissima sia in termini di spinta che quando si usa il land paddle per frenare. Riguardo al peso del land paddle, esso non rappresenta un grosso problema a terra e forse è anche utile con riferimento al solo esercizio fisico.
 
 
#5 AmeFerri 2015-02-04 10:03
Io ho fatto skate da bambino e l'articolo mi ha aperto gli occhi :-) Sono curioso di provare il surfskate e penso che all'inizio lo farò senza pagaia. Cmq tempo un paio di settimane metto insieme tutto. Complimenti a Mark per l'articolo fra le altre cose molto ben scritto.
 
 
+1 #4 Slash65 2015-02-04 09:58
Pratico skate curver da un anno circa e trovo la disciplina molto utile per allenare muscoli ed equilibrio in funzione di surf e sup.
Devo provare con la pagaia...ma la pallina da tennis regge ? anche quando freni ? ho una pagaia in alluminio regolabile ...pensavo di usare quella anche se un po' pesante.
Filippo le cadute se vai in piano non sono particolarmente rischiose oltre che assolutamente poco frequenti a patto di non esagerare subito con velocità e rotazioni.
 
 
#3 tesmar71 2015-02-04 08:32
Mark mi hai convinto!!
 

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